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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 503 cod. proc. penale: Esame delle parti private

1. Il presidente dispone l’esame delle parti che ne abbiano fatto richiesta o che vi abbiano consentito, secondo il seguente ordine: parte civile, responsabile civile, persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e imputato.

2. L’esame si svolge nei modi previsti dagli articoli 498 e 499. Ha inizio con le domande del difensore o del pubblico ministero che l’ha chiesto e prosegue con le domande, secondo i casi, del pubblico ministero e dei difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, del coimputato e dell’imputato. Quindi, chi ha iniziato l’esame può rivolgere nuove domande.

3. Fermi i divieti di lettura e di allegazione, il pubblico ministero e i difensori, per contestare in tutto o in parte il contenuto della deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente rese dalla parte esaminata e contenute nel fascicolo del pubblico ministero. Tale facoltà può essere esercitata solo se sui fatti e sulle circostanze da contestare la parte abbia già deposto.

4. Si applica la disposizione dell’articolo 500 comma 2.

5. Le dichiarazioni alle quali il difensore aveva diritto di assistere assunte dal pubblico ministero o dalla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero sono acquisite nel fascicolo per il dibattimento, se sono state utilizzate per le contestazioni previste dal comma 3.

6. La disposizione prevista dal comma 5 si applica anche per le dichiarazioni rese a norma degli articoli 294, 299, comma 3-ter, 391 e 422.


Giurisprudenza annotata

Esame delle parti private

In tema di mutamento del collegio giudicante, i verbali delle prove dichiarative precedentemente assunte, non essendo viziati da inutilizzabilità patologica, possono essere legittimamente utilizzati, in sede di rinnovata assunzione dell'esame testimoniale, ai fini delle contestazioni previste dagli art. 500 e 503 c.p.p., non diversamente da quanto dispone l'art. 238, comma 4, dello stesso codice per le dichiarazioni rese in altri procedimenti. (Dichiara inammissibile, App. Bari, 20/11/2012 )

Cassazione penale sez. V  29 aprile 2014 n. 38734  

 

Le prove dichiarative assunte prima del mutamento della composizione del collegio sono utilizzabili, ai fini delle contestazioni di cui agli art. 500 e 503 c.p.p., nell’ambito dell’esame rinnovato a seguito di detto mutamento.

Cassazione penale sez. V  29 aprile 2014 n. 38734  

 

Le precedenti dichiarazioni difformi rese dall'imputato nella fase predibattimentale, lette per le contestazioni nel corso del suo esame e conseguentemente acquisite al fascicolo per il dibattimento, possono essere utilizzate come prova contro il dichiarante se sono state assunte con le modalità indicate all'art. 503 commi 5 e 6 c.p.p.; se rivolte invece contro i coimputati possono essere utilizzate solo per stabilire la credibilità del dichiarante medesimo, salvo che ricorrano i presupposti dell'art. 500 comma 4 c.p.p. (V. Corte cost., 1 luglio 2009 n. 197). (Fattispecie, nella quale la Corte ha ritenuto utilizzabili come prova le dichiarazioni confessorie rese dall'imputato in sede di interrogatorio innanzi al g.i.p., e impiegate per contestare la ritrattazione dello stesso compiuta nel corso dell'esame dibattimentale). (Rigetta, App. Sez. Min. Salerno, 27/06/2012)

Cassazione penale sez. II  12 febbraio 2014 n. 19618  

 

Nel dibattimento di appello, il contenuto della deposizione di un testimone o di un'altra parte può essere contestato sulla base delle dichiarazioni contenute nel fascicolo del p.m. ed i relativi verbali possono essere utilizzati per la decisione a norma degli art. 500 e 503 c.p.p., atteso il generale rinvio alle disposizioni relative al giudizio di primo grado operato dall'art. 598 c.p.p. per il giudizio di appello. (Fattispecie relativa all'acquisizione di dichiarazioni confessorie rese dall'imputato avanti al g.i.p. in sede di interrogatorio di garanzia). (Rigetta, App. Sez. Min. Salerno, 27/06/2012)

Cassazione penale sez. II  12 febbraio 2014 n. 19618  

 

A norma dell'art. 503, comma 3, del c.p.p., la possibilità di utilizzare le dichiarazioni relative alle contestazioni deve intendersi limitata alle parti del relativo verbale che sono state effettivamente contestate e a quelle che possono servire per meglio comprenderne il contenuto. (Nella specie, relativa a un imputato che in dibattimento aveva negato completamente i fatti contestatigli, correttamente, secondo la Corte, erano state utilizzate per intero le dichiarazioni rese precedentemente, in sede di interrogatorio di garanzia, ove invece vi era stata confessione degli addebiti).

Cassazione penale sez. III  04 aprile 2013 n. 22948  

 

Nel rito abbreviato, le dichiarazioni spontanee rese dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini alla polizia giudiziaria (art. 350 comma 7 c.p.p.) sono utilizzabili a differenza che nel dibattimento ove trova applicazione la disciplina dell'art. 63 c.p.p. e non possono essere utilizzate per le contestazioni ex art. 503, comma 3 c.p.p.

Corte appello L'Aquila  23 giugno 2011 n. 2236  

 

È infondata la q.l.c. dell'art. 503, commi 5 e 6, c.p.p., sollevata, in riferimento agli art. 24, comma 2, e 111, comma 4, cost., in quanto l'interpretazione della disciplina censurata offerta dal giudice a quo si fonda sull'erronea premessa ermeneutica secondo cui le precedenti dichiarazioni difformi, rese dall'imputato prima del giudizio ed utilizzate per le contestazioni, assumano, una volta acquisite al fascicolo per il dibattimento, piena efficacia probatoria anche nei confronti dei coimputati. Al contrario, una lettura conforme al principio del contraddittorio ed esigenze di coerenza sistematica rispetto alla regolamentazione complessiva della materia racchiusa nel codice di rito (a seguito anche delle modifiche apportate dalla l. n. 63 del 2001 sul giusto processo), impongono di ritenere che il recupero probatorio per effetto delle contestazioni, prefigurato dal comma 5 dell'art. 503 c.p.p., non operi ai fini dell'affermazione della responsabilità di soggetti diversi dal dichiarante. Con la conseguenza che - anche in forza del rinvio operato dal comma 4 all'art. 500, comma 2, c.p.p. - le dichiarazioni rese dall'imputato nelle fasi anteriori al giudizio possono essere utilizzate, per ciò che concerne la responsabilità dei coimputati, ai soli fini di valutare la credibilità del dichiarante, salvo che gli stessi coimputati prestino consenso all'utilizzazione piena ovvero ricorrano le circostanze indicate dall'art. 500, comma 4.

Corte Costituzionale  01 luglio 2009 n. 197  



 
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