codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 518 cod. proc. penale: Fatto nuovo risultante dal dibattimento

1. Fuori dei casi previsti dall’articolo 517, il pubblico ministero procede nelle forme ordinarie se nel corso del dibattimento risulta a carico dell’imputato un fatto nuovo non enunciato nel decreto che dispone il giudizio e per il quale si debba procedere di ufficio.

2. Tuttavia il presidente, qualora il pubblico ministero ne faccia richiesta, può autorizzare la contestazione nella medesima udienza, se vi è consenso dell’imputato presente e non ne deriva pregiudizio per la speditezza dei procedimenti.


Giurisprudenza annotata

Fatto nuovo risultante da dibattimento

La locuzione "fatto nuovo", di cui all'art. 518 cod. proc. pen., denota un accadimento assolutamente difforme da quello contestato, e l'emergere in dibattimento di accuse in nessun modo rintracciabili nel decreto di rinvio o di citazione a giudizio. Per "fatto diverso" - che, ai sensi dell'art. 516 cod. proc. pen., consente la modifica dell'imputazione - deve, invece, intendersi non solo un fatto che integri una imputazione diversa, restando esso invariato, ma anche un fatto che presenti connotati materiali difformi da quelli descritti nella contestazione originaria, rendendo necessaria una puntualizzazione nella ricostruzione degli elementi essenziali del reato. (La S.C. ha precisato che il complesso delle disposizioni che regolano il regime delle nuove contestazioni mira allo scopo di assicurare il contraddittorio sul contenuto sostanziale dell'accusa e quindi a garantire il pieno esercizio del diritto di difesa dell'imputato: ne consegue che non si configura violazione al riguardo quando la modifica, rispetto all'accusa originaria, non abbia in alcun modo menomato le possibilità di difesa). Rigetta, App. Caltanissetta, 10/05/2011

 

La locuzione "fatto nuovo", di cui all'art. 518 cod. proc. pen., denota un accadimento assolutamente difforme da quello contestato, e l'emergere in dibattimento di accuse in nessun modo rintracciabili nel decreto di rinvio o di citazione a giudizio. Per "fatto diverso" - che, ai sensi dell'art. 516 cod. proc. pen., consente la modifica dell'imputazione - deve, invece, intendersi non solo un fatto che integri una imputazione diversa, restando esso invariato, ma anche un fatto che presenti connotati materiali difformi da quelli descritti nella contestazione originaria, rendendo necessaria una puntualizzazione nella ricostruzione degli elementi essenziali del reato. (La S.C. ha precisato che il complesso delle disposizioni che regolano il regime delle nuove contestazioni mira allo scopo di assicurare il contraddittorio sul contenuto sostanziale dell'accusa e quindi a garantire il pieno esercizio del diritto di difesa dell'imputato: ne consegue che non si configura violazione al riguardo quando la modifica, rispetto all'accusa originaria, non abbia in alcun modo menomato le possibilità di difesa). Rigetta, App. Caltanissetta, 10/05/2011

Cassazione penale sez. II  10 febbraio 2012 n. 18868  

 

In tema di bancarotta fraudolenta, non integra fatto nuovo ai sensi dell'art. 518 c.p.p., la individuazione, nel corso dell'istruzione dibattimentale, di diverse modalità della condotta illecita ovvero di ulteriori condotte di distrazione o, comunque, di difformi condotte integrativa della violazione dell'art. 216 l. fall., trattandosi di fatto che non può generare' novità dell'illecito, ma soltanto l'integrazione della circostanza aggravante (e non la modifica del fatto tipico), in virtù della peculiare disciplina dell'illecito fallimentare - connaturato alla cd. unitarietà del reato desumibile dall'art. 219 comma 2 n. 1 l. fall., che deroga alla disciplina della continuazione - e della peculiarità della norma incriminatrice che non assegna alle condotte di distruzione, occultamento, distrazione, dissipazione e dissimulazione, previste dall'art. 216 l. fall., natura di fatto autonomo, bensì fattispecie penalmente tra loro equivalenti, e cioè modalità di esecuzione alternative e fungibili di un unico reato. Rigetta, App. Ancona, 29/10/2009

Cassazione penale sez. V  02 dicembre 2010 n. 4551  

 

La locuzione "fatto nuovo" di cui all'art. 518 c.p.p. sta ad indicare un fatto ulteriore ed autonomo rispetto a quello contestato, ossia un episodio storico che non si sostituisce ad esso, ma che eventualmente vi si aggiunge, affiancandolo quale autonomo thema decidendum. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto estranea alla contestazione la mancata esecuzione dolosa di altro provvedimento giudiziario sull'affidamento di figli minori, precisando che tale condotta avrebbe dovuto costituire oggetto di un'espressa contestazione a norma degli artt. 517 o 518 c.p.p.).

