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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 493 cod. proc. penale: Richieste di prova

1. Il pubblico ministero, i difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell’imputato nell’ordine indicano i fatti che intendono provare e chiedono l’ammissione delle prove.

2. E’ ammessa l’acquisizione di prove non comprese nella lista prevista dall’articolo 468 quando la parte che le richiede dimostra di non averle potute indicare tempestivamente.

3. Le parti possono concordare l’acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all’attività di investigazione difensiva.

4. Il presidente impedisce ogni divagazione, ripetizione e interruzione e ogni lettura o esposizione del contenuto degli atti compiuti durante le indagini preliminari.


Giurisprudenza annotata

Richieste di prova

L'attività integrativa di indagine di cui all'art. 430 c.p.p. può legittimamente essere svolta nel corso di tutto il dibattimento e, in particolare, anche al di là dei termini stabiliti dall'art. 468 c.p.p. e di quelli coincidenti con gli adempimenti di cui all'art. 493 c.p.p.

Cassazione penale sez. II  24 aprile 2012 n. 31512  

 

L'attività integrativa di indagine, non essendo previsti limiti temporali per lo svolgimento delle investigazioni, è sempre esercitabile durante il dibattimento, senza che possa essere circoscritta entro i termini stabiliti dall'art. 468 c.p.p. o in quelli coincidenti con gli adempimenti richiamati dall'art. 493 c.p.p. Annulla con rinvio, App. Milano, 20 maggio 2011

Cassazione penale sez. II  24 aprile 2012 n. 31512  

 

Devono essere respinte le richieste istruttorie avanzate dalla difesa ai sensi dell'art. 493 comma 2 c.p.p. in connessione con la deposizione di un'assistente di P.S. indicata dal P.M. sin dal principio nella lista depositata ai sensi dell'art. 468 c.p.p, per riferire circa gli "accertamenti bancari patrimoniali e finanziari", laddove la deposizione non abbia introdotto alcun dato probatorio che non potesse essere a conoscenza della difesa già dalla data di deposito della menzionata lista testi e sia consistita nella descrizione, senza alcuna operazione rielaborativa, delle risultanze provenienti da documentazione bancaria, tributaria, catastale e negoziale risalente ad epoca antecedente il deposito.

Tribunale Milano sez. VII  12 aprile 2012 n. 33423  

 

Secondo il combinato disposto degli art. 234 e 493, comma 2 c.p.p., anche nel corso del dibattimento, è consentita l'acquisizione di prove nuove documentali la cui apprensione sia avvenuta a seguito di investigazioni realizzate dalla Polizia Giudiziaria successivamente alla fase della richiesta di ammissione delle prove, tenuto altresì conto della loro rilevanza in ottica decisionale.

Tribunale Milano sez. VII  29 marzo 2012

 

La volontà delle parti di concordare, alla stregua dell'art. 493, comma 3, c.p.p., l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del p.m., deve risultare da una inequivoca manifestazione di consenso, attesa la natura eccezionale della previsione di legge, che costituisce deroga alle regole fondamentali in tema di acquisizione della prova ai fini del giudizio, sicché deve escludersi la possibilità di una interpretazione estensiva, che omologhi il "non opporsi" al "concordare".

Cassazione penale sez. V  20 dicembre 2011 n. 11210  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 493, comma 3, c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 3, 24, comma 2, e 111 cost., "là dove non prevede - in caso di consenso all'acquisizione di tutti gli atti del fascicolo del p.m.- la diminuzione della pena stabilita dall'art. 442, comma 2, del c.p.p.". Il legislatore - il quale in tema di conformazione degli istituti processuali gode di ampia discrezionalità, con il solo limite della irragionevolezza delle scelte compiute - attraverso la disposizione censurata e quella di cui all'art. 442, comma 2, c.p.p., invocata quale "tertium comparationis", ha disciplinato in modo differente situazioni processuali eterogenee, quali sono il rito del giudizio abbreviato e l'istituto della acquisizione della prova su accordo delle parti, posto che gli accordi che possono intervenire tra le parti in ordine alla formazione del fascicolo per il dibattimento non escludono affatto il diritto di ciascuna di esse ad articolare pienamente i rispettivi mezzi di prova, secondo l'ordinario, ampio potere loro assegnato per la fase dibattimentale, mentre la peculiarità del rito abbreviato consiste proprio nel fatto di essere un modello alternativo al dibattimento che - oltre a fondarsi sull'intero materiale raccolto nel corso delle indagini, a prescindere da qualsiasi meccanismo di tipo pattizio - consente una limitata acquisizione di elementi integrativi, ciò che lo configura quale rito a "prova contratta". La disposizione censurata, inoltre, non comporta alcuna "compressione" dell'esercizio del diritto di difesa, dal momento che l'assenza di previsione della riduzione di pena non impedisce che l'imputato possa esercitare detto diritto con pienezza di garanzie nel corso del dibattimento, e non viola l'art. 111 cost., poiché non è lesiva delle regole del giusto processo, né del principio della ragionevole durata del processo (sentt. n.221 del 2008, 184 del 2009, 50, 229 del 2010; ordd. n.182, 326 del 2001, 125 del 2005, 134 del 2009).

Corte Costituzionale  04 novembre 2011 n. 290  

 

È manifestamente infondata la q.l.c., sollevata in riferimento agli art. 3, 24, comma 2, e 111 cost. dell'art. 493, comma 3, c.p.p., nella parte in cui non prevede, in caso di consenso all'acquisizione di tutti gli atti del fascicolo del p.m., la diminuzione della pena stabilita dall'art. 442, comma 2, c.p.p.

Corte Costituzionale  04 novembre 2011 n. 290  

 

La presentazione della lista testimoniale del p.m. presso la cancelleria di una sezione diversa da quella competente a giudicare non comporta alcuna forma di invalidità processuale, non incidendo sulle valutazioni del giudice in ordine all'ammissibilità della prova. (Fattispecie in cui il giudice di primo grado ha concesso il rinvio dell'udienza per consentire al difensore di esaminare la lista del p.m. e indicare eventualmente, ex art. 493, comma 3, c.p.p., le prove che non aveva potuto dedurre prima). Annulla con rinvio, App. Genova, 01/12/2008

Cassazione penale sez. VI  06 ottobre 2010 n. 40527

 

È tardiva l'eccezione di nullità per violazione dell'art. 3 del Regolamento di esecuzione del codice di procedura penale con riferimento alla irregolare formazione del fascicolo trasmesso al giudice con la richiesta di rinvio a giudizio formulata dopo che si è già celebrata la fase dedicata alle richieste di prova ai sensi dell'art. 493 c.p.p.

Tribunale Varese  03 luglio 2009

 

L'art. 493 c.p., riguardante l'esposizione introduttiva e le richieste di prova avanzate dalle parti, non prevede una preclusione temporale alla esibizione di documenti e all'ammissione degli stessi da parte del giudice in un momento successivo a quello fissato dalla norma suddetta, essendo tale preclusione esplicitamente limitata alle prove che devono essere indicate nelle liste di cui all'art. 468 c.p. Pertanto, in caso di documenti, cioè di atti "precostituiti", le limitazioni temporali indicate dal citato art. 493 c.p. non valgono, fermo restando che in caso di esibizione di documenti, successiva all'esposizione introduttiva, deve essere garantito alle altre parti il diritto di esaminarli, secondo quanto prescrive l'art. 495, comma 3, c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  27 gennaio 2009 n. 5908  



 
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