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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 513 cod. proc. penale: Lettura delle dichiarazioni rese dall’imputato nel corso delle indagini preliminari o nell’udienza preliminare

1. Il giudice, se l’imputato è assente ovvero rifiuta di sottoporsi all’esame, dispone, a richiesta di parte, che sia data lettura dei verbali delle dichiarazioni rese dall’imputato al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero o al giudice nel corso delle indagini preliminari o nell’udienza preliminare, ma tali dichiarazioni non possono essere utilizzate nei confronti di altri senza il loro consenso salvo che ricorrano i presupposti di cui all’articolo 500, comma 4.

2. Se le dichiarazioni sono state rese dalle persone indicate nell’articolo 210, comma 1, il giudice, a richiesta di parte, dispone, secondo i casi, l’accompagnamento coattivo del dichiarante o l’esame a domicilio o la rogatoria internazionale ovvero l’esame in altro modo previsto dalla legge con le garanzie del contradditorio. Se non è possibile ottenere la presenza del dichiarante, ovvero procedere all’esame in uno dei modi suddetti, si applica la disposizione dell’articolo 512 qualora la impossibilità dipenda da fatti o circostanze imprevedibili al momento delle dichiarazioni. Qualora il dichiarante si avvalga della facoltà di non rispondere, il giudice dispone la lettura dei verbali contenenti le suddette dichiarazioni soltanto con l’accordo delle parti.

3. Se le dichiarazioni di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo sono state assunte ai sensi dell’articolo 392, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 511.


Giurisprudenza annotata

Lettura delle dichiarazioni rese dall'imputato nel corso delle indagini preliminari o nell'udienza preliminare

La volontaria assenza dell'imputato all'udienza dibattimentale fissata per l'assunzione del suo esame legittima il giudice a dare lettura delle dichiarazioni già rese nelle indagini preliminari, in applicazione dell'art. 513, comma 1, c.p.p., né la mancata rinnovazione di tale atto durante la prosecuzione dell'istruttoria è suscettibile di determinare alcuna nullità ex art. 178, lett. c), c.p.p. o, comunque, una concreta menomazione del diritto di difesa, atteso che egli può avvalersi della facoltà di rendere dichiarazioni spontanee e di domandare per ultimo la parola in sede di discussione.(Rigetta, App. Genova, 25/09/2013 )

Cassazione penale sez. I  23 maggio 2014 n. 31624  

 

In tema di lettura delle dichiarazioni rese dall'imputato durante le indagini, il limite di utilizzabilità in caso di contumacia o rifiuto di rispondere riguarda soltanto gli altri soggetti (ai sensi dell'art. 513 comma 1 c.p.p., alle condizioni ivi previste), e non l'imputato medesimo, qualora questi, in sede di interrogatorio svoltosi con le garanzie previste dall'art. 64 comma 3 c.p.p., abbia reso dichiarazioni "contra se". (Rigetta, App. Messina, 14/11/2012 )

Cassazione penale sez. II  08 novembre 2013 n. 7029

 

Le dichiarazioni predibattimentali rese dall'imputato anteriormente all'entrata in vigore dell'art. 26 comma 2 l. n. 63 del 2001 sono utilizzabili nei confronti dello stesso dichiarante, poiché il discrimine per l'applicazione della normativa processuale sopravvenuta va individuato, in base al principio "tempus regit actum", nel momento dell'assunzione della prova e non in quello della sua valutazione, sicché nessun effetto preclusivo può esplicare, in relazione al combinato disposto degli art. 513 comma 1 e 526 c.p.p., la circostanza che l'interrogatorio si sia svolto senza l'osservanza delle prescrizioni di cui al novellato art. 64 c.p.p.. (Rigetta, App. Messina, 14/11/2012 )

Cassazione penale sez. II  08 novembre 2013 n. 7029  

 

Il meccanismo di cui all'art. 513 c.p.p. opera in conseguenza al verificarsi della assenza non altrimenti giustificata dell'imputato alla udienza fissata per l'escussione purché la parte interessata ne abbia fatto richiesta. Si verifica, in tal caso, un momento processuale surrogatorio alla assunzione dell'esame che si cristallizza immediatamente, al momento della riscontrata assenza e della formulata richiesta, essendo di poi irrilevante il concreto ed anche successivo momento in cui le dichiarazioni vengono versate in atti per consentirne la lettura in funzione dell'acquisizione.

