Codice proc. penale Agg. il 23 aprile 2015

Codice proc. penale Art. 495 cod. proc. penale: Provvedimenti del giudice in ordine alla prova

Codice proc. penale Agg. il 23 aprile 2015



1. Il giudice, sentite le parti, provvede con ordinanza all’ammissione delle prove a norma degli articoli 190, comma 1, e 190-bis. Quando è stata ammessa l’acquisizione di verbali di prove di altri procedimenti, il giudice provvede in ordine alla richiesta di nuova assunzione della stessa prova solo dopo l’acquisizione della documentazione relativa alla prova dell’altro procedimento .

2. L’imputato ha diritto all’ammissione delle prove indicate a discarico sui fatti costituenti oggetto delle prove a carico; lo stesso diritto spetta al pubblico ministero in ordine alle prove a carico dell’imputato sui fatti costituenti oggetto delle prove a discarico.

3. Prima che il giudice provveda sulla domanda, le parti hanno facoltà di esaminare i documenti di cui è chiesta l’ammissione.

4. Nel corso dell’istruzione dibattimentale, il giudice decide con ordinanza sulle eccezioni proposte dalle parti in ordine alla ammissibilità delle prove. Il giudice, sentite le parti, può revocare con ordinanza l’ammissione di prove che risultano superflue o ammettere prove già escluse.

4-bis. Nel corso dell’istruzione dibattimentale ciascuna delle parti può rinunziare, con il consenso dell’altra parte, all’assunzione delle prove ammesse a sua richiesta.

Giurisprudenza annotata

Provvedimenti del giudice in ordine alla prova

Nel caso di assunzione di ufficio di nuovi mezzi di prova è riconosciuto alle parti il diritto alla prova contraria, che può essere denegato dal giudice, con adeguata motivazione, solo quando le prove richieste sono vietate dalla legge o sono manifestamente superflue o irrilevanti; con la conseguenza che il giudice di appello, dinanzi al quale sia dedotta la violazione dell'art. 495, comma secondo, cod. proc. pen., deve decidere sull'ammissibilità della prova secondo i parametri rigorosi previsti dall'art. 190 stesso codice (per il quale le prove sono ammesse a richiesta di parte), mentre non può avvalersi dei poteri meramente discrezionali riconosciutigli dal successivo art. 603 in ordine alla valutazione di ammissibilità delle prove non sopravvenute al giudizio di primo grado. (Annulla con rinvio, App. Bologna, 12/11/2013 )

Cassazione penale sez. VI  06 novembre 2014 n. 48645  

 

È nulla l'ordinanza con la quale il giudice abbia revocato il provvedimento di ammissione dei testi della difesa in difetto di motivazione sul necessario requisito della loro superfluità, integrando una violazione del diritto della parte di “difendersi provando”, stabilito dal comma 2 dell'art. 495 c.p.p., corrispondente al principio di “parità delle armi” sancito all'art. 6, comma 3, lett. d), Cedu, al quale di richiama l'art. 111, comma 2, cost., in tema di contraddittorio tra le parti.

Cassazione penale sez. V  30 settembre 2013 n. 51522  

 

Dev'essere adeguatamente motivato, a pena di nullità inquadrabile tra quelle a regime "intermedio", il provvedimento con il quale il giudice del dibattimento, ai sensi dell'art. 495, comma 4 c.p.p., revochi l'ammissione di prove a cagione della loro ritenuta superfluità, non potendosi, in particolare, quest'ultima riconoscere sulla sola base dell'avvenuto esaurimento delle prove dedotte dalla controparte.

Cassazione penale sez. V  30 settembre 2013 n. 51522  

 

Non sussiste alcuna violazione del principio di immutabilità del giudice, qualora, successivamente al provvedimento di ammissione delle prove ma prima dell'inizio dell'istruttoria dibattimentale, muti l'organo giudicante, in assenza di obiezione o esplicita richiesta delle parti di rivisitazione dell'ordinanza ex art. 495 c.p.p. (In motivazione la Corte ha precisato che il principio di immutabilità, funzionale al rispetto dei principi di oralità ed immediatezza, esige soltanto che a decidere sia lo stesso giudice che ha presieduto all'istruttoria).

