codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 51 cod. proc. penale: Uffici del pubblico ministero – Attribuzioni del procuratore della Repubblica distrettuale

1. Le funzioni di pubblico ministero sono esercitate:

a) nelle indagini preliminari e nei procedimenti di primo grado dai magistrati della procura della Repubblica presso il tribunale;

b) nei giudizi di impugnazione dai magistrati della procura generale presso la corte di appello o presso la corte di cassazione.

2. Nei casi di avocazione, le funzioni previste dal comma 1 lettera a) sono esercitate dai magistrati della procura generale presso la corte di appello. Nei casi di avocazione previsti dall’articolo 371-bis, sono esercitate dai magistrati della Direzione nazionale antimafia.

3. Le funzioni previste dal comma 1 sono attribuite all’ufficio del pubblico ministero presso il giudice competente a norma del capo II del titolo I.

3-bis. Quando si tratta di procedimenti per i delitti, consumati o tentati, di cui agli articoli 416, sesto e settimo comma, 416, realizzato allo scopo di commettere delitti previsti dagli articoli 473 e 474, 416-bis, 600, 601, 602 e 630 del codice penale, per i delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, nonché per i delitti previsti dall’articolo 74 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, dall’articolo 291-quater del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, e dall’articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le funzioni indicate nel comma 1 lettera a) sono attribuite all’ufficio del pubblico ministero presso il tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente.

3-ter. Nei casi previsti dal comma 3-bis e dai commi 3-quater e 3-quinquies, se ne fa richiesta il procuratore distrettuale, il procuratore generale presso la corte di appello può, per giustificati motivi, disporre che le funzioni di pubblico ministero per il dibattimento siano esercitate da un magistrato designato dal procuratore della Repubblica presso il giudice competente.

3-quater. Quando si tratta di procedimenti per i delitti consumati o tentati con finalità di terrorismo le funzioni indicate nel comma 1, lettera a), sono attribuite all’ufficio del pubblico ministero presso il tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente. PERIODO SOPPRESSO DAL D.L. 23 MAGGIO 2008, N. 92, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 24 LUGLIO 2008, N. 125.

3-quinquies. Quando si tratta di procedimenti per i delitti, consumati o tentati, di cui agli articoli 414-bis, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 600-quinquies, 609-undecies, 615-ter, 615-quater, 615-quinquies, 617-bis, 617-ter, 617-quater, 617-quinquies, 617-sexies, 635-bis, 635-ter, 635-quater, 640-ter e 640-quinquies del codice penale, le funzioni indicate nel comma 1, lettera a), del presente articolo sono attribuite all’ufficio del pubblico ministero presso il tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente.

————-

AGGIORNAMENTO

Il D.L. 20 novembre 1991, n. 367, convertito con modificazioni dalla L. 20 gennaio 1992, n. 8 ha disposto (con l’art. 16, comma 2) che “Le disposizioni degli articoli 2, comma 1, lettera b), 3, comma 1, lettera b), 7, 8, 9, 10, comma 1, e 11 hanno effetto a decorrere dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto previsto dall’articolo 15, comma 2”.

————-

AGGIORNAMENTO

Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l’art. 247, comma 1) che “Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito dall’articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3”.

————-

AGGIORNAMENTO

Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16 giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l’art. 247, comma 1) che “Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3”.

————-

AGGIORNAMENTO

La L. 11 agosto 2003, n. 228 ha disposto (con l’art. 16, comma 1) che “La disposizione di cui al comma 1, lettera b), dell’articolo 6, ai soli effetti della determinazione degli uffici cui spettano le funzioni di pubblico ministero o di giudice incaricato dei provvedimenti previsti per la fase delle indagini preliminari ovvero di giudice dell’udienza preliminare, non si applica ai procedimenti nei quali la notizia di reato e’ stata iscritta nel registro di cui all’articolo 335 del codice di procedura penale precedentemente alla data di entrata in vigore della presente legge.”

