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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 498 cod. proc. penale: Esame diretto e controesame dei testimoni

1. Le domande sono rivolte direttamente dal pubblico ministero o dal difensore che ha chiesto l’esame del testimone.

2. Successivamente altre domande possono essere rivolte dalle parti che non hanno chiesto l’esame, secondo l’ordine indicato nell’articolo 496.

3. Chi ha chiesto l’esame può proporre nuove domande.

4. L’esame testimoniale del minorenne è condotto dal presidente su domande e contestazioni proposte dalle parti. Nell’esame il presidente può avvalersi dell’ausilio di un familiare del minore o di un esperto in psicologia infantile. Il presidente, sentite le parti, se ritiene che l’esame diretto del minore non possa nuocere alla serenità del teste, dispone con ordinanza che la deposizione prosegua nelle forme previste dai commi precedenti. L’ordinanza può essere revocata nel corso dell’esame.

4-bis. Si applicano, se una parte lo richiede ovvero se il presidente lo ritiene necessario, le modalità di cui all’articolo 398, comma 5-bis.

4-ter.  Quando si procede per i reati di cui agli articoli 572, 600,600-bis, 600-ter, 600-quater, 600- quinquies, 601, 602,609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-octies e 612-bis del codice penale, l’esame del minore vittima del reato ovvero del maggiorenne infermo di mente vittima del reato viene effettuato, su richiesta sua o del suo difensore, mediante l’uso di un vetro specchio unitamente ad un impianto citofonico.

4-quater. Quando si procede per i reati previsti dal comma 4-ter, se la persona offesa è maggiorenne il giudice assicura che l’esame venga condotto anche tenendo conto della particolare vulnerabilità della stessa persona offesa, desunta anche dal tipo di reato per cui si procede, e ove ritenuto opportuno, dispone, a richiesta della persona offesa o del suo difensore, l’adozione di modalità protette. (1)

(1) La Corte costituzionale con sentenza 30 luglio 1997, n. 283 ha dichiarato l’illegittimità del presente articolo nella parte in cui non consente, nel caso di testimone maggiorenne infermo di mente, che il presidente, sentite le parti, ove ritenga che l’esame del teste ad opera delle parti possa nuocere alla personalità del teste medesimo, ne conduca direttamente l’esame su domande e contestazioni proposte dalle parti.


Giurisprudenza annotata

Esame diretto e contro esame dei testimoni.

La identificazione effettuata in sede dibattimentale non obbedisce alle formalità previste per la ricognizione in senso proprio, di cui agli art. 213 ss. c.p.p., siccome riferibile esclusivamente al contenuto di identificazioni orali del testimone, per cui vige la disciplina degli art. 498 ss. c.p.p., sì che da esse come da ogni elemento indiziario o di prova il giudice può trarre il proprio libero convincimento. (Dichiara inammissibile, App. Milano, 19/09/2011 )

Cassazione penale sez. V  13 maggio 2014 n. 37497  

 

In tema di esame testimoniale del minorenne, il presidente può disporre modalità particolari (nella specie l'uso di un vetro specchio), ai sensi degli art. 498, comma 4 bis e 398, comma 5 bis, c.p.p. non solo nei processi relativi a reati sessuali, ma anche nei casi in cui vi sia richiesta di parte ovvero questi lo ritenga necessario, per evitare che l'esame diretto possa nuocere alla serenità del minore.

Cassazione penale sez. VI  13 novembre 2013 n. 5132  

 

In tema di dichiarazioni accusatorie rese a terzi dal minore, per aversi una testimonianza genuina, il cui risultato sia dotato di alta affidabilità, necessita che il metodo con cui si svolge l'intervista dei bambini vittime di reati sessuali sia corretto e la formazione della prova dichiarativa non sia manipolata, anche inconsapevolmente, da coloro che hanno condotto gli interrogatori. Sul tema, gli studi sulla memoria infantile hanno comprovato come i bambini, presentino modalità relazionali orientate in senso imitativo ed adesivo, siano influenzabili da stimoli potenzialmente suggestivi e - non avendo adeguate risorse critiche e di giudizio ed un distinto sentimento del sé - tendano a non differenziare le proprie opinioni da quelle dell'interlocutore. Pertanto, è necessario che colui che li interroga non ponga inopportune domande inducenti o suggestive e non trasmetta informazioni che vengono recepite dai bambini ed utilizzate nel rispondere; ogni occasione narrativa, se posta in essere con un non corretto metodo verificazionista di una tesi preconcetta, potrebbe condizionare negativamente il ricordo del fatto da parte del minore. Per controllare che il bambino non abbia inteso compiacere l'interlocutore ed adeguarsi alle sue aspettative, è utile potere ricostruire la genesi della notizia di reato, cioè, focalizzare quale sia stata la prima dichiarazione del minore (che, se spontanea, è la più genuina perché immune da interventi intrusivi), quali le reazioni emotive degli adulti coinvolti, quali le loro domande; se la narrazione del bambino si è amplificata nel tempo, è necessario verificare se l'incremento del racconto sia dovuto alla abilità degli intervistatori oppure a loro indebite interferenze.

Ufficio Indagini preliminari Taranto  27 giugno 2013 n. 371  

 

In tema di ordine di assunzione delle prove testimoniali, non essendo espressamente contemplata dalla legge la ipotesi della richiesta concorrente delle parti (nella specie, p.m. e imputato) di esaminare un testimone sulle stesse circostanze, deve ritenersi che, non potendosi in concreto distinguere sul piano logico un esame diretto e un controesame, il contraddittorio resta assicurato, sempre che la accusa e la difesa siano messe in grado di procedere all'esame, secondo l'ordine che, ai sensi dell'art. 496, comma 1, c.p.p., assegna la precedenza alla pubblica accusa. Va escluso che la difesa dell'imputato vanti una pretesa generale ed astratta alla nuova citazione dei testi comuni, nell'ordine preferito, all'esito delle prove assunte su richiesta del p.m., mentre va riconosciuta la possibilità che il teste venga riconvocato, su richiesta difensiva, il rapporto ad esigenze specificatamente connesse all'andamento dell'istruttoria.

Tribunale Milano sez. IV  03 febbraio 2012

 

Il divieto di domande suggestive viene posto dalla legge esclusivamente con riferimento all'esame condotto dalla parte processuale che ha introdotto il testimone (art. 499, comma 3, c.p.p.), ma non opera in sede di controesame e, tantomeno, opera nei casi in cui sia il giudice a condurre direttamente l'esame del minore o delle persone che versano in speciali condizioni (art. 498, comma 4, c.p.p.), nel rispetto delle regole previste dai commi 2, 4 e 6 dell'art. 499 c.p.p., miranti a tutelare la dignità della persona esaminata e, nello stesso tempo, a garantire la genuinità e l'efficacia delle risposte.

Cassazione penale sez. III  04 marzo 2010 n. 16854  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 498, comma 4, c.p.p., sollevata per la violazione degli art. 3, 24, comma 2 e 111 cost., nella parte in cui prevede la conduzione diretta da parte del presidente dell'esame testimoniale del minorenne, perché realizza un ragionevole bilanciamento tra i diritti dell'imputato e i diritti del minore. Rigetta, App. Milano, 16/07/2008

Cassazione penale sez. III  30 settembre 2009 n. 42899  

 

Nel caso di esame protetto di minori di anni sedici nelle forme dell'incidente probatorio (art. 398, comma 5-bis, c.p.p.) non ricorre alcuna ipotesi di nullità ove sia il giudice a condurre direttamente l'assunzione della prova testimoniale, in quanto l'esperto in psicologia infantile eventualmente nominato ai sensi dell'art. 498, comma 4, c.p.p., ha solo la funzione di assistere il giudice fornendo sostegno psicologico al minore ovvero indicare le modalità con cui devono essere preferibilmente poste le domande.

Cassazione penale sez. III  15 febbraio 2008 n. 11130  



 
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