Cassazione penale sez. VI  16 aprile 2013 n. 18615  

 

In tema di intercettazioni, qualora venga contestata l'attribuzione delle voci degli interlocutori, compiuto dal giudice di merito, la perizia fonica e l'ascolto in contraddittorio delle registrazioni non possono ricondursi al concetto di prove decisive richieste a norma dell'art. 495 comma 2 c.p.p. di cui all'art. 606 comma 1 lett. d) c.p.p., poiché tale disposizione riguarda il diritto dell'imputato all'ammissione delle prove da lui dedotte a discarico sui fatti oggetto della prova a carico, mentre sia la perizia che il riascolto dei nastri costituirebbero non prove a discarico contrapposte a quelle di accusa, ma semplici mezzi, in sé neutri, di verifica ed interpretazione delle prove vere e proprie, rappresentate esclusivamente dalle registrazioni delle conversazioni. Dichiara inammissibile, App. Bari, 08/06/2012

Cassazione penale sez. III  19 marzo 2013 n. 19498

 

La mancata assunzione di una prova decisiva - quale motivo di impugnazione per cassazione - può essere dedotta solo in relazione ai mezzi di prova di cui sia stata chiesta l'ammissione a norma dell'art. 495, secondo comma, cod. proc. pen., sicché il motivo non potrà essere validamente invocato nel caso in cui il mezzo di prova sia stato sollecitato dalla parte attraverso l'invito al giudice di merito ad avvalersi dei poteri discrezionali di integrazione probatoria di cui all'art. 507 cod. proc. pen. e da questi sia stato ritenuto non necessario ai fini della decisione. Dichiara inammissibile, App. Catanzaro, 03 novembre 2011

Cassazione penale sez. II  06 febbraio 2013 n. 9763

 

La rinnovazione dell'istruzione dibattimentale nel giudizio di appello implica, a norma dell'art. 495, comma primo, cod. proc. pen., che, a fronte dell'ammissione di prove a carico, l'imputato ha diritto all'ammissione delle prove a discarico sui fatti costituenti oggetto delle prime, nel rispetto dei parametri previsti dagli artt. 190 e 190 bis cod. proc. pen., con esclusione, quindi, delle sole prove vietate dalla legge o manifestamente superflue o irrilevanti. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza impugnata che aveva respinto la richiesta di ammissione di prove a discarico ritenendo le stesse 'non necessariè). Annulla in parte con rinvio, App. Caltanissetta, 05/07/2011

Cassazione penale sez. VI  21 gennaio 2013 n. 8700  

 

La mancata assunzione di una prova decisiva - quale motivo di impugnazione per cassazione - può essere dedotta solo in relazione ai mezzi di prova di cui sia stata chiesta l'ammissione a norma dell'art. 495, comma 2, c.p.p., sicché il motivo non potrà essere validamente invocato nel caso in cui il mezzo di prova sia stato sollecitato dalla parte attraverso l'invito al giudice di merito ad avvalersi dei poteri discrezionali di integrazione probatoria di cui all'art. 507 c.p.p. e da questi sia stato ritenuto non necessario ai fini della decisione.

Cassazione penale sez. II  18 dicembre 2012 n. 841

 

La mancata assunzione di una prova decisiva - quale motivo di impugnazione per cassazione - può essere dedotta solo in relazione ai mezzi di prova di cui sia stata chiesta l'ammissione a norma dell'art. 495, comma 2, c.p.p., e non nel caso in cui il mezzo di prova sia stato sollecitato dalla parte attraverso l'invito al giudice di merito ad avvalersi dei poteri discrezionali di integrazione probatoria di cui all'art. 507 c.p.p. e da questi sia stato ritenuto non necessario ai fini della decisione. Dichiara inammissibile, App. Reggio Calabria, 18/10/2011

Cassazione penale sez. II  18 dicembre 2012 n. 841  

 

Affinché si possa ritenere illegittima la mancata assunzione di una prova decisiva ai fini processuali, deve trattarsi di una prova a discarico richiesta dall'imputato su fatti costituenti prove a suo carico o, viceversa, di una prova a carico richiesta dal PM su fatti costituenti prove a discarico per l'imputato. L'accertamento peritale non può ricondursi al concetto di "prova decisiva", la cui mancata assunzione costituisce motivo di ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 606 lett. d) c.p.p.. È, infatti, mezzo di prova per sua natura neutro e, come tale, non classificabile tra quelli previsti dall'art. 495 comma 2 c.p.p. "a carico" o "a discarico" dell'accusato. Invero, oltre che sottratto al potere dispositivo delle parti, è altresì rimesso essenzialmente al potere discrezionale del giudice, la cui valutazione, se assistita da adeguata motivazione, è insindacabile in sede di legittimità.

Cassazione penale sez. III  18 luglio 2012 n. 4840  

 

Ai sensi dell'art. 495 comma 4 c.p.p. non vi è violazione del diritto di difesa ex art. 190 c.p.p. qualora il tribunale ritenga di non ammettere l'audizione del consulente tecnico del p.m. precedentemente revocata, anche qualora successivamente al suo provvedimento le dichiarazioni del perito in udienza appaiano divergenti rispetto alle conclusioni del consulente dell'accusa. (Fattispecie nella quale il Giudice, nonostante la diversità delle opinioni espresse dai consulenti tecnici e dal perito, ha ritenuto chiusa l'istruttoria dibattimentale reputandola allo stato esauriente).

Tribunale Milano sez. V  12 gennaio 2012



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