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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 516 cod. proc. penale: Modifica della imputazione

1. Se nel corso dell’istruzione dibattimentale il fatto risulta diverso da come è descritto nel decreto che dispone il giudizio, e non appartiene alla competenza di un giudice superiore, il pubblico ministero modifica l’imputazione e procede alla relativa contestazione.

1-bis. Se a seguito della modifica il reato risulta attribuito alla cognizione del tribunale in composizione collegiale anziché monocratica, l’inosservanza delle disposizioni sulla composizione del giudice è rilevata o eccepita, a pena di decadenza, immediatamente dopo la nuova contestazione ovvero, nei casi indicati dagli articoli 519 comma 2 e 520 comma 2, prima del compimento di ogni altro atto nella nuova udienza fissata a norma dei medesimi articoli.

1-ter. Se a seguito della modifica risulta un reato per il quale è prevista l’udienza preliminare, e questa non si è tenuta, l’inosservanza delle relative disposizioni è eccepita, a pena di decadenza, entro il termine indicato dal comma 1-bis. (1)

(1) La Corte Costituzionale con sentenza 30 giugno 1994, n. 265 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui non prevedono la facoltà dell’imputato di richiedere al giudice del dibattimento l’applicazione di pena a norma dell’art. 444 del codice di procedura penale relativamente al fatto diverso o al reato concorrente contestato in dibattimento quando la nuova contestazione concerne un fatto che già risultava dagli atti di indagine al momento dell’esercizio dell’azione penale ovvero quando l’imputato ha tempestivamente e ritualmente proposto la richiesta di applicazione di pena in ordine alle originarie imputazioni.
La Corte costituzionale con sentenza 29 dicembre 1995, n. 530 ha inoltre dichiarato l’illegittimità del presente articolo nella parte in cui non prevede la facoltà dell’imputato di proporre domanda di oblazione ai sensi degli artt. 162 e 162-bis del codice penale relativamente al fatto diverso contestato in dibattimento.
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Cfr. Corte Costituzionale, sentenza 15 ottobre 2008, n. 333 in Altalex Massimario.
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 1-5 dicembre 2014, n. 273 (Gazz. Uff. 10 dicembre 2014, n. 51 – Prima serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui non prevede la facolta’ dell’imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al fatto diverso emerso nel corso dell’istruzione dibattimentale, che forma oggetto della nuova contestazione.


Giurisprudenza annotata

Modifica della imputazione

La q.l.c. dell'art. 516 c.p.p. deve essere dichiarata manifestamente inammissibile per sopravvenuta mancanza di oggetto, in quanto, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 273/2014, la norma censurata è stata già rimossa dall'ordinamento, "in parte qua", con efficacia "ex tunc".

Corte Costituzionale  03 marzo 2015 n. 28  

 

È costituzionalmente illegittimo, per violazione degli art. 3 e 24, comma 2, cost., l'art. 516 c.p.p. nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al fatto diverso emerso nel corso dell'istruzione dibattimentale, che forma oggetto della nuova contestazione.

Corte Costituzionale  05 dicembre 2014 n. 273  

 

Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 516 c.p.p., nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al fatto diverso emerso nel corso dell'istruzione dibattimentale, che forma oggetto della nuova contestazione; tale norma, infatti, si pone in contrasto con gli artt. 3 e 24, secondo comma, della Costituzione, atteso che, nel caso considerato, l'imputato verrebbe a trovarsi in posizione diversa e deteriore, quanto alla facoltà di accesso al rito alternativo e alla correlata diminuzione di pena, rispetto a chi fosse chiamato a rispondere della stessa imputazione sin dall'inizio.

Corte Costituzionale  05 dicembre 2014 n. 273  

 

La rettifica in udienza del capo di imputazione operata dal P.M., consistente nella specificazione della norma incriminatrice violata, non chiaramente indicata, e del presupposto da cui scaturisce l'illiceità della condotta (nella specie, l'assenza di un permesso a costruire), costituisce modifica della contestazione ai sensi dell'art. 516 cod. proc.pen., con conseguente necessità, a pena di nullità, della sospensione del dibattimento e della notifica all'imputato contumace dell'estratto del verbale ai sensi dell'art. 520 cod. proc. pen. (Annulla senza rinvio, App. Campobasso, 09/01/2014 )

Cassazione penale sez. III  25 novembre 2014 n. 961  

 

