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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 497 cod. proc. penale: Atti preliminari all’esame dei testimoni

1. I testimoni sono esaminati l’uno dopo l’altro nell’ordine prescelto dalle parti che li hanno indicati.

2. Prima che l’esame abbia inizio, il presidente avverte il testimone dell’obbligo di dire la verità. Salvo che si tratti di persona minore degli anni quattordici, il presidente avverte altresì il testimone delle responsabilità previste dalla legge penale per i testimoni falsi o reticenti e lo invita a rendere la seguente dichiarazione: «Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza». Lo invita quindi a fornire le proprie generalità.

2-bis. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, anche appartenenti ad organismi di polizia esteri, i dipendenti dei servizi di informazione per la sicurezza, gli ausiliari, nonché le interposte persone, chiamati a deporre, in ogni stato e grado del procedimento, in ordine alle attività svolte sotto copertura ai sensi dell’articolo 9 della legge 16 marzo 2006, n. 146, e della legge 3 agosto 2007, n. 124, e successive modificazioni, invitati a fornire le proprie generalità, indicano quelle di copertura utilizzate nel corso delle attività medesime.

3. L’osservanza delle disposizioni del comma 2 è prescritta a pena di nullità.


Giurisprudenza annotata

Atti preliminari all'esame dei testimoni.

Il mancato invito al teste a rendere la dichiarazione sacramentale di cui all'art. 497, comma secondo, cod. proc. pen., configura una nullità relativa che, ai sensi dell'art. 182, comma secondo, cod. proc. pen., deve essere eccepita dalla parte che vi assiste, prima che l'esame abbia inizio. Rigetta, App. Bologna, 17 Ottobre 2007

Cassazione penale sez. VI  27 novembre 2008 n. 45696  

 

Le dichiarazioni dell'imputato di reato collegato, pur se assunte irritualmente con forma della testimonianza e con la pronuncia della formula di cui all'art. 497, comma secondo, cod. proc. pen., possono essere utilizzate dal giudice a fini probatori, sempre che non sia stata violata alcuna garanzia sostanziale, e segnatamente quella sancita dall'art. 198, comma secondo, cod. proc. pen.. Rigetta, App. Roma, 9 Luglio 2007

Cassazione penale sez. V  03 luglio 2008 n. 41169  

 

L'omesso avvertimento al teste sospettato di falsità ai sensi dell'art. 207 c.p.p. non comporta la nullità della deposizione, a norma dell'art. 497 comma 3 c.p.p., il quale stabilisce che è prescritta a pena di nullità l'osservanza delle disposizioni di cui al comma 2, tra le quali non è compreso l'avvertimento suindicato.

Cassazione penale sez. II  06 luglio 2004 n. 31384  

 

È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3 e 24 cost., la q.l.c. dell'art. 497 comma 2 c.p.p., nella parte in cui non prevede il divieto di esaminare come testimone la persona offesa dal reato costituita parte civile, con la conseguenza di sottoporla, nonostante sia interessata all'esito del giudizio, all'obbligo di dire la verità e di prestare "giuramento", così consentendo, "di fatto, che la prova della colpevolezza dell'imputato si basi esclusivamente o quasi esclusivamente sulle sue dichiarazioni", in quanto la medesima questione, sollevata dallo stesso rimettente sulla base di identiche argomentazioni, è stata dichiarata manifestamente infondata con ordinanza n. 82 del 2004.

Corte Costituzionale  18 marzo 2004 n. 102  

 

È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3 e 24 cost., la q.l.c. dell'art. 497 comma 2 c.p.p., nella parte in cui non pone il divieto di esaminare come testimone la persona offesa dal reato costituita parte civile e consente così che la prova della colpevolezza dell'imputato si fondi esclusivamente su tale deposizione. Questioni analoghe, concernenti l'art. 197 comma 1 lett. c) c.p.p. - ove l'incompatibilità con l'ufficio di testimone è prevista solo per il responsabile civile e per la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria - e gli art. 197 e 208 c.p.p. - in quanto prevedono forme diverse per l'esame della persona offesa e dell'imputato -, nonché la disciplina del c.p.p. del 1930 - ove era espressamente previsto l'obbligo della persona offesa di testimoniare, anche se costituita parte civile -, sono infatti state dichiarate infondate e manifestamente infondate, ritenendosi la ragionevolezza di una scelta legislativa fondata sul presupposto che "la rinuncia al contributo probatorio della parte civile costituisse un sacrificio troppo grande nella ricerca della verità processuale", sottolineandosi comunque che, alla stregua di un consolidato orientamento giurisprudenziale, la deposizione della persona offesa costituita parte civile "deve essere valutata dal giudice con prudente apprezzamento e spirito critico, non potendosi essa equiparare puramente e semplicemente a quella del testimone, immune dal sospetto di interesse all'esito della causa", e non sussistono ragioni per una diversa pronuncia.

Corte Costituzionale  02 marzo 2004 n. 82  

 

Le dichiarazioni dell'imputato di reato collegato, pur se assunte irritualmente con la forma della testimonianza e la pronuncia della formula di cui all'art. 497 comma 2 c.p.p., possono essere utilizzate dal giudice a fini probatori, sempre che non sia stata violata alcuna garanzia sostanziale, e segnatamente quella sancita dall'art. 198 comma 2 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  13 ottobre 1995 n. 11674  

 

Le dichiarazioni dell'imputato di reato collegato, pur se assunte irritualmente nella forma della testimonianza e con la pronuncia della formula di cui all'art. 497 comma 2 c.p.p., possono essere utilizzate dal giudice a fini probatori, sempre che non sia stata violata alcuna garanzia sostanziale, e segnatamente quella sancita dall'art. 198 comma 2 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  13 ottobre 1995 n. 11674  



 
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