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Codice proc. penale agg.  al  15 Apr 2015
 
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Art. 530 cod. proc. penale: Sentenza di assoluzione

1. Se il fatto non sussiste, se l’imputato non lo ha commesso, se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero se il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per un’altra ragione, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione indicandone la causa nel dispositivo.

2. Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile.

3. Se vi è la prova che il fatto è stato commesso in presenza di una causa di giustificazione o di una causa personale di non punibilità ovvero vi è dubbio sull’esistenza delle stesse, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione a norma del comma 1.

4. Con la sentenza di assoluzione il giudice applica, nei casi previsti dalla legge, le misure di sicurezza


Giurisprudenza annotata

Sentenza di assoluzione

Nel procedimento di applicazione delle misure di prevenzione personale nei confronti di indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso, il giudice può utilizzare le sentenze pronunciate nei confronti del proposto che sia stato assolto con la formula dell'insufficienza o contraddittorietà della prova, ma in tal caso la verifica dell'effettiva consistenza e sintomaticità degli indizi di appartenenza al sodalizio mafioso deve essere condotta sulle risultanze probatorie acquisite nel giudizio penale e sulle reali ragioni del convincimento di non colpevolezza espresso dai giudici di merito. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito che, nel valutare il compendio probatorio oggetto della decisione assolutoria ex art. 530, comma 2, c.p.p. dall'imputazione di concorso esterno in associazione mafiosa, ha posto a fondamento del giudizio di pericolosità di circostanze fattuali indicative dell'esistenza di legami qualificati intrattenuti dal proposto con diversi esponenti di "famiglie" mafiose, finalizzati al reinvestimento di denaro di provenienza illecita). (Dichiara inammissibile, App. Palermo, 25/10/2013 )

Cassazione penale sez. VI  11 novembre 2014 n. 921  

 

Il g.i.p. può prosciogliere la persona nei cui confronti il p.m. abbia richiesto l'emissione di decreto penale di condanna solo per una delle ipotesi tassativamente indicate nell'art. 129 c.p.p. e non anche perché la prova risulti mancante, insufficiente o contraddittoria ai sensi dell'art. 530, comma 2, stesso codice, posto che queste categorie, in quanto non richiamate dall'art. 129 citato, possono acquisire rilievo soltanto quando le parti, compreso il p.m., abbiano potuto esercitare compiutamente, nella sede a ciò destinata, il diritto alla prova. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato la sentenza emessa ex art. 129 c.p.p. per la necessità di accertare in dibattimento la mancanza dell'elemento soggettivo, desunto, nella decisione impugnata, dall'importo contenuto dell'evasione contributiva e dall'episodicità della inadempienza). (Annulla senza rinvio, G.i.p. Trib. Alessandria, 17/01/2014)

Cassazione penale sez. III  09 ottobre 2014 n. 45934  

 

Non sussiste l'interesse dell'imputato a proporre impugnazione avverso la sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste, pronunciata ex art. 530, comma 2, c.p.p. - per mancanza, insufficienza o contraddittorietà della prova - in quanto tale formulazione non comporta una minore pregnanza della pronuncia assolutoria né segnala residue perplessità sulla innocenza dell'imputato, né spiega minore valenza con riferimento ai giudizi civili, come comprovato dal tenore letterale degli art. 652 e 654 c.p.p.; pertanto, essa non può in alcun modo essere equiparata all'assoluzione per insufficienza di prove prevista dal previgente codice di rito. (Dichiara inammissibile, Giud.pace Rovereto, 19/04/2013 )

Cassazione penale sez. V  26 settembre 2014 n. 49580

 

Il concorso dell'"estraneo" nel reato proprio presuppone che l'"intraneo" esecutore materiale del reato sia riconosciuto responsabile del reato proprio, quantomeno sul piano oggettivo; in linea con il disposto dell'art. 129, comma 2, c.p.p., deve pertanto essere data prevalenza al proscioglimento di merito, rispetto alla declaratoria di improcedibilità per estinzione per intervenuta prescrizione, allorché il giudice abbia ritenuto non meramente insufficiente o contraddittoria ma totalmente carente la prova del fatto dell'"intraneo" - delineando dunque nei confronti di quest'ultimo una situazione rilevante ai sensi del comma 1, e non del comma 2, l'art. 530 c.p.p. -, in quanto, in tale caso, si può ritenere che sia integrata una situazione di evidente innocenza dell'"estraneo".

