codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 496 cod. proc. penale: Ordine nell’assunzione delle prove

1. L’istruzione dibattimentale inizia con l’assunzione delle prove richieste dal pubblico ministero e prosegue con l’assunzione di quelle richieste da altre parti, nell’ordine previsto dall’articolo 493 comma 2.

2. Le parti possono concordare un diverso ordine di assunzione delle prove.


Giurisprudenza annotata

Ordine nell'assunzione delle prove.

In tema di ordine di assunzione delle prove testimoniali, non essendo espressamente contemplata dalla legge la ipotesi della richiesta concorrente delle parti (nella specie, p.m. e imputato) di esaminare un testimone sulle stesse circostanze, deve ritenersi che, non potendosi in concreto distinguere sul piano logico un esame diretto e un controesame, il contraddittorio resta assicurato, sempre che la accusa e la difesa siano messe in grado di procedere all'esame, secondo l'ordine che, ai sensi dell'art. 496, comma 1, c.p.p., assegna la precedenza alla pubblica accusa. Va escluso che la difesa dell'imputato vanti una pretesa generale ed astratta alla nuova citazione dei testi comuni, nell'ordine preferito, all'esito delle prove assunte su richiesta del p.m., mentre va riconosciuta la possibilità che il teste venga riconvocato, su richiesta difensiva, il rapporto ad esigenze specificatamente connesse all'andamento dell'istruttoria.

Tribunale Milano sez. IV  03 febbraio 2012

 

Sono manifestamente inammissibili le q.l.c., in riferimento all’art. 111 cost.: a) dell'art. 507 c.p.p., “nella parte in cui autorizza il giudice a disporre nuove prove anche in deroga alle decadenze previste dall'art. 468 c.p.p., nonché nella parte in cui non prevede che l'ordinanza ammissiva indichi nuovi temi di prova e che le parti possano dedurre nuove prove disponendo un congruo termine a difesa”; b) dell'art. 151, comma 2, delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del medesimo codice, nella parte in cui prevede che “... quando è stato disposto d'ufficio l'esame di una persona, il presidente vi provvede direttamente stabilendo, all'esito, la parte che deve condurre l'esame diretto...”. La questione concernente l’art. 507 c.p.p. risulta infatti prospettata in modo contraddittorio, giacché detta disposizione è censurata, innanzitutto, nella parte in cui è consentito al giudice di disporre nuove prove anche nel caso in cui le parti siano decadute dal relativo diritto di richiesta, in forza dell'art. 468 c.p.p., reclamando una pronuncia demolitoria in parte qua della disposizione, per escludere, in tale ipotesi, la possibilità di escussione dei testi, richiedendosi poi, in maniera del tutto ipotetica, una pronuncia additiva, per la mancata previsione, in essa, del potere per le parti del processo di articolare prove contrarie o nuove prove e di disporre di un congruo termine a difesa, e comunque concerne una disposizione che il medesimo rimettente riferisce di avere già applicato; mentre la questione avente ad oggetto l'art. 151, comma 2, delle norme di attuazione difetta del requisito della rilevanza, giacché, mentre l'impugnativa è proposta nei confronti del comma 2 di tale norma, la fattispecie che viene in rilievo nel giudizio a quo risulta essere, piuttosto, disciplinata dal comma 1 dell'art. 151 citato, considerato che le nuove prove erano state nella specie richieste dal p.m., con conseguente applicazione del normale ordine di assunzione, previsto dall'art. 496 c.p.p.

Corte Costituzionale  10 marzo 2006 n. 92  

 

In tema di giudizio disciplinare dei magistrati ordinari, il dibattimento deve essere sospeso o rinviato, ai sensi dell'art. 496 c.p.p. del 1930 (applicabile in virtù del rinvio operato dall'art. 34, ult. comma, r.d.lg. n. 511 del 1946, la cui portata è stata esplicitamente chiarita dal legislatore, prima con l'art. 17 d.lg. 28 luglio 1989 n. 273, successivamente modificato dall'art. 1 d.l. 31 dicembre 1991 n. 418, convertito nella l. 24 febbraio 1992 n. 173, e poi dall'art. 1, comma 8, d.l. 28 agosto 1995 n. 361, conv. nella l. 27 ottobre 1995 n. 437), solo quando l'assenza dell'imputato sia dovuta ad "assoluta impossibilità a comparire". (Nella specie la Corte ha mandato assolta da censura la sentenza della sezione disc. del Csm che aveva rigettato l'istanza di rinvio, avanzata dal magistrato incolpato in sede disciplinare, per una patologia cardio circolatoria, ritenuta, in relazione, anche ai mezzi di collegamento ferroviari con il luogo di residenza, non ostativa alla sua comparizione all'udienza e non pregiudizievole del suo stato di salute).

