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Codice proc. penale agg.  al  17 Apr 2015
 
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Art. 53 cod. proc. penale: Autonomia del pubblico ministero nell’udienza

1. Nell’udienza, il magistrato del pubblico ministero esercita le sue funzioni con piena autonomia.

2. Il capo dell’ufficio provvede alla sostituzione del magistrato nei casi di grave impedimento, di rilevanti esigenze di servizio e in quelli previsti dall’articolo 36 comma 1 lettere a) , b) , d) , e). Negli altri casi il magistrato puo’ essere sostituito solo con il suo consenso.

3. Quando il capo dell’ufficio omette di provvedere alla sostituzione del magistrato nei casi previsti dall’articolo 36 comma 1 lettere a) , b) , d) , e), il procuratore generale presso la corte di appello designa per l’udienza un magistrato appartenente al suo ufficio.


Giurisprudenza annotata

Autonomia del PM

In tema di delega conferita dal procuratore della Repubblica al vice procuratore onorario e al magistrato ordinario in tirocinio per lo svolgimento delle funzioni di p.m., devono considerarsi come non apposte le condizioni o restrizioni non previste dalla legge ivi eventualmente inserite, delle quali, quindi, il giudice non deve tenere alcun conto. Rigetta, Trib. lib. Milano, 26/07/2010

Cassazione penale sez. un.  24 febbraio 2011 n. 13716  

 

La delega conferita dal procuratore della Repubblica al vice procuratore onorario e al magistrato ordinario in tirocinio da almeno sei mesi per lo svolgimento delle funzioni di p.m. nella udienza di convalida dell'arresto o del fermo, nei rispettivi ambiti stabiliti dall'art. 72, comma 2, lett. b), ord. giud., comprende la facoltà di richiedere l'applicazione di una misura cautelare personale. Rigetta, Trib. lib. Milano, 26/07/2010

Cassazione penale sez. un.  24 febbraio 2011 n. 13716  

 

È configurabile l'illecito disciplinare previsto dall'art. 2, comma 1, lett. c, d.lg. 23 febbraio 2006 n. 109 (consapevole inosservanza del dovere di astensione nei casi previsti dalla legge) pure a carico del magistrato del p.m., benché per esso sia prevista solo la facoltà di astenersi, in quanto anche per il p.m. sussiste il dovere di valutare, nell'esercizio delle sue funzioni, le ragioni di grave convenienza per non trattare cause in cui egli o suoi stretti congiunti abbiano interessi e quello di astenersi nel caso di verificata esistenza di tali ragioni, con particolare riguardo a interessi propri o personali dello stesso magistrato. (Nella specie, la Corte ha ritenuto configurabile la violazione disciplinare nel fatto di magistrati del p.m. che abbiano avviato un procedimento penale nei confronti di colleghi in servizio presso la Procura della Repubblica di altra sede giudiziaria i quali avevano disposto il sequestro probatorio di atti di procedimento penale pendente dinanzi ai primi).

Cassazione civile sez. un.  12 maggio 2010 n. 11431  

 

Configura illecito disciplinare nell'esercizio delle funzioni, per consapevole inosservanza dell'obbligo di astensione nei casi previsti dalla legge, la condotta del procuratore della Repubblica che presti adesione ad una richiesta di patteggiamento presentata nell'interesse del fratello, imputato in un procedimento penale, in quanto la previsione di cui all'art. 52 c.p.p., secondo la quale "il magistrato del p.m. ha la facoltà di astenersi quando esistono gravi ragioni di convenienza", è giustificata dalla previsione costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale e, pertanto, dall'esigenza di evitare il rischio della paralisi della stessa, ma non esclude il dovere di rilevare, caso per caso, quelle circostanze capaci di far apparire l'attività giudiziaria come dettata da fini diversi da quelli di giustizia ed in particolare dall'intento, o dalla inevitabilità oggettiva, del conseguimento di vantaggi personali o familiari: il principio di tassatività in materia di illeciti disciplinari, infatti, non impedisce l'interpretazione estensiva o l'applicazione analogica di norme diverse da quelle incriminatrici, specie laddove si tratti di un principio fondamentale del processo, quale quello che si trae esplicitamente dall'art. 51 n. 2, c.p.c., in base al quale nessun giudice può decidere nei confronti di un prossimo congiunto, sicché, quando non sussiste la necessità di evitare che in una situazione concreta l'azione penale possa essere paralizzata, prevale il criterio di indirizzo ribadito dal d.lg. n. 109/2006, all'art. 1, secondo cui il magistrato, senza distinzione di funzioni, esercita quelle a lui attribuite "con imparzialità".

Cons. Sup. Magistratura  28 aprile 2009 n. 49  

 

Anche nei confronti dei vice Procuratori Onorari deve trovare applicazione il disposto dell'art. 53 c.p.p., in forza del quale, fuori dei casi di grave impedimento del magistrato, di rilevanti esigenze di servizio e in quelli di cui all'art. 36 c.p.p., comma 1 lett. a), b), d), e), il magistrato può essere sostituito solo col suo consenso.

Giudice di pace Monza  30 marzo 2007

 

Anche nei confronti dei vice Procuratori Onorari deve trovare applicazione il disposto dell'art. 53 c.p.p., in forza del quale, fuori dei casi di grave impedimento del magistrato, di rilevanti esigenze di servizio e in quelli di cui all'art. 36 c.p.p., comma 1 lett. a), b), d), e), il magistrato può essere sostituito solo col suo consenso.

Tribunale Milano  26 marzo 2007

 

Il decreto di designazione adottato ex art. 53 comma 3 c.p.p. dal procuratore generale presso la Corte d'appello non è riconducibile alla diversa tipologia del provvedimento di avocazione, poiché produce esclusivamente un mutamento nella rappresentanza del p.m., senza distogliere il processo dall'organo giurisdizionale competente e senza alcuna sua acquisizione all'ufficio della procura generale. Pertanto trattasi di provvedimento non assoggettabile al reclamo previsto solo per i decreti di avocazione dall'art. 70 comma 6 bis ord. Giud.

Procura gen. Corte appello Brescia  16 ottobre 1996



 
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