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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 519 cod. proc. penale: Diritti delle parti

1. Nei casi previsti dagli articoli 516, 517 e 518 comma 2, salvo che la contestazione abbia per oggetto la recidiva, il presidente informa l’imputato che può chiedere un termine per la difesa.

2. Se l’imputato ne fa richiesta, il presidente sospende il dibattimento per un tempo non inferiore al termine per comparire previsto dall’articolo 429, ma comunque non superiore a quaranta giorni. In ogni caso l’imputato può chiedere l’ammissione di nuove prove a norma dell’articolo 507. (1)

3. Il presidente dispone la citazione della persona offesa, osservando un termine non inferiore a cinque giorni.

(1) La Corte Costituzionale con sentenza 3 giugno 1992, n. 241 ha dichiarato l’illegittimità del presente comma nella parte in cui nei casi previsti dall’art. 516 c.p.p. non consente al pubblico ministero e alle parti private diverse dall’imputato di chiedere l’ammissione di nuove prove e nell’inciso “a norma dell’art. 507”.
La Corte costituzionale con sentenza 20 febbraio 1995, n. 50 ha inoltre dichiarato l’illegittimità del presente comma nella parte in cui in caso di nuova contestazione effettuata a norma dell’art. 517 c.p.p. non consente al pubblico ministero e alle parti private diverse dall’imputato di chiedere l’ammissione di nuove prove.


Giurisprudenza annotata

Diritti delle parti

Nel caso in cui il p.m. proceda, sulla base delle dichiarazioni testimoniali della persona offesa, a contestare all'imputato un reato concorrente ai sensi dell'art. 517 c.p.p., tali dichiarazioni possono essere legittimamente utilizzate dal giudice per la decisione qualora il difensore si sia limitato a prendere atto della contestazione suppletiva, senza chiedere, ai sensi dell'art. 519, commi 2 e 3, c.p.p., di effettuare un controesame della persona offesa specificamente relativo all'oggetto della suddetta contestazione. (Rigetta, App. Torino, 07/11/2013 )

Cassazione penale sez. III  08 ottobre 2014 n. 47666

 

In caso di contestazione nel dibattimento della recidiva reiterata, specifica ed infraquinquennale, non è consentita la facoltà di richiedere termine a difesa, a fronte dell'univoco dettato dell'art. 519 c.p.p., secondo cui il termine a difesa può essere chiesto "salvo che la contestazione abbia ad oggetto la recidiva", non interpretabile con riferimento alla sola recidiva semplice.

Cassazione penale sez. VI  22 maggio 2012 n. 20196  

 

Il testo dell'art. 159 c.p., nella formulazione previgente all'entrata in vigore della l. 5 dicembre 2005 n. 251, può risultare più favorevole per l'imputato in quanto non contempla tra i periodi di sospensione della prescrizione, al contrario della nuova disciplina, quelli relativi al legittimo impedimento delle altre parti processuali. Tale norma, richiamando i casi di sospensione previsti per legge, rimanda all'art. 304 lett. a c.p.p. il quale contempla la sospensione per concessione del termine a difesa. L’interpretazione della sospensione a seguito di concessione del termine a difesa offerta dalla giurisprudenza di legittimità è restrittiva in quanto contempla casi tipici, e come tale il suo contenuto non può essere ampliato oltre le ipotesi disciplinate specificamente dagli art. 108, 451, 519 e 520 c.p.p.

Corte appello Milano sez. II  30 gennaio 2009

 

E’ manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 516, 517 e 519 c.p.p., censurati, in riferimento agli art. 3 e 24 cost., nella parte in cui non prevedono la facoltà dell'imputato di chiedere al giudice del dibattimento il rito abbreviato, relativamente al fatto diverso o al reato concorrente, quando la nuova contestazione risulti tardivamente formulata dal p.m. L’ordinanza di rimessione, emessa nel corso di un giudizio in cui alcuni degli imputati erano stati rinviati a giudizio, tra l'altro, per i reati di emissione e di utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti e di dichiarazione fraudolenta dei redditi previsti dall'art. 4 comma 1 lett. d) e f) d.l. 10 luglio 1982 n. 429, conv. in l. 7 agosto 1982 n. 516 (come sostituito dall'art. 6 d.l. 16 marzo 1991 n. 83, conv., con modificazioni, in l. 15 maggio 1991 n. 154), norma abrogata dal d.lg. 10 marzo 2000 n. 74, che ha riformulato le originarie fattispecie incriminatici, e nel quale, a seguito delle sopravvenute modifiche legislative il p.m. aveva provveduto a riformulare i capi di imputazione relativi alle lett. d) e f) dell'art. 4 del citato d.l. solo all'udienza dibattimentale, pur essendo il d.lg. n. 74 del 2000 già in vigore al momento in cui aveva avuto inizio l'udienza preliminare, è infatti carente di motivazione in ordine alla situazione processuale su cui si innesta, nel giudizio a quo, detta q.l.c., non essendo, in particolare, chiaro se ci si trovi di fronte ad un fatto nuovo, ad un fatto diverso o ad un reato concorrente, ovvero se sia possibile fare applicazione dell'art. 521 comma 1 c.p.p.

Corte Costituzionale  03 novembre 2005 n. 413  

 

In caso di contestazione suppletiva nel corso dell'udienza preliminare, il diritto di difesa non subisce nessuna effettiva compromissione in conseguenza della mancata concessione di un termine per la difesa, non previsto dall'art. 423 c.p.p. a differenza di quanto stabilito dall'art. 519 c.p.p. per la fase dibattimentale.

Cassazione penale sez. I  06 luglio 2005 n. 29213  

 

È irrituale e come tale invalida la contestazione suppletiva, avanzata in fase di atti preliminari al dibattimento e peraltro senza che siano stati riconosciuti i diritti di cui all'art. 519 c.p.p., contenuta nel provvedimento con cui il giudice contestualmente si dichiara incompetente ex art. 33 bis c.p.p.

Ufficio Indagini preliminari Milano  28 giugno 2005

 

È rilevante e non manifestamente infondata la questione di illegittimità costituzionale degli art. 516, 517, 519 c.p.p., sollevata in relazione agli art. 3 e 24 cost., nella parte in cui non prevedono la facoltà per l'imputato di richiedere al giudice del dibattimento il rito abbreviato, relativamente al fatto diverso o reato concorrente, quando la nuova contestazione risulti tardivamente formulata dal p.m. (Fattispecie in cui il p.m. ha riformulato le imputazioni di reati tributari prima dell'apertura del dibattimento per adeguarle a nuovo assetto normativo introdotto dalla l. n. 74/2000, già in vigore all'epoca dell'udienza preliminare; a fronte di ciò la difesa ha richiesto il giudizio abbreviato al giudice del dibattimento che ha così sollevato la questione).

Tribunale Milano  11 novembre 2004

 

È manifestamente infondata l'eccezione di legittimità costituzionale del comma 1 dell' art. 519 c.p.p., nella parte in cui assegna all'imputato il diritto ad ottenere un termine a difesa nel caso di contestazione di circostanze aggravanti facendo eccezione per l'ipotesi di contestazione della recidiva, perché tale eccezione trova la sua ragion d'essere obiettiva nel fatto che i precedenti penali non rappresentano fatti nuovi, essendo ovviamente noti all'imputato. Pertanto la contestazione di essi non suscita l'esigenza di una speciale attività difensiva che necessiti di un termine ulteriore.

Cassazione penale sez. III  10 novembre 1999 n. 14269  



 
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