Cassazione civile sez. un.  18 luglio 2003 n. 11250  

 

In tema di esame delle parti private, poiché l'art. 503 c.p.p. non contempla il caso della richiesta concorrente dell'imputato e del p.m., l'ordine di escussione previsto dal comma 2 va integrato con quello di cui all'art. 496 comma 1 c.p.p., che assegna la precedenza alla pubblica accusa, in quanto l'esame richiesto dal p.m. può essere qualificato come mezzo di prova a carico dell'imputato stesso.

Cassazione penale sez. I  27 giugno 2002 n. 30286

 

La rinnovazione dell'istruzione dibattimentale in appello, ai sensi dell'art. 603 c.p.p., siccome funzionalmente diretta - in armonia con la nozione generale di "istruzione dibattimentale" ricavabile dall'art. 496, comma 1, c.p.p. - alla "assunzione di prove" (il cui oggetto dev'essere ricompreso nelle specifiche previsioni di cui all'art. 187 stesso codice), non può consistere nella sola acquisizione, ai sensi dell'art. 236, comma 2, c.p.p., di sentenze e certificati del casellario giudiziario al fine di valutare la credibilità di un testimone le cui dichiarazioni sono già state assunte in primo grado.

Cassazione penale sez. I  16 maggio 2002 n. 23161  

 

Deve ritenersi ammissibile l'esame dell'imputato collaboratore anche prima che sia esaurita l'escussione di tutti i testi d'accusa e degli imputati di reato connesso. Infatti, qualora lo stesso sia stato ritualmente indicato nella lista testi del p.m. con riferimento alla sua posizione ex art. 210 c.p.p. e la sua assunzione rappresenti una prova a carico almeno per alcuni degli altri imputati, non si ravvisa alcun contrasto con l'ordine di assunzione di cui agli art. 496 c.p.p. e 150 disp. att. c.p.p. L'esame, pertanto, può essere esperito senza necessità del consenso delle altre parti ex art. 496 comma 2 c.p.p.

Tribunale Milano  14 giugno 2000

 

In tema di ordine di assunzione delle prove, non essendo espressamente contemplata dalla legge la ipotesi della richiesta concorrente delle parti (nella specie, p.m. ed imputato) di esaminare un testimone sulle stesse circostanze, deve ritenersi in tal caso che, non potendosi in concreto distinguere sul piano logico un esame diretto e un contro-esame, il contraddittorio resta assicurato sempre che la accusa e la difesa siano messe in grado di procedere all'esame, secondo l'ordine che, ai sensi dell'art. 496 comma 1 c.p.p., assegna la precedenza alla pubblica accusa. (Fattispecie nella quale la difesa dell'imputato si era rifiutata di procedere all'esame del teste dopo quello effettuato dal p.m.: la S.C. ha in proposito affermato che tale rifiuto ben poteva dal giudice di merito essere messo a fondamento della revoca dell'ordinanza ammissiva del teste, equivalendo il rifiuto della parte privata a rinuncia all'esame del teste).

Cassazione penale sez. VI  08 luglio 1998 n. 9901  

 

Non produce alcuna nullità del procedimento il mancato esame dell'imputato, allorché questi abbia preferito rendere ampie dichiarazioni spontanee e non abbia mosso riserva alcuna alla dichiarazione di chiusura dell'istruzione dibattimentale, nonostante l'omissione dell'esame, al quale deve ritenersi aver implicitamente rinunciato, a nulla rilevando che originariamente esso fosse stato richiesto e ammesso, anche perché l'ordine di assunzione delle prove dibattimentali previsto dall'art. 496 c.p.p., non può essere modificato in mancanza di accordo delle parti, e l'esame dell'imputato si configura come mezzo di prova rimesso alla disponibilità della parte e non può essere reso in un qualsiasi momento processuale.

Cassazione penale sez. I  03 luglio 1998 n. 9628  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti