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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 499 cod. proc. penale: Regole per l’esame testimoniale

1. L’esame testimoniale si svolge mediante domande su fatti specifici.

2. Nel corso dell’esame sono vietate le domande che possono nuocere alla sincerità delle risposte.

3. Nell’esame condotto dalla parte che ha chiesto la citazione del testimone e da quella che ha un interesse comune sono vietate le domande che tendono a suggerire le risposte.

4. Il presidente cura che l’esame del testimone sia condotto senza ledere il rispetto della persona.

5. Il testimone può essere autorizzato dal presidente a consultare, in aiuto della memoria, documenti da lui redatti.

6. Durante l’esame, il presidente, anche di ufficio, interviene per assicurare la pertinenza delle domande, la genuinità delle risposte, la lealtà dell’esame e la correttezza delle contestazioni, ordinando, se occorre, l’esibizione del verbale nella parte in cui le dichiarazioni sono state utilizzate per le contestazioni


Giurisprudenza annotata

Regole per l'esame testimoniale

Il divieto di porre domande suggestive nell'esame testimoniale non opera con riguardo al giudice, il quale può rivolgere al testimone tutte le domande ritenute utili a fornire un contributo per l'accertamento della verità, ad esclusione di quelle nocive, in relazione alle quali la relativa eccezione deve essere proposta nel corso dell'acquisizione dell'atto istruttorio e non può essere sollevata per la prima volta con l'atto d'impugnazione. (Rigetta, Ass.App. Caltanissetta, 01/03/2013)

Cassazione penale sez. I  17 settembre 2014 n. 44223

 

La violazione delle regole per l'esame dibattimentale del testimone non dà luogo né alla sanzione di inutilizzabilità (poiché non si tratta di prova assunta in violazione di divieti posti dalla legge, ma assunta con modalità diverse da quelle prescritte), né ad una ipotesi di nullità (atteso che l'inosservanza delle norme indicate non è riconducibile ad alcuna delle previsioni delineate dall'art. 178 c.p.p.). (Fattispecie in cui l'esame di un testimone disposto ex art. 507 c.p.p. era stato condotto dal p.m. e non dal giudice in concreto con quanto previsto dall'art. 151, comma 2, disp. att. c.p.p.). Rigetta, App. Potenza, 24/01/2013

Cassazione penale sez. II  03 dicembre 2013 n. 51740  

 

Il divieto di porre al testimone domande suggestive si applica a tutti i soggetti che intervengono nell'esame, operando, ai sensi del comma secondo dell'art. 499 cod. proc. pen., per tutti costoro, il divieto di porre domande che possono nuocere alla sincerità della risposta e dovendo, anche dal giudice, essere assicurata, in ogni caso, la genuinità delle risposte ai sensi del comma sesto del medesimo articolo. (Fattispecie di esame di minore persona offesa del reato ex art. 609 quater cod. pen.). Annulla con rinvio, App. Venezia, 03/03/2011

Cassazione penale sez. III  18 gennaio 2012 n. 7373  

 

In materia di esame dei testimoni in dibattimento, nonostante il divieto di formulare al testimone domande suggestive sia dalla legge espressamente previsto con riferimento alla sola parte che ha chiesto la citazione del teste, lo stesso deve tuttavia applicarsi a tutti i soggetti che intervengono nell'esame testimoniale, operando, ai sensi del comma 2 dell'art. 499 c.p.p., per tutti costoro, il divieto di porre domande che possono nuocere alla sincerità della risposta e dovendo anche dal giudice essere assicurata in ogni caso la genuinità delle risposte ai sensi del comma 6 del medesimo articolo.

Cassazione penale sez. III  18 gennaio 2012 n. 7373  

 

Il divieto di formulare al testimone domande suggestive, pur espressamente previsto con riferimento alla sola parte che ha chiesto la citazione del teste, deve ritenersi applicabile a tutti i soggetti che intervengono nell'esame testimoniale, per tutti costoro operando, ex art. 499, comma 2, c.p.p., il divieto di porre domande che possono nuocere alla sincerità della risposta e dovendo anche dal giudice essere assicurata in ogni caso la genuinità delle risposte ai sensi del comma sesto del medesimo articolo.