Cassazione penale sez. VI  08 luglio 2014 n. 40303

 

È legittima la qualificazione quale memoria difensiva ex art. 121, comma 1, c.p.p. dell' appello incidentale dichiarato inammissibile che sia stato proposto dagli imputati già assolti in primo grado per non aver commesso il fatto, ai sensi dell'art. 530, comma 2, c.p.p., al fine di ottenere l'assoluzione in base al comma 1 del medesimo articolo. (Annulla con rinvio, Ass.App. Brescia, 18/01/2013)

Cassazione penale sez. I  06 maggio 2014 n. 37348  

 

In tema di lesioni personali aggravate la sola individuazione dell'imputato tramite indicazione da parte di un teste “de relato” come il conducente che aveva in consegna quel giorno l'autocarro e che avrebbe colpito la persona offesa non è sufficiente ad individuarlo quale autore del fatto in conseguenza del mancato riconoscimento fotografico effettuato da detta persona offesa poco tempo dopo il fatto. (Nella specie l'imputato veniva assolto ex art. 530 comma 2 c.p.p. per non aver commesso il fatto).

Tribunale Napoli  02 aprile 2014 n. 3769  

 

Non vi è l'interesse dell'imputato, assolto perché il fatto non sussiste ai sensi dell'art. 530, comma 2, c.p.p., a proporre impugnazione, atteso che tale formula - relativa alla mancanza, alla insufficienza o alla contraddittorietà della prova - non comporta una minore pregnanza della pronuncia assolutoria, né segnala residue perplessità sull'innocenza dell'imputato, né da essa derivano incidenze pregiudizievoli e che l'interesse all'impugnazione non può risolversi in una pretesa, meramente teorica ed astratta, all'esattezza giuridica della pronuncia o, comunque, tale da non condurre ad alcuna modifica degli effetti del provvedimento. (Rigetta, App. Brescia, 27/11/2012 )

Cassazione penale sez. III  07 marzo 2014 n. 23485  

 

Il giudice dell'udienza preliminare ha il potere di pronunziare la sentenza di non luogo a procedere non quando effettui un giudizio prognostico in esito al quale pervenga ad una valutazione di innocenza dell'imputato, ma in tutti quei casi nei quali non esista una prevedibile possibilità che il dibattimento possa invece pervenire ad una diversa soluzione. Non contrasta con questa ricostruzione il tenore dell'art. 425 c.p.p., nuovo comma 3, che prevede la pronunzia della sentenza di non luogo a procedere 'anche quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contradditori o comunque non idonei a sostenere l'accusa in giudizio'. La norma - che riecheggia la regola di giudizio prevista dall'art. 530 c.p.p. - conferma, infatti, quanto si è in precedenza espresso: il parametro non è l'innocenza, ma l'impossibilità di sostenere l'accusa in giudizio. L'insufficienza e la contraddittorietà degli elementi devono, quindi, avere caratteristiche tali da non poter essere ragionevolmente considerate superabili nel giudizio; la situazione, insomma, non deve poter essere considerata suscettibile di chiarimenti o sviluppi nel giudizio. Questo giudizio prognostico vale sia per l'ipotesi dell'insufficienza, che per quella della contraddittorietà: queste caratteristiche legittimeranno la pronunzia della sentenza di non luogo a procedere solo se non appariranno superabili nel giudizio. In conclusione, a meno che ci si trovi in presenza di elementi palesemente insufficienti per sostenere l'accusa in giudizio per l'esistenza di prove positive di innocenza o per la manifesta inconsistenza di quelle di colpevolezza, la sentenza di non luogo a procedere non è consentita quando l'insufficienza o contraddittorietà degli elementi acquisiti siano superabili in dibattimento.

Ufficio Indagini preliminari Napoli  31 dicembre 2013 n. 3030



 
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