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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 517 cod. proc. penale: Reato concorrente e circostanze aggravanti risultanti dal dibattimento

1. Qualora nel corso dell’istruzione dibattimentale emerga un reato connesso a norma dell’articolo 12 comma 1 lettera b) ovvero una circostanza aggravante e non ve ne sia menzione nel decreto che dispone il giudizio, il pubblico ministero contesta all’imputato il reato o la circostanza, purché la cognizione non appartenga alla competenza di un giudice superiore.

1-bis. Si applicano le disposizioni previste dall’articolo 516, commi 1-bis e 1-ter.

(1) La Corte Costituzionale con sentenza 30 giugno 1994, n. 265 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui non prevedono la facoltà dell’imputato di richiedere al giudice del dibattimento l’applicazione di pena a norma dell’art. 444 del codice di procedura penale relativamente al fatto diverso o al reato concorrente contestato in dibattimento quando la nuova contestazione concerne un fatto che già risultava dagli atti di indagine al momento dell’esercizio dell’azione penale ovvero quando l’imputato ha tempestivamente e ritualmente proposto la richiesta di applicazione di pena in ordine alle originarie imputazioni.
La stessa Corte, con sentenza 29 dicembre 1995, n. 530 ha inoltre dichiarato l’illegittimità del presente articolo nella parte in cui non prevede la facoltà dell’imputato di proporre domanda di oblazione ai sensi degli artt. 162 e 162-bis del codice penale relativamente al reato contestato in dibattimento.
Da ultimo la Corte Costituzionale, con sentenza 22 ottobre 2012, n. 237 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui non prevede la facoltà dell’imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al reato concorrente emerso nel corso dell’istruzione dibattimentale, che forma oggetto della nuova contestazione.
(2) La Corte costituzionale, con sentenza 23-25 giugno 2014, n. 184 (Gazz. Uff. 2 luglio 2014, n. 28 – Prima serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui non prevede la facolta’ dell’imputato di richiedere al giudice del dibattimento l’applicazione di pena, a norma dell’art. 444 del presente codice, in seguito alla contestazione nel dibattimento di una circostanza aggravante che gia’ risultava dagli atti di indagine al momento dell’esercizio dell’azione penale


Giurisprudenza annotata

Reato concorrente e circostanze aggravanti risultanti dal dibattimento

Nel caso in cui il p.m. proceda, sulla base delle dichiarazioni testimoniali della persona offesa, a contestare all'imputato un reato concorrente ai sensi dell'art. 517 c.p.p., tali dichiarazioni possono essere legittimamente utilizzate dal giudice per la decisione qualora il difensore si sia limitato a prendere atto della contestazione suppletiva, senza chiedere, ai sensi dell'art. 519, commi 2 e 3, c.p.p., di effettuare un controesame della persona offesa specificamente relativo all'oggetto della suddetta contestazione. (Rigetta, App. Torino, 07/11/2013 )

Cassazione penale sez. III  08 ottobre 2014 n. 47666  

 

È costituzionalmente illegittimo, per violazione degli art. 3 e 24, comma 2, cost., l'art. 517 c.p.p., nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento l'applicazione di pena, a norma dell'art. 444 c.p.p., in seguito alla contestazione nel dibattimento di una circostanza aggravante che già risultava dagli atti di indagine al momento dell'esercizio dell'azione penale.

Corte Costituzionale  25 giugno 2014 n. 184  

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 517 c.p.p., nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento l'applicazione di pena, a norma dell'art. 444 c.p.p., in seguito alla contestazione nel dibattimento di una circostanza aggravante che già risultava dagli atti di indagine al momento dell'esercizio dell'azione penale. Posto che le valutazioni dell'imputato circa la convenienza del rito speciale vengono a dipendere anzitutto dalla concreta impostazione data al processo dal p.m. e che, in seguito al suo errore e al conseguente ritardo nella contestazione dell'aggravante, l'imputazione subisce una variazione sostanziale, l'imputato cui sia stata contestata, nel corso del dibattimento, una circostanza aggravante sulla base di elementi già acquisiti al momento dell'esercizio dell'azione penale, non si trova in una situazione diversa da chi analogamente si è sentito modificare l'imputazione con la contestazione di un fatto diverso, sicché, essendo divenuta ammissibile la richiesta di patteggiamento nel caso di modificazione dell'imputazione, a norma dell'art. 516 c.p.p., la preclusione all'accesso ai riti speciali nel caso della contestazione di una nuova circostanza aggravante, a norma dell'art. 517 c.p.p. risulta lesiva del diritto di difesa oltre che fonte di disparità di trattamento, venendo l'imputato irragionevolmente discriminato, ai fini dell'accesso ai procedimenti speciali, in dipendenza della maggiore o minore esattezza o completezza della valutazione delle risultanze delle indagini preliminari da parte del p.m. alla chiusura delle indagini stesse (sent. n. 593 del 1990, 241, 316 del 1992, 76, 129 del 1993, 265 del 1994, 497 del 1995, 70 del 1006, 148, 219 del 2004, 333 del 2009, 237, 251 del 2012; ordd. n. 213 del 1992, 107 del 1993, 486 del 2002).