Cassazione penale sez. VI  19 ottobre 2010 n. 6987  

 

Il giudice, ove accerti che il fatto è diverso da quello contestato originariamente o a seguito dell’applicazione degli art. 516, 517 e 518, comma 2, c.p.p., può disporre la trasmissione degli atti al p.m. anche prima della sentenza e della stessa conclusione dell’istruttoria dibattimentale, essendo solo sufficiente che il fatto sia ormai stato puntualmente ricostruito e salva la possibilità per lo stesso p.m. di esercitare i poteri riconosciutigli dagli art. 516, 517 e 518 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  11 marzo 2010 n. 12509  

 

Pur essendo il p.m. titolare esclusivo dell'esercizio dell'azione penale, è costantemente riservato al giudice un controllo giurisdizionale ultimo sulla corrispondenza di tale esercizio al modello legale. Di tale potere è espressione normativa l'art. 521 c.p.p., il quale, giustappunto, prevede la restituzione degli atti al p.m. in caso di mancata correlazione tra imputazione e sentenza ovvero di non corretto uso dei poteri di cui agli articoli 516, 517 e 518, comma 2, c.p.p. (Nel caso di specie, il profilo che viene in rilievo consta della effettiva esistenza del vincolo della continuazione evidenziato dal p.m. tra "vecchi" e "nuovi" fatti, in ragione del quale, ai sensi dell'art. 517 c.p.p., la nuova contestazione potrebbe operare indipendentemente dal consenso degli imputati).

Tribunale Milano sez. I  10 gennaio 2008

 

La formula "nel corso dell'istruzione dibattimentale", contenuta negli art. 516, 517 e 518 c.p.p. che disciplinano le nuove contestazioni in dibattimento, mira solo a delimitare gli spazi temporali entro i quali il p.m. può procedere alle contestazioni. A tale locuzione, quindi, non può attribuirsi il significato di delimitare l'ambito di operatività delle disposizioni anzidette alle sole ipotesi in cui la diversità del fatto contestato oppure il fatto nuovo ovvero la circostanza aggravante siano venuti a esistenza nel corso dell'udienza. Ne consegue, pertanto, che le modificazioni dell'imputazione sono possibili anche sulla base di una mera rivalutazione degli elementi già in atti al momento dell'esercizio dell'azione penale da parte del p.m.

Cassazione penale sez. IV  03 maggio 2007 n. 22512  

 

L'efficacia preclusiva dell'emissione di un decreto di archiviazione non opera in presenza di fatto qualificato come oggettivamente diverso da quello cui si riferiva il provvedimento di archiviazione, conseguente ad acquisizioni effettuate in altra fase processuale e da altra autorità giudiziaria, fermo restando che la contestazione del fatto nuovo comporta ai sensi dell'art. 518 c.p.p. la necessità per il pubblico ministero di procedere separatamente (fattispecie in cui si è ritenuto non operante la preclusione della necessaria preventiva riapertura delle indagini per la diversa configurazione del fatto avvenuta nel giudizio di appello, per il quale era stata richiesta l'archiviazione nella fase delle indagini preliminari.

Cassazione penale sez. I  17 febbraio 2006 n. 11576  

 

L'efficacia preclusiva dell'emissione di un decreto di archiviazione non opera in presenza di fatto qualificato come oggettivamente diverso da quello cui si riferiva il provvedimento di archiviazione, conseguente ad acquisizioni effettuate in altra fase processuale e da altra autorità giudiziaria, fermo restando che la contestazione del fatto nuovo comporta ai sensi dell'art. 518 c.p.p. la necessità per il p.m. di procedere separatamente. (Fattispecie in cui si è ritenuto non operante la preclusione della necessaria preventiva riapertura delle indagini per la diversa configurazione del fatto avvenuta nel giudizio di appello, per il quale era stata richiesta l'archiviazione nella fase delle indagini preliminari).

Cassazione penale sez. I  17 febbraio 2006 n. 11576  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti