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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 500 cod. proc. penale: Contestazioni nell’esame testimoniale

1. Fermi i divieti di lettura e di allegazione, le parti, per contestare in tutto o in parte il contenuto della deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente rese dal testimone e contenute nel fascicolo del pubblico ministero. Tale facoltà può essere esercitata solo se sui fatti o sulle circostanze da contestare il testimone abbia già deposto.

2. Le dichiarazioni lette per la contestazione possono essere valutate ai fini della credibilità del teste.

3. Se il teste rifiuta di sottoporsi all’esame o al controesame di una delle parti, nei confronti di questa non possono essere utilizzate, senza il suo consenso, le dichiarazioni rese ad altra parte, salve restando le sanzioni penali eventualmente applicabili al dichiarante.

4. Quando, anche per le circostanze emerse nel dibattimento, vi sono elementi concreti per ritenere che il testimone è stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilità, affinché non deponga ovvero deponga il falso, le dichiarazioni contenute nel fascicolo del pubblico ministero precedentemente rese dal testimone sono acquisite al fascicolo del dibattimento e quelle previste dal comma 3 possono essere utilizzate.

5. Sull’acquisizione di cui al comma 4 il giudice decide senza ritardo, svolgendo gli accertamenti che ritiene necessari, su richiesta della parte, che può fornire gli elementi concreti per ritenere che il testimone è stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilità.

6. A richiesta di parte, le dichiarazioni assunte dal giudice a norma dell’articolo 422 sono acquisite al fascicolo del dibattimento e sono valutate ai fini della prova nei confronti delle parti che hanno partecipato alla loro assunzione, se sono state utilizzate per le contestazioni previste dal presente articolo. Fuori dal caso previsto dal periodo precedente, si applicano le disposizioni di cui ai commi 2, 4 e 5.

7. Fuori dai casi di cui al comma 4, su accordo delle parti le dichiarazioni contenute nel fascicolo del pubblico ministero precedentemente rese dal testimone sono acquisite al fascicolo del dibattimento.


Giurisprudenza annotata

Contestazioni nell'esame testimoniale

Ai fini dell'acquisizione al fascicolo del dibattimento delle dichiarazioni in precedenza rese dal teste, ai sensi dell'art. 500, comma 4, c.p.p., è richiesta la sussistenza di "elementi concreti" per ritenere che il testimone sia stato sottoposto a pressioni, desumibili da qualunque circostanza sintomatica della subita intimidazione, purché connotata da obiettività e significatività, e quindi anche soltanto da circostanze emerse nello stesso dibattimento, qualora la prudente valutazione del giudice gli consenta di cogliere dall'atteggiamento assunto dal teste nel corso della deposizione dibattimentale i segni della subita intimidazione; né alcuna valenza può assumere, in senso contrario, il mancato espletamento degli accertamenti incidentali previsti dall'art. 500, comma 5, c.p.p., trattandosi di attività istruttoria meramente eventuale, alla quale il giudice può attendere se ne ravvisi la necessità, senza esservi, tuttavia, obbligato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la decisione del giudice di merito che aveva desunto la sottoposizione del teste a pressioni dal suo narrato e, sopratutto, dalla deposizione dello stesso resa a dibattimento). (Dichiara inammissibile, App. Messina, 06/12/2013 )

Cassazione penale sez. VI  22 ottobre 2014 n. 49031  

 

È da escludere la possibilità di acquisizione al fascicolo del dibattimento, ai sensi dell'art. 500, comma 4, c.p.p., delle dichiarazioni predibattimentali di un testimone che si assuma essere stato oggetto di indebite pressioni quando, pur essendosi egli presentato al dibattimento e non avendo pregiudizialmente rifiutato di deporre, il giudice abbia cionostante ritenuto di non procedere al suo esame.

Cassazione penale sez. II  13 giugno 2014 n. 37868

 

Quando il testimone destinatario di pressioni volte ad inquinare la genuinità della prova non si sottrae all'esame dibattimentale, è illegittima l'acquisizione a fini probatori, ai sensi dell'art. 500, comma 4, c.p.p., delle dichiarazioni predibattimentali in precedenza rese dallo stesso, se prima non si procede al suo esame. (Annulla con rinvio, App. Milano, 09/01/2013 )

Cassazione penale sez. II  13 giugno 2014 n. 37868

 

In tema di mutamento del collegio giudicante, i verbali delle prove dichiarative precedentemente assunte, non essendo viziati da inutilizzabilità patologica, possono essere legittimamente utilizzati, in sede di rinnovata assunzione dell'esame testimoniale, ai fini delle contestazioni previste dagli art. 500 e 503 c.p.p., non diversamente da quanto dispone l'art. 238, comma 4, dello stesso codice per le dichiarazioni rese in altri procedimenti. (Dichiara inammissibile, App. Bari, 20/11/2012 )

Cassazione penale sez. V  29 aprile 2014 n. 38734  

 

Le prove dichiarative assunte prima del mutamento della composizione del collegio sono utilizzabili, ai fini delle contestazioni di cui agli art. 500 e 503 c.p.p., nell’ambito dell’esame rinnovato a seguito di detto mutamento.