Cassazione penale sez. III  18 gennaio 2012 n. 7373

 

È utilizzabile la deposizione testimoniale del verbalizzante che abbia utilizzato per la consultazione, ex art. 499 c.p.p., una relazione di servizio priva di sottoscrizione, in quanto, non sussiste, ex art. 185, comma 1, c.p.p., alcun rapporto di dipendenza logico-giuridica tra la relazione di servizio utilizzata ai fini di consultazione dal verbalizzante e la testimonianza di quest'ultimo, autonomamente e direttamente riferita alle attività svolte ed alle realtà percepite; inoltre, il principio di nullità derivata non trova applicazione in materia di inutilizzabilità, la quale richiede l'illegittima acquisizione della specifica prova della cui validità si controverta. Annulla in parte senza rinvio, App. Catanzaro, 16/06/2009

Cassazione penale sez. V  11 marzo 2011 n. 21047  

 

Il fatto che il p.m., per sollecitare la memoria di un testimone, proceda alla lettura della relazione di servizio non costituisce alcuna violazione delle norme di cui agli art. 499,500 e 514 c.p.p. poiché è previsto che l'ufficiale o l'agente di p.g. esaminato come testimone possa servirsi dei verbali e delle attività da lui compiute. (Nel caso di specie il difensore dell'imputato eccepiva che la relazione di servizio redatta dall'agente di p.g. fosse stata illegittimamente usata per le contestazioni. La Corte di appello considerava le dichiarazioni dell'agente di p.g. pienamente attendibili poiché rese prima che il p.m. procedesse con le relative contestazioni ex art. 500 c.p.p. e riguardanti non il fatto principale, bensì una circostanza di scarso rilievo).

Corte appello Roma sez. II  16 dicembre 2010 n. 8026

 

In tema di esame testimoniale, il documento redatto dal testimone che questi può essere autorizzato a consultare in aiuto della memoria, ai sensi dell'art. 499, comma 5, c.p.p., non è necessario che si tratti di scritto formalmente proveniente dal testimone, essendo sufficiente che il testimone stesso abbia partecipato alle operazioni, agli scambi, ai rapporti cui il documento si riferisce. (Da queste premesse, la Corte ha ritenuto utilizzabili anche alcuni documenti, redatti dall'imputato, di cui il testimone si era avvalso in dibattimento durante l'esame, sul rilievo che trattavasi di documenti che riguardavano i rapporti economici tra l'imputato stesso e il testimone, il quale li aveva fatti propri, siglandoli e consegnandoli alla polizia giudiziaria a supporto della denuncia).

Cassazione penale sez. II  26 novembre 2010 n. 3317  

 

In tema di esame dei testimoni; l'inosservanza del disposto dell'art. 499, comma 3, c.p.p., che vieta le domande suggestive, non è sanzionata né a pena di nullità, né a pena di inutilizzabilità, e in ogni caso la questione relativa alla proposizione di domande suggestive vietate deve essere prospettata direttamente al giudice innanzi al quale si forma la prova; mentre, nei successivi gradi di giudizio, può essere oggetto di valutazione solo la motivazione con cui il giudice abbia accolto o rigettato l'eccezione: ne deriva che l'inosservanza dell'art. 499, comma 3, c.p.p. non può essere eccepita per la prima volta con i motivi di impugnazione.

Cassazione penale sez. I  11 novembre 2010 n. 42267  

 

Il divieto di domande suggestive viene posto dalla legge esclusivamente con riferimento all'esame condotto dalla parte processuale che ha introdotto il testimone (art. 499, comma 3, c.p.p.), ma non opera in sede di contro esame e, tantomeno, opera nei casi in cui sia il giudice a condurre direttamente l'esame del minore o delle persone che versano in speciali condizioni (art. 498, comma 4, c.p.p.), nel rispetto delle regole previste dai commi 2, 4 e 6 dell'art. 499 c.p.p., miranti a tutelare la dignità della persona esaminata e, nello stesso tempo, a garantire la genuinità e l'efficacia delle risposte.

Cassazione penale sez. III  04 marzo 2010 n. 16854



 
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