Corte Costituzionale  25 giugno 2014 n. 184  

 

Ai sensi degli articoli 516 e 517 c.p.p., in base alla lettura datane dalla corte costituzionale con la sentenza 265 del 1994, all'imputato cui venga contestato in udienza un reato concorrente deve essere riconosciuta la facoltà di chiedere l'applicazione della pena ai sensi dell'articolo 444 c.p.p., ma ciò unicamente con riferimento al fatto diverso, ovvero al reato concorrente contestato in dibattimento, quando la nuova contestazione sia riferibile a un fatto che già risultava dagli atti d'indagine.

Cassazione penale sez. V  29 aprile 2014 n. 23595  

 

In tema di nuove contestazioni, la modifica dell'imputazione di cui all'art. 516 c.p.p. e la contestazione di un reato concorrente o di una circostanza aggravante di cui all'art. 517 c.p.p. possono essere effettuate all'esito dell'istruttoria dibattimentale anche nel caso in cui nel corso della medesima non siano emersi elementi di prova diversi da quelli di cui il p.m. disponeva al momento dell'esercizio dell'azione penale. (Rigetta in parte, App. Ancona, 08/11/2012 )

Cassazione penale sez. V  02 aprile 2014 n. 16989  

 

È costituzionalmente illegittimo, per violazione degli art. 3 e 24, comma 2, cost., l'art. 517 c.p.p. nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al reato concorrente emerso nel corso dell'istruzione dibattimentale, che forma oggetto della nuova contestazione.

Corte Costituzionale  26 ottobre 2012 n. 237  

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 517 c.p.p., nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al reato concorrente emerso nel corso dell'istruzione dibattimentale, che forma oggetto della nuova contestazione. L'imputato che subisce una contestazione suppletiva dibattimentale viene a trovarsi in posizione diversa e deteriore - quanto alla facoltà di accesso ai riti alternativi e alla fruizione della correlata diminuzione di pena - rispetto a chi della stessa imputazione fosse chiamato a rispondere fin dall'inizio, sicché è fonte di ingiustificata disparità di trattamento e di compromissione delle facoltà difensive, in ragione dei tempi e dei modi di formulazione dell'imputazione, la circostanza che, a fronte di tutte le altre forme di esercizio dell'azione penale, l'imputato possa liberamente optare, senza condizioni, per il giudizio abbreviato, mentre analoga facoltà non gli sia riconosciuta nel caso di nuove contestazioni, se non nelle ipotesi - oggetto della sentenza n. 333 del 2009 - di modifiche tardive dell'addebito sulla base degli atti di indagine. La detta esclusione risulta altresì irragionevole e fonte di ingiustificate disparità di trattamento anche in ragione del fatto che, in taluni casi, l'imputato potrebbe recuperare detta facoltà per circostanze puramente "occasionali", che determinino la regressione del procedimento, ovvero come conseguenza della decisione del p.m. di esercitare separatamente l'azione penale per il reato connesso.

Corte Costituzionale  26 ottobre 2012 n. 237  

 

Non costituisce motivo di inammissibilità della q.l.c. dell'art. 517 c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 3 e 24, comma 2, cost., nella parte in cui non prevede che l'imputato possa chiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al reato concorrente contestato in dibattimento, quando la nuova contestazione concerne un fatto che non risultava dagli atti di indagine al momento dell'esercizio dell'azione penale.

Corte Costituzionale  26 ottobre 2012 n. 237  



 
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