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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 514 cod. proc. penale: Letture vietate

1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 511, 512, 512-bis e 513, non può essere data lettura dei verbali delle dichiarazioni rese dall’imputato, dalle persone indicate nell’articolo 210 e dai testimoni alla polizia giudiziaria, al pubblico ministero o al giudice nel corso delle indagini preliminari o nella udienza preliminare, a meno che nell’udienza preliminare le dichiarazioni siano state rese nelle forme previste dagli articoli 498 e 499, alla presenza dell’imputato o del suo difensore.

2. Fuori dei casi previsti dall’articolo 511, è vietata la lettura dei verbali e degli altri atti di documentazione delle attività compiute dalla polizia giudiziaria. L’ufficiale o l’agente di polizia giudiziaria esaminato come testimone può servirsi di tali atti a norma dell’articolo 499 comma 5.


Giurisprudenza annotata

Letture vietate

In caso di mutamento del giudice, le dichiarazioni dei testi assunti dal precedente giudice, non sono utilizzabili ove una delle parti si opponga alla lettura. In tal caso, l'onere della citazione dei suddetti testi, nonostante il consenso alla lettura prestato dalle restanti parti, spetta alla parte che aveva originariamente chiesto l'ammissione dei suddetti testi. Di conseguenza, ove la parte che non ha prestato il proprio consenso alla lettura venga onerata della citazione dei suddetti testi, legittimamente può rifiutarsi di citarli ed il giudice non può dare lettura delle dichiarazioni rese davanti al precedente giudice, dovendo porre l'onere della citazione a carico della parte che originariamente aveva richiesto l'ammissione dei testi.

Cassazione penale sez. II  08 febbraio 2011 n. 11542  

 

Il fatto che il p.m., per sollecitare la memoria di un testimone, proceda alla lettura della relazione di servizio non costituisce alcuna violazione delle norme di cui agli art. 499,500 e 514 c.p.p. poiché è previsto che l'ufficiale o l'agente di p.g. esaminato come testimone possa servirsi dei verbali e delle attività da lui compiute. (Nel caso di specie il difensore dell'imputato eccepiva che la relazione di servizio redatta dall'agente di p.g. fosse stata illegittimamente usata per le contestazioni. La Corte di appello considerava le dichiarazioni dell'agente di p.g. pienamente attendibili poiché rese prima che il p.m. procedesse con le relative contestazioni ex art. 500 c.p.p. e riguardanti non il fatto principale, bensì una circostanza di scarso rilievo).

Corte appello Roma sez. II  16 dicembre 2010 n. 8026  

 

La consultazione di documenti in aiuto della memoria alla quale il teste può essere autorizzato è un concetto non interpretabile in modo univoco, siccome correlato all'oggetto delle singole deposizioni rese negli specifici casi concreti, sicché, se da un lato risulta sostanzialmente disatteso il divieto di lettura di cui all'art. 514 cod. proc. pen. in caso di utilizzazione per la decisione di documenti preformati rispetto al dibattimento, dall'altro non è vietata l'utilizzazione di elementi contenuti in un documento redatto dal teste, allorché essi siano stati acquisiti al dibattimento attraverso l'esame e il controesame del teste stesso, e quindi con la garanzia di pienezza del contraddittorio e con la piena esplicazione del diritto di difesa, cui il contraddittorio è funzionale. Dichiara inammissibile, App. Catanzaro, 21 maggio 2008

Cassazione penale sez. I  14 gennaio 2009 n. 9202  

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 511, 514 e 525, comma 2, c.p.p., censurati, in riferimento agli artt. 3, 25, 101 e 111 Cost., nella parte in cui, secondo l'interpretazione delle sezioni unite della Corte di cassazione, non prevedono che, nel caso di mutamento totale o parziale del giudicante, le dichiarazioni assunte nella precedente istruzione dibattimentale, quando l'esame del dichiarante possa avere luogo e sia stato chiesto da una delle parti, siano utilizzabili per la decisione mediante semplice lettura, dopo l'applicazione degli artt. 190 e 190-bis c.p.p. Identica questione è stata già dichiarata manifestamente infondata e non vengono aggiunti profili nuovi o diversi di censura (sentt. nn. 180 del 2004, 379 del 2005; ordd. nn. 399 del 2001, 73 del 2003, 265 e 418 del 2004, 215 e 389 del 2005, 67 del 2007).

Corte Costituzionale  30 luglio 2008 n. 318  

 

Gli atti contenuti nel fascicolo del p.m. ed acquisiti, sull’accordo delle parti, al fascicolo del dibattimento, possono essere legittimamente utilizzati, ai fini della decisione, non ostandovi neppure i divieti di lettura di cui all’art. 514 c.p.p., salvo che detti atti siano affetti da inutilizzabilità c.d. “patologica” qual è quella derivante da una loro assunzione "contra legem".