Cassazione penale sez. VI  27 novembre 2012 n. 49759  

 

Ai fini dell'utilizzazione delle dichiarazioni predibattimentali "contra alios" - rese da imputati contumaci, assenti o rifiutatisi di sottoporsi ad esame - la necessità del consenso di cui all'art. 513 comma 1 ultima parte c.p.p., non comporta che esso debba manifestarsi in modo espresso e formale, con la conseguenza che può essere desunto per implicito dal solo fatto che la disposta acquisizione non abbia formato oggetto di specifica opposizione.

Cassazione penale sez. V  08 luglio 2011 n. 47014  

 

È legittima, in caso di rifiuto dell'imputato di sottoporsi all'esame dibattimentale, la lettura dei verbali contenenti le dichiarazioni spontanee da questi in precedenza rese davanti al tribunale del riesame. (In motivazione la Corte ha precisato che il recupero delle dichiarazioni, nella specie confessorie, nel corso dell'udienza davanti al tribunale del riesame, è in linea con il precetto normativo di cui all'art. 513, comma 1, c.p.p.).

Cassazione penale sez. III  13 gennaio 2011 n. 17391  

 

Nel processo per responsabilità amministrativa il giudizio di ammissibilità delle prove non è assimilabile a quello vigente nel processo penale, perciò le dichiarazioni testimoniali, rese da persone informate dei fatti davanti alla polizia giudiziaria, sono utilizzabili nel processo contabile anche al di fuori delle limitate ipotesi di cui all'art. 513 c.p.p.

Corte Conti reg. (Sardegna) sez. giurisd.  17 dicembre 2010 n. 986  

 

Non contrasta con il principio del diritto al confronto l'utilizzazione di dichiarazioni rese nella fase anteriore al dibattimento se l'accusato ha avuto la possibilità di confrontarsi con l'accusa; ciò avviene nel caso in cui si sia proceduto, nella fase delle indagini preliminari, a un confronto con il rispetto delle garanzie difensive. Il ricorrente era stato condannato per rapina e omicidio. A suo carico, tra l'altro, le dichiarazioni rese da un coimputato e da un imputato di reato connesso. Il processo, svoltosi a seguito di rinvio a giudizio del 1995, nel periodo 1996-2006 (data del rigetto del ricorso da parte della Corte di cassazione), ha visto la modifica di norme applicabili (art. 513 c.p.p.) per l'intervento della Corte costituzionale e del legislatore (l. n. 267/1997 e n. 35/2000 sul giusto processo) e nel corso di esso era stata data lettura delle dichiarazioni rese da uno dei coimputati e da imputato di reato connesso. La Corte europea ha al riguardo ricordato che non spetta ad essa - bensì alle autorità giudiziarie nazionali - di valutare (la correttezza delle decisioni quanto al) l'ammissibilità delle prove in un processo penale ma piuttosto di verificare se la procedura, nel suo complesso, può essere definita equa (v. Lucà c. Italia, n. 33354/96; De Lorenzo c. Italia, n. 69264/01). Al riguardo ribadisce la Corte che il principio è quello secondo cui la prova deve essere acquisita in un'udienza pubblica in presenza dell'accusato; tale principio non è peraltro senza eccezioni, con il limite del rispetto dei diritti della difesa. Ciò vuol dire che l'equità complessiva della procedura è rispettata se all'imputato è data possibilità, nella fase precedente al dibattimento o anche successivamente (ad esempio in appello) di confrontarsi con l'elemento di accusa. Resta fermo che una condanna non può fondarsi su una prova che costituisca essa la sola o quella determinante per l'affermazione della responsabilità. Nel caso di specie la Corte ha ritenuto che la circostanza che nel corso delle indagini fosse stato effettuato un confronto tra l'accusato e il suo coimputato; che questo sia avvenuto dopo che l'accusato era stato ripetutamente interrogato dal pubblico ministero e che fosse stato richiesto dallo stesso ricorrente; che l'atto istruttorio si fosse svolto nel rispetto della procedura e alla presenza di entrambi i difensori; che delle dichiarazioni (oltre che del risultato del confronto) rese in quell'occasione fosse stata data lettura in dibattimento senza opposizione delle parti costituissero tutti elementi che facciano ritenere non essere stato violato il principio del giusto processo. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza.

Corte europea diritti dell'uomo sez. II  16 novembre 2010 n. 39159  



 
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