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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 508 cod. proc. penale: Provvedimenti conseguenti all’ammissione della perizia nel dibattimento

1. Se il giudice, di ufficio o su richiesta di parte, dispone una perizia, il perito è immediatamente citato a comparire e deve esporre il suo parere nello stesso dibattimento. Quando non è possibile provvedere in tale modo, il giudice pronuncia ordinanza con la quale, se è necessario, sospende il dibattimento e fissa la data della nuova udienza nel termine massimo di sessanta giorni.

2. Con l’ordinanza il giudice designa un componente del collegio per l’esercizio dei poteri previsti dall’articolo 228.

3. Nella nuova udienza il perito risponde ai quesiti ed è esaminato a norma dell’articolo 501.


Giurisprudenza annotata

Provvedimenti conseguenti all'ammissione della perizia nel dibattimento

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell'art. 224 c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 2 e 15 cost., nella parte in cui prevede che il giudice del dibattimento disponga perizia avente ad oggetto la trascrizione di conversazioni o comunicazioni telefoniche intercettate ai sensi degli art. 266 ss. del medesimo codice. La disposizione censurata è infatti inconferente, atteso che - a prescindere dalla presenza di altra specifica disposizione, relativa alla perizia disposta in dibattimento (art. 508 c.p.p.) - il vulnus costituzionale lamentato non deriva comunque dall'ordinanza che dispone la perizia, quanto piuttosto dalle attività che la precedono; il rimettente invoca, inoltre, una pronuncia a carattere manipolativo i cui contenuti appaiono non soltanto non costituzionalmente obbligati, ma addirittura fortemente "creativi", in quanto derogatori rispetto alle coordinate generali del vigente sistema processuale, senza tuttavia prendere in considerazione la soluzione interpretativa che il giudice possa disporre che - limitatamente al momento di acquisizione delle intercettazioni (ossia alla selezione delle comunicazioni utilizzabili e non manifestamente irrilevanti, destinate alla trascrizione mediante perizia, con stralcio delle rimanenti) - il dibattimento si svolga a porte chiuse (sentt. n. 36, 134 del 2012; ordd. n. 83 del 2007, 92, 182, 256 del 2009, 55, 77, 110, 233 del 2010, 15, 120 del 2011, 113, 138 del 2012).

Corte Costituzionale  15 novembre 2012 n. 255  

 

La testimonianza della persona offesa, nel caso in cui rappresenti dei fatti l'unica fonte di prova degli aberranti fatti delittuosi di cui la medesima ha sostenuto di essere vittima, deve essere sottoposta ad un attento e rigoroso vaglio di attendibilità al fine di poter verificare la sussistenza, in punto di fatto e di diritto, dei fatti criminosi contestati. Nel caso in cui il narrato si presenti contraddittorio, incerto o confuso e il teste non si avveda di tale estrema contradditorietà, il giudicante può disporre una perizia che, al sensi dell'art. 508 c.p.p. sia finalizzata a verificare la capacità del teste persona offesa a rendere testimonianza e più in generale a fornire all’organo giudicante ogni elemento utile per la valutazione della credibilità del testimone.

Tribunale Catanzaro  20 maggio 2004

 

L'art. 508 c.p.p. contiene una disciplina particolare svincolata dai requisiti cogenti dell'art. 507 c.p.p., anche per quanto riguarda i tempi dibattimentali di ammissione. Pertanto, la perizia può essere disposta anche all'esito di un'istruttoria dibattimentale non ancora esauritasi.

Tribunale Milano  13 luglio 2001

 

In caso di conferimento di incarico peritale, ove il perito abbia chiesto di poter rispondere con relazione scritta, e la relazione sia stata depositata, ma il perito non sia stato citato per essere esaminato a dibattimento, sussiste violazione degli art. 508, 511 e 501 c.p.p., perché il perito non è stato esaminato e la difesa non ha potuto porre domande.

Cassazione penale sez. III  22 aprile 1999 n. 8497  

 

L'art. 230 c.p.p. stabilisce, nei primi due commi, l'ambito di operatività del consulente tecnico nel senso che la sua attività può esplicarsi sia nel momento del conferimento dell'incarico al perito, presentando al giudice richieste, osservazioni e riserve, sia nel corso delle operazioni peritali, proponendo al perito specifiche indagini e formulando osservazioni e riserve, delle quali deve darsi atto nella relazione. Inoltre, tale articolo, al comma 4, pone dei limiti temporali alla facoltà di intervento del consulente tecnico proprio al fine di evitare che la sua attività possa ritardare lo svolgimento della perizia. Ne consegue che, qualora il consulente tecnico non abbia esplicato alcuna forma di intervento nel momento del conferimento dell'incarico al perito o nel corso delle operazioni peritali, non ricorre alcun obbligo da parte del giudice di esaminarlo dopo che si sia concluso l'esame del perito d'ufficio nel corso di una perizia disposta in dibattimento con le forme previste dalla seconda parte del comma 1 dell'art. 508 c.p.p. (In motivazione, la S.C. ha chiarito che tale interpretazione dell'art. 230 c.p.p. non trova ostacolo nella disposizione dell'art. 152 disp. att. c.p.p., sicuramente applicabile nel caso che la perizia sia disposta in dibattimento ai sensi dell'art. 508 comma 1 prima parte c.p.p., essendo necessario assicurare il contraddittorio in dibattimento mediante la facoltà, riconosciuta al consulente, di formulare osservazioni e sollecitare indagini nel corso dello stesso dibattimento o nel corso delle operazioni peritali, qualora sia necessario rinviare il dibattimento per procedere ad accertamenti e indagini di natura tecnica; al contrario, nel caso che il dibattimento venga rinviato ai sensi della seconda parte dello stesso articolo, l'esame del consulente tecnico in dibattimento deve ritenersi escluso, qualora lo stesso non abbia svolto forma di intervento nella fase del conferimento dell'incarico o nel corso delle operazioni peritali, in quanto tale esame trova un limite nel disposto dell'art. 230 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  26 ottobre 1995 n. 11867  

 

Il giudice del dibattimento è tenuto, a norma dell'art. 508 c.p.p. a disporre perizia non già in ogni caso in cui vi sia stata consulenza tecnica di parte che ciò abbia fatto ritenere necessario, ma solo allorché, escusso il consulente di parte ed acquisito d'ufficio il suo elaborato, i dati e le valutazioni tecnico-scientifiche fornite non appaiano attendibili, o in sè, in quanto intrinsecamente illogici e contraddittori, o a seguito delle domande delle parti in sede di esame e di controesame.

Tribunale Lecce  03 gennaio 1992

 

Allorché, d'ufficio o su richiesta di parte, il giudice del dibattimento dispone una perizia, deve ritenersi consentita al perito la presentazione di una relazione scritta, relazione prevista in via generale dall'art. 227, c.p.p. e non esclusa dal comma 3 dell'art. 508 dello stesso codice, là dove è stabilito che il perito stesso risponde ai quesiti, senza però specificare che ciò debba avvenire solo oralmente. Della relazione deve essere data lettura, previo esame del perito, ai sensi dell'art. 508 comma 2 e 511 comma 3. La lettura che sia fatta senza l'esame del perito non determina l'inutilizzabilità della perizia, ma una nullità generale non assoluta per violazione dei diritti della difesa; nullità soggetta pertanto ai limiti di deducibilità di cui all'art. 182 e alle sanatorie di cui all'art. 183.

Cassazione penale sez. VI  08 marzo 1991



 
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