————-

AGGIORNAMENTO

Il D.L. 18 ottobre 2001, n. 374, convertito con modificazioni dalla L. 15 dicembre 2001, n. 438 ha disposto (con l’art. 10-bis, comma 3) che la modifica al presente articolo “si applica solo ai procedimenti iniziati successivamente alla data di entrata in vigore della disposizione medesima”.

————-

AGGIORNAMENTO

La L. 18 marzo 2008, n. 48 come modificata dal D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni dalla L. 24 luglio 2008, n. 125, ha disposto (con l’art. 11, comma 1-bis) che le disposizioni di cui al comma 3-quinquies dell’articolo 51 del codice di procedura penale si applicano solo ai procedimenti iscritti nel registro di cui all’articolo 335 del codice di procedura penale successivamente alla data di entrata in vigore della L. 48/2008.


Giurisprudenza annotata

Uffici del pubblico ministero

In costanza di espiazione di pena conseguente a condanna definitiva, la misura di prevenzione non può essere disposta se non sia acquisita la prova certa che la formazione di risocializzazione propria del trattamento penitenziario non ha esercitato alcun effetto sul condannato, né ha eliminato la sua pericolosità sociale; è compito del giudice di merito procedere ai necessari accertamenti, non potendosi far luogo a misura di prevenzione se la pericolosità sociale non sia sussistente al momento della formulazione del giudizio. (Fattispecie in tema di misura disposta nei confronti di persona indiziata di reati previsti dall' art. 51, comma 3 bis, c.p.p.). (Annulla con rinvio, App. Milano, 09/12/2013 )

Cassazione penale sez. VI  09 ottobre 2014 n. 46292  

 

In tema di sequestro preventivo ordinario, il giudice per le indagini preliminari che ha emesso il provvedimento è competente a decidere delle eventuali istanze in materia di custodia, gestione ed amministrazione dei beni sottoposti a vincolo in procedimento relativo ai delitti di cui all'art. 51, comma terzo bis, cod. proc. pen., anche durante la pendenza del processo, poiché per tali reati si applicano le disposizioni in materia di amministrazione dei beni sequestrati e confiscati previste dal D.Lgs. del 6 settembre 2011, n.159, in forza dell'art. 12 sexies, comma quarto bis del D.L. n. 306 del 1992. (In applicazione del principio la Corte ha dichiarato la competenza del g.i.p. a decidere sull'istanza di liquidazione dei compensi, presentata dal custode giudiziario in relazione a processo per reati di cui agli artt. 416, 473 e 474 cod. pen. pendente davanti al giudice del dibattimento). (Dichiara competenza) ,

Cassazione penale sez. I  16 settembre 2014 n. 51190  

 

La dichiarazione di incompetenza per materia del Tribunale per i reati previsti dall'art. 51 comma 3 bis c.p.p. di competenza della Corte di assise del medesimo ambito territoriale, impone la regressione del procedimento con trasmissione degli atti al p.m., essendo, invece, illegittima la diretta trasmissione degli atti al giudice ritenuto competente. (Annulla senza rinvio, Ass.App. L'Aquila, 22/02/2013)

Cassazione penale sez. V  15 luglio 2014 n. 47097  

 

È abnorme, per la sua attitudine a determinare una indebita regressione del procedimento, il provvedimento con cui il tribunale, investito del giudizio in ordine ad un reato rientrante tra quelli di cui all'art. 51, comma 3 bis, c.p.p., declini la propria competenza e trasmetta gli atti, anziché direttamente all'autorità giudiziaria ritenuta competente, al g.u.p. distrettuale per l'individuazione del giudice del dibattimento territorialmente competente. (Dichiara competenza) ,

Cassazione penale sez. I  27 maggio 2014 n. 32821  

 

In tema di competenza per territorio, allorquando fra i reati connessi ai sensi dell'art.12 c.p.p. siano presenti reati di natura non associativa ricompresi fra quelli di cui all'art. 51, comma 3 bis c.p.p., la deroga al principio generale - per il quale in caso di connessione fra reati la competenza spetta al giudice competente per il reato più grave - è limitata al solo trasferimento al giudice in sede distrettuale della competenza già attribuita, secondo le regole ordinarie, ad altro giudice del medesimo distretto. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che il procedimento per il delitto di cui all'art. 260 d.lg. n. 152 del 2006, riguardante un reato a struttura non necessariamente associativa, ancorché incluso fra quelli di cui all'art. 51, comma 3 bis, c.p.p., eserciti forza attrattiva rispetto ai procedimenti connessi che riguardino reati più gravi, commessi nel territorio di altro distretto). (Dichiara competenza, Trib. lib. Milano, 11/02/2014 )

