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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 520 cod. proc. penale: Nuove contestazioni all’imputato assente

1. Quando intende contestare i fatti o le circostanze indicati negli articoli 516 e 517 all’imputato assente, il pubblico ministero chiede al presidente che la contestazione sia inserita nel verbale del dibattimento e che il verbale sia notificato per estratto all’imputato.

2. In tal caso il presidente sospende il dibattimento e fissa una nuova udienza per la prosecuzione, osservando i termini indicati nell’articolo 519 commi 2 e 3.


Giurisprudenza annotata

Nuove contestazioni all'imputato assente

La rettifica in udienza del capo di imputazione operata dal P.M., consistente nella specificazione della norma incriminatrice violata, non chiaramente indicata, e del presupposto da cui scaturisce l'illiceità della condotta (nella specie, l'assenza di un permesso a costruire), costituisce modifica della contestazione ai sensi dell'art. 516 cod. proc.pen., con conseguente necessità, a pena di nullità, della sospensione del dibattimento e della notifica all'imputato contumace dell'estratto del verbale ai sensi dell'art. 520 cod. proc. pen. (Annulla senza rinvio, App. Campobasso, 09/01/2014 )

Cassazione penale sez. III  25 novembre 2014 n. 961  

 

La modifica in udienza del capo di imputazione, consistente nella diversa indicazione della data del commesso reato, non sempre comporta una alterazione avente incidenza sulla identità sostanziale e sulla identificazione dell'addebito, atteso che, a seconda dei casi, l'esatta collocazione temporale di un fatto delittuoso può assumere o meno rilevanza decisiva, condizionando le possibilità di difesa dell'imputato. Pertanto, detta rilevanza deve essere accertata alla luce delle finalità della norme di cui agli artt. 516-522 cod. proc. pen., preordinate ad assicurare il contraddittorio ed il pieno esercizio del diritto di difesa; con la conseguenza che la modifica, avvenuta in udienza, della data del reato - nella specie commesso il giorno precedente a quello indicato in imputazione - non comportando alcuna significativa modifica della contestazione, immutata nei suoi tratti essenziali, non è idonea in nessun modo a pregiudicare le facoltà difensive. Rigetta, Giud.pace Monreale, 25/10/2011

Cassazione penale sez. V  31 gennaio 2013 n. 10196  

 

In tema di reato permanente, quando l'imputazione sia stata formulata a "contestazione chiusa" (ossia, con l'indicazione della data iniziale e finale dell'attività delittuosa), costituisce nuova contestazione, a norma dell'art. 520 c.p.p., la modifica del capo di imputazione attraverso il riferimento all'ulteriore durata della permanenza del delitto contestato, con la conseguenza che, nell'ipotesi di imputato contumace o assente, è necessario provvedere alla notifica dell'estratto del verbale dibattimentale contenente la nuova contestazione. (Fattispecie in tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare). Annulla con rinvio, App. Genova, 24 febbraio 2010

Cassazione penale sez. VI  26 gennaio 2011 n. 5576  

 

In tema di correlazione tra accusa e sentenza, le norme che disciplinano le nuove contestazioni, la modifica dell'imputazione e la correlazione tra l'imputazione contestata e la sentenza (art. 516-522 c.p.p.), avendo lo scopo di assicurare il contraddittorio sul contenuto dell'accusa e, quindi, il pieno esercizio del diritto di difesa dell'imputato, vanno interpretate con riferimento alle finalità alle quali sono dirette, cosicché non possono ritenersi violate da qualsiasi modificazione rispetto all'accusa originaria, ma soltanto nel caso in cui la modificazione dell'imputazione pregiudichi la possibilità di difesa dell'imputato. In altri termini, poiché la nozione strutturale di "fatto", contenuta nelle disposizioni in questione, va coniugata con quella funzionale, fondata sull'esigenza di reprimere solo le effettive lesioni del diritto di difesa, il principio di necessaria correlazione tra accusa contestata (oggetto di un potere del p.m.) e decisione giurisdizionale (oggetto del potere del giudice) risponde all'esigenza di evitare che l'imputato sia condannato per un fatto, inteso come episodio della vita umana, rispetto al quale non abbia potuto difendersi (da queste premesse, la Corte ha escluso la violazione del principio suddetto in una fattispecie in cui l'imputato, a fronte della contestazione per il reato di lesioni personali volontarie, era stato condannato per quello di lesioni colpose).

Cassazione penale sez. IV  25 ottobre 2005 n. 41663  

 

La contestazione suppletiva della frode fiscale ex art. 4, lett. f), l. n. 516/1982 va effettuata secondo la procedura prevista dagli art. 517 e 520 c.p.p. con possibilità di richiedere i riti alternativi.

Cassazione penale sez. III  30 gennaio 2002 n. 8812  

 

Il principio di correlazione tra imputazione e sentenza risulta violato quando nei fatti - rispettivamente descritti e ritenuti - non sia possibile individuare un nucleo comune, con la conseguenza che essi si pongono, tra loro, non in rapporto di continenza, ma di eterogeneità. Pertanto, nel caso in cui il fatto diverso non venga contestato tramite la modifica della imputazione ai sensi degli art. 516-520 c.p.p., si verifica nullità della sentenza per difetto di contestazione. (Nella fattispecie la Corte, rilevando che l'imputato, rinviato a giudizio per emissione di assegno senza autorizzazione, era stato ritenuto responsabile, in assenza di contestazione suppletiva, del delitto di emissione di assegno senza provvista, ha annullato senza rinvio, disponendo la trasmissione degli atti al p.m. per l'ulteriore corso).

Cassazione penale sez. V  08 luglio 1999 n. 9957

 

In materia di tutela delle acque dall'inquinamento costituisce nuova contestazione ai sensi dell'art. 520 c.p.p., e non correzione dell'imputazione, l'integrazione del capo di imputazione con il riferimento al superamento dei parametri fissati dalla tabella c) allegata alla legge quando l'originaria contestazione faceva riferimento solo al superamento dei parametri di cui alla tabella a). In caso di imputato contumace o assente, è perciò necessario procedere a notifica dell'estratto del verbale di dibattimento contenente la nuova contestazione.

Cassazione penale sez. III  01 marzo 1996 n. 3325  

 

È inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 520 e 516 c.p.p., sollevata in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., nella parte in cui precludono il giudizio abbreviato nella ipotesi di "tardiva" modifica della imputazione nel dibattimento (la Corte ha osservato che il giudizio abbreviato, a differenza del patteggiamento, si realizza attraverso una procedura inconciliabile con quella dibattimentale, sicché il meccanismo di trasformazione evocato dal giudice a quo non può ritenersi scelta costituzionalmente obbligata, ponendosi in alternativa ad altre possibili opzioni, attinenti alla sfera della discrezionalità legislativa).

Corte Costituzionale  30 giugno 1994 n. 265  



 
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