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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 50 cod. proc. penale: Azione penale

1. Il pubblico ministero esercita l’azione penale quando non sussistono i presupposti per la richiesta di archiviazione.

2. Quando non è necessaria la querela, la richiesta, l’istanza o l’autorizzazione a procedere, l’azione penale è esercitata di ufficio.

3. L’esercizio dell’azione penale può essere sospeso o interrotto soltanto nei casi espressamente previsti dalla legge.


Giurisprudenza annotata

Pubblico ministero

Il riferimento alla "pendenza di un procedimento penale" di cui all' art. 11 del d.P.R. 737/1981, in materia di sanzioni disciplinari per il personale dell'Amministrazione di pubblica sicurezza, deve ritenersi riferito all'assunzione della veste di imputato, non apparendo sufficiente allo scopo la mera posizione di indagato: non vi è dubbio infatti che, nel vigente sistema processuale, l'azione "penale" cominci con la "richiesta di rinvio a giudizio", secondo il dettato appunto dell'art. 405 c.p.p., alla luce del coordinato disposto degli art. 50 (azione penale) e 60 (assunzione della qualità di imputato) del medesimo codice. (ConfermaTarPA 1242/ 2012).

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd.  09 maggio 2014 n. 251

 

Ove la denuncia di un membro della Commissione di concorso da parte di un candidato sia sfociata in un atto di esercizio da parte del p.m. dell'azione penale, ai sensi degli art. 50 e 405 c.p.p., con formulazione dell'imputazione, cioè in una richiesta di rinvio a giudizio ed assunzione da parte del Commissario della veste di imputato nel procedimento penale, viene allora in rilievo e si concretizza la nozione e l'esistenza di una "causa pendente" tra candidato e commissario, come presupposto della posizione d'incompatibilità del secondo, del relativo obbligo di astensione e, in definitiva, dell'illegittima composizione della Commissione che abbia nondimeno operato con la presenza di un componente in siffatta posizione.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. III  14 aprile 2008 n. 3122  

 

La querela è condizione di procedibilità dell'azione penale, secondo il disposto dell'art. 336 c.p.p. e, in difetto della medesima, l'art. 346 c.p.p. prevede la possibilità di compiere esclusivamente gli atti di indagine preliminari necessari ad assicurare le fonti di prova e le prove previste dall'art. 392 c.p.p. quando vi è pericolo nel ritardo. Ne consegue che sia Sotto il profilo normativo, rispetto al quale si richiama anche il disposto del comma 2 art. 50 c.p.p., sia sotto il profilo logico, la querela deve sussistere al fine di consentire al p.m. di esercitare l'azione penale e, quindi, essere presentata prima del citato esercizio, esplicatosi nel caso con la richiesta di emissione del decreto che dispone il giudizio. (Fattispecie in cui la manifestazione di volontà di querela era stata espressa dal curatore speciale della persona offesa minorenne contestualmente alla costituzione di parte civile all'udienza preliminare, pur nel termine di tre mesi dalla nomina del curatore stesso di cui all'art. 338 comma 1 c.p.p.).

Tribunale Milano  03 dicembre 2001

 

Non è fondata la questione di legittimità, sollevata in riferimento agli artt. 102 comma 1 e 112 Cost. e in relazione agli artt. 1 e 50 comma 1 c.p.p., nei confronti dell'art. 23 comma 1 c.p.p., nella parte in cui prevede che il giudice del dibattimento di primo grado, quando dichiara la propria incompetenza per territorio, ordina la trasmissione degli atti al giudice ritenuto competente anziché al p.m. presso quest'ultimo. In tale situazione, infatti, non vi è lesione dei parametri invocati poiché, nonostante la intervenuta dichiarazione d'incompetenza per territorio, l'azione penale a carico dell'imputato, data l'identità del fatto e del titolo del reato contestato, risulta esercitata da un ufficio del p.m. equiordinato, senza partecipazione di alcun organo giudicante alla formulazione dell'accusa.

Corte Costituzionale  11 marzo 1993 n. 76  

 

La sospensione necessaria del processo civile ai sensi dell'art. 295 c.p.c. per pendenza di un processo penale, oltre che nelle ipotesi espressamente indicate nel comma 3 dell'art. 75 c.p.p., deve essere dichiarata quando ricorrono i presupposti richiesti dall'art. 211 c.p.p., ossia quando la cognizione dei fatti configurabili come reato nel processo penale ha influenza sulla decisione della controversia civile, quando l'azione penale è stata esercitata dal p.m. ai sensi dell'art. 50 c.p.p. e quando la sentenza penale ha efficacia di giudicato nel processo civile (nella specie, pendenza di processo civile di reintegra nel possesso di un terreno e sussistenza di processo penale per introduzione ed abbandono di gregge a fine di pascolo nel predetto terreno e per minacce, il pretore non ha disposto la sospensione del processo civile in quanto non risultava ancora esercitata l'azione da parte del p.m. ex art. 50 c.p.p.).



 
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