Tribunale Lecce  09 gennaio 2008

 

Gli atti contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero ed acquisiti, sull'accordo delle parti, al fascicolo per il dibattimento, possono essere legittimamente utilizzati ai fini della decisione, non ostandovi neppure i divieti di lettura di cui all'art. 514 cod.proc.pen., salvo che detti atti siano affetti da inutilizzabilità cosiddetta "patologica" qual'è quella derivante da una loro assunzione "contra legem". Rigetta, App. Milano, 4 Marzo 2005

Cassazione penale sez. III  23 maggio 2007 n. 35372

 

Sono manifestamente infondate le q.l.c. degli art. 511, 514 e 525, comma 2, c.p.p., sollevate, in riferimento agli art. 3, 24, 25, 27, 101 e 111 cost., nella parte in cui prevedono - secondo l'interpretazione accolta dalla giurisprudenza di legittimità - che nel caso di rinnovazione del dibattimento a causa del mutamento della persona del giudice monocratico o della composizione del giudice collegiale, la richiesta di nuovo esame del dichiarante - ancorché immotivata - formulata da una delle parti, impedisca di utilizzare ai fini della decisione la prova dichiarativa assunta dal diverso giudice, a mezzo di semplice lettura del relativo verbale. (La Corte, nel ribadire precedenti decisioni, ha sottolineato che il principio di immediatezza, su cui si fonda la disciplina censurata, non può ritenersi, in sé, manifestamente irrazionale ed arbitrario: la parte che richiede la rinnovazione dell'esame, esercita, infatti, il proprio diritto all'assunzione della prova davanti al giudice chiamato a decidere, restando affidata alle scelte discrezionali del legislatore l'individuazione di presidi volti a prevenire il possibile uso strumentale e dilatorio di tale diritto).

Corte Costituzionale  09 marzo 2007 n. 67  

 

Sono manifestamente infondate le q.l.c. degli art. 511, 514 e 525 comma 2 c.p.p., censurati, in riferimento agli art. 3, 24, 25, 27, 101 e 111 cost., nella parte in cui, secondo l’interpretazione delle sezioni unite della Corte di cassazione, non prevedono che, nel caso di mutamento totale o parziale dell’organo giudicante, le dichiarazioni assunte innanzi a giudice diverso siano utilizzabili per la decisione mediante lettura a prescindere dal consenso o dal dissenso delle parti. La disciplina censurata non può, infatti, essere considerata manifestamente irrazionale ed arbitraria, in quanto deve essere correlata al principio di immediatezza, che postula l’identità fra il giudice che acquisisce le prove e quello che decide; essa, inoltre, non determina una lesione del principio di non dispersione dei mezzi di prova, in quanto in nessun caso la prova dichiarativa precedentemente assunta va dispersa, essendo sempre possibile acquisirla tramite lettura del relativo verbale, con l’unica differenza che, qualora l’esame del dichiarante sia possibile e sia stato richiesto, la lettura dovrà seguire tale esame; né viola il principio di ragionevole durata del processo, giacché tale principio va contemperato, secondo il canone della ragionevolezza, con il complesso delle altre garanzie costituzionali rilevanti nel processo penale, e neanche il principio di eguaglianza, poiché le fattispecie richiamate dai rimettenti (art. 190 bis c.p.p.; art. 1 comma 2 d.l. 23 ottobre 1996 n. 553, conv., con modificazioni, in l. 23 dicembre 1996 n. 652) non possono essere utilmente invocate quali tertia comparationis, mentre nessun elemento in senso contrario si desume dalle norme che disciplinano gli effetti della dichiarazione di incompetenza ovvero della violazione delle disposizioni sulla composizione collegiale o monocratica del tribunale sulla efficacia delle prove acquisite, giacché anche in tali casi, verificandosi un mutamento di persona fisica del giudice le prove acquisite dal giudice incompetente o da quello non correttamente composto non potranno essere utilizzate senza lettura se le parti chiedono un nuovo esame del dichiarante, rientrandosi così nell’ambito della disciplina generale.

Corte Costituzionale  09 marzo 2007 n. 67  

 

Gli "elementi concreti" in ordine all'intimidazione del dichiarante che a norma dell'art. 500 comma 4 c.p.p. legittimano l'acquisizione di sue precedenti dichiarazioni non richiedono necessariamente in ogni caso un previo e formale accertamento incidentale, ben potendo emergere, oltre che da prove già assunte, dall'analisi interna della stessa dichiarazione dibattimentale, e che, entrata a regime la normativa del giusto processo, l'acquisizione dei verbali degli atti di indagine - altrimenti vietata ex art. 514 e 515 c.p.p. - è appunto finalizzata alla loro utilizzazione secondo la previsione dell'art. 111 comma 5 cost.

Cassazione penale sez. I  14 luglio 2005 n. 39996  



 
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