Cassazione penale sez. V  29 aprile 2014 n. 38734  

 

Le dichiarazioni predibattimentali del coimputato, che accetta di essere esaminato in dibattimento e rilascia dichiarazioni difformi da quelle rese nella fase delle indagini preliminari, sono acquisibili nel fascicolo del dibattimento e valgono come prova sia nei confronti di chi le ha rese sia, qualora ricorrano le condizioni previste dall'art. 500, comma 4, c.p.p., nei confronti di altri imputati. (Rigetta in parte, Ass.App. Napoli, 20/11/2012)

Cassazione penale sez. I  14 febbraio 2014 n. 28221  

 

Le precedenti dichiarazioni difformi rese dall'imputato nella fase predibattimentale, lette per le contestazioni nel corso del suo esame e conseguentemente acquisite al fascicolo per il dibattimento, possono essere utilizzate come prova contro il dichiarante se sono state assunte con le modalità indicate all'art. 503 commi 5 e 6 c.p.p.; se rivolte invece contro i coimputati possono essere utilizzate solo per stabilire la credibilità del dichiarante medesimo, salvo che ricorrano i presupposti dell'art. 500 comma 4 c.p.p. (V. Corte cost., 1 luglio 2009 n. 197). (Fattispecie, nella quale la Corte ha ritenuto utilizzabili come prova le dichiarazioni confessorie rese dall'imputato in sede di interrogatorio innanzi al g.i.p., e impiegate per contestare la ritrattazione dello stesso compiuta nel corso dell'esame dibattimentale). (Rigetta, App. Sez. Min. Salerno, 27/06/2012)

Cassazione penale sez. II  12 febbraio 2014 n. 19618  

 

Nel dibattimento di appello, il contenuto della deposizione di un testimone o di un'altra parte può essere contestato sulla base delle dichiarazioni contenute nel fascicolo del p.m. ed i relativi verbali possono essere utilizzati per la decisione a norma degli art. 500 e 503 c.p.p., atteso il generale rinvio alle disposizioni relative al giudizio di primo grado operato dall'art. 598 c.p.p. per il giudizio di appello. (Fattispecie relativa all'acquisizione di dichiarazioni confessorie rese dall'imputato avanti al g.i.p. in sede di interrogatorio di garanzia). (Rigetta, App. Sez. Min. Salerno, 27/06/2012)

Cassazione penale sez. II  12 febbraio 2014 n. 19618  

 

In tema di contestazioni nell'esame testimoniale, l'art. 500, comma 1, c.p.p., espressamente prevede la possibilità di utilizzare nel dibattimento nel corso dell'esame testimoniale, le dichiarazioni rese dal testimone durante le indagini preliminari per contestare, in tutto o in parte, il contenuto della deposizione; mentre il successivo comma 2 chiarisce che le dichiarazioni lette per la contestazione possono essere valutate ai fini della credibilità del teste. Al riguardo, una ragionevole interpretazione di tale disciplina, impone di ritenere che le risultanze delle precedenti dichiarazioni, quando il loro legittimo utilizzo permetta di accertare l'inattendibilità della ritrattazione operata nel dibattimento, debbano prevalere su di essa e sostituirvisi nella formazione del compendio probatorio. Ciò vale sia per le dichiarazioni di contenuto narrativo, sia anche per il riconoscimento fotografico informalmente operato nel corso delle indagini preliminari, stante il noto principio secondo cui detto riconoscimento costituisce un mezzo di prova atipico il cui valore probatorio deriva non dalla ricognizione in senso tecnico, ma dall'attendibilità di colui che ha effettuato il riconoscimento. (Da queste premesse, la Corte ha ritenuto corretto e congruamente motivato il ragionamento del giudice di merito che, apprezzata la testimonianza resa in udienza preliminare dal testimone, aveva considerato del tutto inattendibili le ritrattazioni delle accuse e del riconoscimento fotografico effettuati da quest'ultimo in quella sede, rispetto alle primigenie dichiarazioni rilasciate in fase di indagine, in ragione della ritenuta maggiore affidabilità di queste ultime, rese nella immediatezza della patita aggressione estorsiva e senza condizionamenti di sorta).

Cassazione penale sez. IV  24 settembre 2013 n. 43992  

 

Anche quando la ritrattazione del testimone avviene nel corso dell'incidente probatorio, le dichiarazioni precedentemente rese nella fase delle indagini preliminari possono essere utilizzate, ai sensi dell'art. 500 comma 4 c.p.p., ove il giudice ritenga che il soggetto esaminato sia stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta di denaro o di altra utilità. (In motivazione la Corte ha osservato che la sede dell'incidente probatorio deve ritenersi analoga a quella del dibattimento in ragione della identica finalità di assunzione della prova nel contraddittorio delle parti). (Rigetta, App. Genova, 19/01/2012 )

Cassazione penale sez. I  13 giugno 2013 n. 6683  



 
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