L'inottemperanza all'ordine, legalmente dato dall'Autorità, di compiere una determinata attività entro un termine prefissato, integra un reato istantaneo, previsto dall'art. 650 c.p., il cui momento consumativo va individuato, ove l'ordine non sia osservato, in quello della scadenza del termine di adempimento; ne consegue che da tale data decorre il termine di prescrizione del reato, e che dell'eventuale successivo protrarsi della condotta illecita il giudice può tenere conto soltanto se questa costituisce oggetto di ulteriore contestazione ad opera del p.m., a norma dell'art. 516 c.p.p. (Annulla senza rinvio, App. Torino, 28/11/2013 )

Cassazione penale sez. I  01 ottobre 2014 n. 49646  

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 517 c.p.p., nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento l'applicazione di pena, a norma dell'art. 444 c.p.p., in seguito alla contestazione nel dibattimento di una circostanza aggravante che già risultava dagli atti di indagine al momento dell'esercizio dell'azione penale. Posto che le valutazioni dell'imputato circa la convenienza del rito speciale vengono a dipendere anzitutto dalla concreta impostazione data al processo dal p.m. e che, in seguito al suo errore e al conseguente ritardo nella contestazione dell'aggravante, l'imputazione subisce una variazione sostanziale, l'imputato cui sia stata contestata, nel corso del dibattimento, una circostanza aggravante sulla base di elementi già acquisiti al momento dell'esercizio dell'azione penale, non si trova in una situazione diversa da chi analogamente si è sentito modificare l'imputazione con la contestazione di un fatto diverso, sicché, essendo divenuta ammissibile la richiesta di patteggiamento nel caso di modificazione dell'imputazione, a norma dell'art. 516 c.p.p., la preclusione all'accesso ai riti speciali nel caso della contestazione di una nuova circostanza aggravante, a norma dell'art. 517 c.p.p. risulta lesiva del diritto di difesa oltre che fonte di disparità di trattamento, venendo l'imputato irragionevolmente discriminato, ai fini dell'accesso ai procedimenti speciali, in dipendenza della maggiore o minore esattezza o completezza della valutazione delle risultanze delle indagini preliminari da parte del p.m. alla chiusura delle indagini stesse (sent. n. 593 del 1990, 241, 316 del 1992, 76, 129 del 1993, 265 del 1994, 497 del 1995, 70 del 1006, 148, 219 del 2004, 333 del 2009, 237, 251 del 2012; ordd. n. 213 del 1992, 107 del 1993, 486 del 2002).

Corte Costituzionale  25 giugno 2014 n. 184  

 

Il principio della correlazione tra imputazione e sentenza risulta violato quando, a fronte della originaria contestazione della contravvenzione prevista dal comma primo dell'art. 181, d.lg. 22 gennaio 2004 n. 42, il giudice pronuncia sentenza di condanna per la diversa ipotesi delittuosa di cui al successivo comma 1 bis, dopo una mera "precisazione" dell'addebito da parte del p.m. in udienza, senza che si sia proceduto alla applicazione dei meccanismi processuali di garanzia previsti, contemplati dagli art. 516 e ss. c.p.p. (In motivazione, la Corte ha evidenziato che il delitto di cui all'art. 181, comma 1 bis, è reato autonomo, in quanto caratterizzato, rispetto alla fattispecie di cui al comma precedente, oltre che da un diverso elemento soggettivo, dal requisito della insistenza dei lavori non autorizzati in "area dichiarata di notevole interesse pubblico"). (Annulla senza rinvio, App. Cagliari, 02/12/2013 )

Cassazione penale sez. III  03 giugno 2014 n. 30909  

 

Ai sensi degli articoli 516 e 517 c.p.p., in base alla lettura datane dalla corte costituzionale con la sentenza 265 del 1994, all'imputato cui venga contestato in udienza un reato concorrente deve essere riconosciuta la facoltà di chiedere l'applicazione della pena ai sensi dell'articolo 444 c.p.p., ma ciò unicamente con riferimento al fatto diverso, ovvero al reato concorrente contestato in dibattimento, quando la nuova contestazione sia riferibile a un fatto che già risultava dagli atti d'indagine.

Cassazione penale sez. V  29 aprile 2014 n. 23595

 

In tema di nuove contestazioni, la modifica dell'imputazione di cui all'art. 516 c.p.p. e la contestazione di un reato concorrente o di una circostanza aggravante di cui all'art. 517 c.p.p. possono essere effettuate all'esito dell'istruttoria dibattimentale anche nel caso in cui nel corso della medesima non siano emersi elementi di prova diversi da quelli di cui il p.m. disponeva al momento dell'esercizio dell'azione penale. (Rigetta in parte, App. Ancona, 08/11/2012 )

Cassazione penale sez. V  02 aprile 2014 n. 16989  



 
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