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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 511 cod. proc. penale: Letture consentite

1. Il giudice, anche di ufficio, dispone che sia data lettura, integrale o parziale, degli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento.

2. La lettura di verbali di dichiarazioni è disposta solo dopo l’esame della persona che le ha rese, a meno che l’esame non abbia luogo.

3. La lettura della relazione peritale è disposta solo dopo l’esame del perito.

4. La lettura dei verbali delle dichiarazioni orali di querela o di istanza è consentita ai soli fini dell’accertamento della esistenza della condizione di procedibilità.

5. In luogo della lettura, il giudice, anche di ufficio, può indicare specificamente gli atti utilizzabili ai fini della decisione. L’indicazione degli atti equivale alla loro lettura. Il giudice dispone tuttavia la lettura, integrale o parziale, quando si tratta di verbali di dichiarazioni e una parte ne fa richiesta. Se si tratta di altri atti, il giudice è vincolato alla richiesta di lettura solo nel caso di un serio disaccordo sul contenuto di essi.

6. La facoltà di chiedere la lettura o l’indicazione degli atti, prevista dai commi 1 e 5, è attribuita anche agli enti e alle associazioni intervenuti a norma dell’articolo 93.


Giurisprudenza annotata

Letture e contestazioni dibattimentali

In tema di letture consentite, ex art. 431 e 511 c.p.p., la querela può essere inserita nel fascicolo per il dibattimento ed è utilizzabile ai soli fini della procedibilità dell'azione penale, con la conseguenza che da essa il giudice non può trarre elementi di convincimento al fine della ricostruzione storica della vicenda, tranne che per circostanze o fatti imprevedibili, risulti impossibile la testimonianza dell'autore della denuncia-querela; in tal caso, infatti, la lettura è consentita, ai sensi dell'art. 512 c.p.p., anche per utilizzarne il contenuto ai fini della prova. Ne consegue che, in assenza dei presupposti di cui all'art. 512 c.p.p., la querela non può essere utilizzata per le contestazioni ex art. 500 c.p.p., trattandosi di documento redatto dalla persona offesa e non di un verbale contenente dichiarazioni precedentemente rese dal testimone. (Dichiara inammissibile, App. Campobasso, 02/07/2013 )

Cassazione penale sez. V  06 ottobre 2014 n. 51711  

 

La violazione dell'obbligo sancito dall'art. 511 c.p.p. di dare lettura degli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento ovvero di indicare quelli utilizzabili ai fini della decisione non è causa di nullità, non essendo specificamente sanzionata in tal senso e non essendo inquadrabile in alcuna delle cause generali di nullità previste dall'art. 178 c.p.p.; né può dare luogo a inutilizzabilità, poiché sia l'art. 191 che l'art. 526 c.p.p. sanzionano l'illegittimità dell'acquisizione della prova, e quindi i vizi di un'attività che logicamente e cronologicamente si distingue e precede quella della lettura o dell'indicazione. Rigetta, Trib. Bergamo, 22/09/2011

Cassazione penale sez. III  17 ottobre 2013 n. 45305  

 

Ai fini dell'utilizzabilità di accertamenti autoptici e chimico-tossicologici eseguiti su un cadavere non si applica la disposizione prevista dall'art. 511 c.p.p., in quanto si tratta di atti irripetibili, inseriti nel fascicolo per il dibattimento, e dei quali il giudice può disporre la lettura indipendentemente dall'esame del consulente. (Fattispecie relativa ad atti compiuti all'estero trasmessi al giudice italiano da autorità giudiziaria straniera). (Rigetta, App. Catania, 02/12/2011 )

Cassazione penale sez. IV  18 giugno 2013 n. 27954  

 

La perizia, assunta in dibattimento o nell'incidente probatorio, può essere utilizzata in una procedura incidentale "de libertate" non appena sia stata depositata la relazione scritta, e quindi anche prima che il perito sia stato sentito, ponendosi il problema del rapporto temporale fra la lettura della relazione e l'esame orale del perito solo nella fase dibattimentale a norma dell'art. 511 comma 3 c.p.p. Dichiara inammissibile, Trib. lib. Catanzaro, 02 ottobre 2012

Cassazione penale sez. I  09 maggio 2013 n. 26077  

 

Il verbale di sequestro è atto irripetibile che deve essere inserito nel fascicolo per il dibattimento, in quanto contiene la descrizione della situazione di fatto esistente in un preciso momento e suscettibile di successiva modificazione, con la conseguenza che lo stesso, a norma dell'art. 511 c.p.p., è utilizzabile come prova mediante lettura sia con riguardo all'individuazione dello stato dei luoghi, sia in riferimento alle dichiarazioni rese, ferma restando la necessità, relativamente a queste ultime, di procedere preventivamente all'esame della persona che le ha rese. Annulla con rinvio, App. Reggio Calabria, 03/12/2010

Cassazione penale sez. VI  09 aprile 2013 n. 36210

 

L'acquisizione di una perizia disposta in altro procedimento civile o penale non è subordinata, ai sensi del terzo comma dell'art. 511 c.p.p., al previo esame del perito che l'ha svolta, trovando la sua fonte di disciplina nel disposto dell'art. 238 dello stesso codice. Annulla con rinvio, App. Catanzaro, 18 ottobre 2011

Cassazione penale sez. III  02 ottobre 2012 n. 43498  

 

Nell'ambito di un procedimento per i reati di omicidio colposo e di guida sotto l'influenza dell'alcool, il certificato del laboratorio di analisi attestante lo stato di ebbrezza è legittimamente acquisibile, quale prova documentale, ai sensi dell'art. 234 c.p.p., non potendosi evocare in senso contrario la disciplina processuale degli atti ripetibili e della loro utilizzabilità nel processo. Occorre infatti distinguere tra documenti (disciplinati, quali prove, dagli art. 234 e ss. c.p.p.) e gli atti processuali (il cui utilizzo processuale è disciplinato negli art. 511 e ss. c.p.p., attraverso lo strumento delle letture): i primi sono quelli formati fuori dal procedimento in cui poi faranno ingresso; i secondi, invece, sono costituiti dal susseguirsi degli atti del procedimento, spesso incorporati in verbali e che quindi sono oggetto di documentazione scritta ed eventualmente fonica o videoregistrata. In questa prospettiva, non è dubbio che un certificato medico o di laboratorio di analisi costituisca un documento, e non un atto processuale, in quanto formato fuori (se non necessariamente prima) del procedimento, come tale acquisibile in atti come prova documentale ai sensi del richiamato art. 234 c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  29 ottobre 2009 n. 3559  



 
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