Cassazione penale sez. III  22 maggio 2014 n. 52512  

 

In tema di competenza per territorio e reati ambientali, in ipotesi di connessione ai sensi dell'art. 12 c.p.p., ove la ragione di traslazione del giudice competente in funzione della presenza, fra i reati connessi, di uno dei reati di cui all'art. 51, comma 3 bis, c.p.p., non concerna una fattispecie di reato associativo, essa è limitata al trasferimento al giudice in sede distrettuale della competenza già attribuita, secondo le regole ordinarie, ad altro giudice del medesimo distretto.

Cassazione penale sez. III  22 maggio 2014 n. 52512  

 

Qualora si proceda a carico di più soggetti ad alcuni soltanto dei quali siano contestati delitti rientranti nelle previsioni di cui all'art. 51, comma 3 bis, c.p.p., il disposto di cui all'art. 190 bis c.p.p. trova applicazione anche nei confronti di quelli, tra i coimputati, i quali siano chiamati a rispondere di delitti diversi.

Cassazione penale sez. III  21 maggio 2014 n. 30579  

 

Nell'ipotesi di rinnovazione del dibattimento celebrato a carico di più imputati, a cui non a tutti è stato contestato uno dei delitti indicati dall'art. 51 c.p.p. comma terzo bis, la previsione dell'art. 190-bis c.p.p., che, derogando alla regola generale in tema di diritto alla prova, subordina nuovo esame della fonte dichiarativa già escussa (nel contraddittorio con l'interessato) alla condizione che esso verta su fatti o circostanze diverse da quelle già oggetto di precedenti dichiarazioni ovvero sia ritenuto necessario 'sulla base di specifiche esigenze', trova applicazione non soltanto nei confronti dell'imputato a cui è stato specificamente contestato il reato 'derogante' ma anche nei confronti degli altri, posto che tanto il testo della disposizione ( 'nel procedimento per taluno dei delitti…') quanto il suo fondamento funzionale (connesso alla prevenzione del rischio di usura della fonte di prova in peculiari procedimenti) ne escludono una lettura 'personalizzata'.

Cassazione penale sez. III  21 maggio 2014 n. 30579  

 

Nel caso di provvedimenti che dispongono una misura cautelare a fronte dei delitti contemplati dall'articolo 51, comma 3-bis c.p.p. (il quale fa riferimento – “inter alia” – “(ai) delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto art. 416-bis ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo”), l'informativa prefettizia assume carattere tipico e rinviene il suo presupposto necessario e sufficiente nella richiamata adozione della misura cautelare e nella sua ascrivibilità a un delitto riconducibile al “catalogo” tipizzato dal medesimo articolo 10, comma 7, lettera a), d.P.R. 3 giugno 1998, n. 252. (RiformaTarLazio, Roma, sez. III, n. 2659/2013).

Consiglio di Stato sez. VI  10 aprile 2014 n. 1730  

 

È concedibile il beneficio della detenzione domicilare ai sensi dell'art.16 nonies l. n. 82 del 1991, anche per delitti non ricompresi tra quelli di cui all'art. 51 comma 3 bis c.p.p. né commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale, se il detenuto, dopo la condanna, presta collaborazione con riferimento a queste tipologie di illeciti, a condizione che la conseguente sentenza, anche non definitiva, riconosca, in relazione al contributo dichiarativo, i requisiti di attendibilità e di novità ovvero completezza o notevole importanza di cui all'art. 9, comma 3, l. n. 82 del 1991. (Annulla con rinvio, Trib.sorv. Milano, 14/05/2013 )

Cassazione penale sez. I  20 gennaio 2014 n. 12296  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti