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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 507 cod. proc. penale: Ammissione di nuove prove

1. Terminata l’acquisizione delle prove, il giudice, se risulta assolutamente necessario, può disporre anche di ufficio l’assunzione di nuovi mezzi di prove.

1-bis. Il giudice può disporre a norma del comma 1 anche l’assunzione di mezzi di prova relativi agli atti acquisiti al fascicolo per il dibattimento a norma degli articoli 431, comma 2, e 493, comma 3.


Giurisprudenza annotata

Ammissione di nuove prove

A norma dell'art. 526 c.p.p., sono utilizzabili ai fini della decisione tutte le prove acquisite nel dibattimento, comprese quelle non assunte in udienza ma comunque acquisite al fascicolo per il dibattimento, in quanto la loro legittima acquisizione ne comporta la utilizzabilità ai fini probatori. (Fattispecie relativa ad una nota dell'Ambasciata del Senegal in Italia, acquisita ex art. 507 c.p.p., contenente informazioni sulla autenticità di una patente di guida). (Rigetta, App. L'Aquila, 09/05/2013 )

Cassazione penale sez. II  10 ottobre 2014 n. 2471  

 

E legittima l'acquisizione al fascicolo del dibattimento di atti di provenienza estera di natura amministrativa, compiuti al di fuori di qualsiasi indagine penale e come tali non sottoposti al regime delle rogatorie internazionali. (Fattispecie relativa ad una nota dell'Ambasciata del Senegal in Italia, acquisita ex art. 507 cod. proc. pen., contenente informazioni sulla originalità della patente di guida in sequestro). (Rigetta, App. L'Aquila, 09/05/2013 )

Cassazione penale sez. II  10 ottobre 2014 n. 2471  

 

L'assunzione di una testimonianza ai sensi dell'art. 507 c.p.p. in un momento diverso da quello indicato dalla norma ("terminata l'acquisizione delle prove") costituisce mera irregolarità, non essendo la stessa affetta da inutilizzabilità o da nullità di ordine generale ricollegabile all'art. 178, lett. c), c.p.p., in quanto l'escussione di un teste, "anticipata" rispetto al termine di acquisizione delle prove, non può incidere sull'assistenza, sulla rappresentanza o sull'intervento dell'imputato. (Dichiara inammissibile, App. Bari, 06/11/2013 )

Cassazione penale sez. III  09 ottobre 2014 n. 45931  

 

Nel giudizio disciplinare attribuito alla sua competenza, la Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura può esercitare il potere di disporre d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova ex art. 507 cod. proc. pen., applicabile al giudizio disciplinare a carico di magistrati in virtù del rinvio operato dall'art. 18 del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, purché, oltre ad investire un "thema probandum" nuovo, ricorra il requisito della "assoluta necessità" (salvo che nell'ipotesi di cui all'art. 18, comma 3, del d.lgs. n. 109 cit., ove è sufficiente un giudizio di "utilità", in sé discrezionale e insindacabile), sicché il mancato esercizio di tale facoltà, specie in assenza di esplicita richiesta, non richiede un'espressa motivazione quando dall'effettuata valutazione delle risultanze probatorie possa implicitamente evincersi la superfluità di un'eventuale integrazione istruttoria. Rigetta, Cons. Sup. Mag., 02/12/2013

Cassazione civile sez. un.  22 settembre 2014 n. 19885  

 

In tema di testimonianza indiretta, il giudice può sempre disporre d'ufficio, ex art. 195 c.p.p., l'esame delle persone alle quali il testimone si è riferito per la conoscenza dei fatti, anche quando l'adempimento istruttorio non sia assolutamente necessario o non sia ancora conclusa l'acquisizione delle prove. (In motivazione, la Corte ha osservato che la citata disposizione, in quanto riferita alla testimonianza "de relato", detta una disciplina speciale rispetto alla regolamentazione generale dei poteri istruttori ufficiosi, di cui all'art. 507 c.p.p.). (Dichiara inammissibile, App. Bologna, 02/07/2013 )

Cassazione penale sez. III  15 luglio 2014 n. 43306  

 

In tema di giudizio abbreviato condizionato, il potere di integrazione probatoria "ex officio" attribuito al giudice dall'art. 441, comma 5, c.p.p. è preordinato alla tutela dei valori costituzionali che devono presiedere, anche nei giudizi a prova contratta, all'esercizio della funzione giurisdizionale e risponde, pertanto, alle medesime finalità cui è preordinato il potere previsto dall'art. 507 c.p.p. in dibattimento. (In applicazione del principio la Corte ha ritenuto legittima l'assunzione da parte del g.u.p. di consulenze medico-legale e psichiatrica prodotte dalla parte civile). (Rigetta, Ass.App. Catanzaro, 18/12/2012)

Cassazione penale sez. I  01 luglio 2014 n. 42050  

 

Nel caso di omesso deposito di un atto d'indagine da parte del p.m. ai sensi dell'art. 415 bis c.p.p., la prova è da considerarsi inutilizzabile a carico dell'imputato nella fase del successivo giudizio di merito. Non è in facoltà del giudice, ai sensi dell'art. 507 c.p.p., integrare il quadro probatorio procedendo ex officio all'acquisizione della detta prova, poiché si è in presenza di un'inutilizzabilità funzionale non suscettibile di essere in alcun modo aggirata dai poteri istruttori del giudice del dibattimento e attinente al principio costituzionale e sovranazionale della parità delle armi tra le parti processuali.

Cassazione penale sez. I  12 marzo 2014 n. 27879  

 

In tema di istruzione dibattimentale, il potere del giudice di disporre anche di ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova, ove risulti assolutamente necessario, ai sensi dell'art. 507 c.p.p., non può essere limitato dal principio della discovery, che opera esclusivamente nei rapporti fra le parti. (Nella fattispecie, il tribunale aveva disposto l'acquisizione, ai sensi dell'art. 507 c.p.p., quali atti irripetibili, di fotografie formate da un teste di p.g. nell'imminenza dell'udienza in cui doveva essere esaminato, e, quindi non presenti nel fascicolo del pubblico ministero, attraverso la stampa di immagini estrapolate dal filmato che aveva documentato un servizio di osservazione, pedinamento e controllo effettuato durante le indagini).

Cassazione penale sez. II  18 febbraio 2014 n. 13938  

 

Il giudice ha il dovere di ricorrere al proprio potere di disporre l'acquisizione, anche d'ufficio, di nuovi mezzi di prova qualora ciò sia indispensabile per rendere la decisione ed ha pertanto l'obbligo di motivare in ordine al mancato esercizio di tale potere-dovere. (Fattispecie in cui l'imputato aveva, con i motivi di appello, sollecitato l'acquisizione di prove già oggetto di richiesta in primo grado ex art. 507 c.p.p., respinta con ampia motivazione e la Corte ha ritenuto legittimo l'implicito diniego del giudice di appello che si era riportato alle ordinanze istruttorie di primo grado ed aveva, altresì, rinnovato parzialmente il dibattimento disponendo, però, prove diverse). Rigetta, App. Potenza, 24/01/2013

Cassazione penale sez. II  03 dicembre 2013 n. 51740  

 

Il mancato esercizio del potere del giudice del dibattimento di disporre d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova a norma dell'art. 507 c.p.p. non richiede un'espressa motivazione, quando dalla effettuata valutazione delle risultanze probatorie possa implicitamente evincersi la superfluità di un'eventuale integrazione istruttoria. (Nel caso di specie, relativo alla mancata assunzione della testimonianza della persona offesa, la Corte ha ritenuto sufficiente a giustificare il mancato esercizio del potere integrativo l'indicazione contenuta nella sentenza assolutoria, in ordine all'inesistenza dei riscontri che il giudice del merito riteneva necessari, alla stregua della ricostruzione dei fatti già compiuta nella querela). (Rigetta, Giud.pace Cerreto Sannita, 27/11/2012 )

Cassazione penale sez. IV  03 ottobre 2013 n. 7948  

 

In tema di giudizio abbreviato, il giudice può esercitare un potere di integrazione officiosa delle prove identico a quello previsto dall'art. 507 c.p.p. per il dibattimento e non incontra, quindi, alcun ostacolo nell'acquisizione delle prove ritenute necessarie, essendo, in questa prospettiva, irrilevante che l'azione penale sia stata esercitata in via ordinaria o nella forma della richiesta di giudizio immediato. (Nella specie, la Corte ha ritenuto legittima l'escussione di un collaboratore di giustizia in ordine a circostanze già riferite al p.m. in sede di indagini, ma ritenute inutilizzabili in quanto assunte oltre il termine di centottanta giorni previsto dall' art. 16 quater d.l. n. 8 del 1991, conv. in l. n. 82 del 1991). Dichiara inammissibile, App. Palermo, 06/02/2012

Cassazione penale sez. II  18 settembre 2013 n. 40724  



 
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