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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 535 cod. proc. penale: Condanna alle spese

1. La sentenza di condanna pone a carico del condannato il pagamento delle spese processuali.

2. Comma abrogato dalla L. 18 giugno 2009, n. 69.

3. Sono poste a carico del condannato le spese di mantenimento durante la custodia cautelare, a norma dell’articolo 692.

4. Qualora il giudice non abbia provveduto circa le spese, la sentenza è rettificata a norma dell’articolo 130.


Giurisprudenza annotata

Condanna alle spese

Con riguardo alle modalità di recupero delle spese per le quali non è prevista la forfetizzazione, va osservato che le spese recuperate per intero, nei procedimenti con più imputati, costituiscono obbligazioni in solido nei casi previsti dal secondo comma dell'articolo 535 c.p.p., secondo cui la solidarietà per le spese processuali sussiste fra più condannati per lo stesso reato o per reati connessi; se viceversa trattasi di reati non uniti dal vincolo della connessione, la solidarietà sussiste solo per le spese comuni all'accertamento dei reati per i quali è stata pronunciata condanna.

Consiglio di Stato atti norm.  17 aprile 2013 n. 739  

 

Le spese processuali al cui pagamento l'imputato riconosciuto colpevole va condannato continuano ad essere, pur dopo la modifica dell'art. 535, comma 1, c.p.p. ad opera della l. n. 69 del 2009, unicamente quelle relative ai reati per cui sia stata pronunciata condanna del medesimo. (In motivazione la Corte ha precisato che la competenza a determinare l'effettivo ambito della suddetta condanna spetta al giudice dell'esecuzione).

Cassazione penale sez. V  22 marzo 2013 n. 28081  

 

A seguito della l. n. 69 del 2009 che ha abrogato il comma 2 dell'art. 535 c.p.p. ("i condannati per lo stesso reato o per reati connessi sono obbligati in solido al pagamento delle spese. I condannati in uno stesso giudizio per reati non connessi sono obbligati in solido alle sole spese comuni relative ai reati per i quali è stata pronunciata condanna") ed ha riformulato l'art. 205 d.P.R. n. 115 del 2002 (Le spese del processo penale anticipate dall'erario sono recuperate nei confronti di ciascun condannato, senza vincolo di solidarietà....), il regime previgente della "solidarietà" dell'obbligazione relativa al pagamento delle spese processuali a carico dei condannati per lo stesso reato o per reati connessi è stato sostituito da quello del recupero "per intero, forfettizzato e per quota", senza "vincolo di solidarietà"; ne consegue che tale novella si applica solo alle condanne avvenute posteriormente al 2009 essendo l'art. 205 citato una norma di carattere sostanziale (nella specie trattasi di spese processuali inerenti al procedimento conclusosi con sentenza della corte di appello di Napoli divenuta irrevocabile il 31 ottobre 1997 e per cui trova applicazione la legge del tempo in cui è sorta l'obbligazione e, quindi, il previgente regime di solidarietà di cui al comma 2 dell'art. 535 c.p.p.).

Tribunale Napoli sez. V  15 marzo 2013

 

L'esclusione del vincolo di solidarietà conseguente all'abrogazione dell'art. 535, comma 2, c.p.p., non ha effetto sulle statuizioni di condanna alle spese emesse anteriormente in tal senso e passate in giudicato, e ciò non per la natura processuale della suddetta disposizione abrogatrice, cui va invece riconosciuta natura di norma sostanziale, bensì in forza della preclusione di cui all'ultimo inciso del comma 4 dell'art. 2 c.p.

Cassazione penale sez. un.  29 settembre 2011 n. 491

 

La questione relativa alla persistenza, a seguito dell'abrogazione dell'art. 535, comma 2, c.p.p., del vincolo di solidarietà della condanna alle spese del procedimento penale, in tal senso già emessa, rientra nelle attribuzioni del giudice dell'esecuzione penale.

Cassazione penale sez. un.  29 settembre 2011 n. 491  

 

Qualora il giudice, con la sentenza di patteggiamento, abbia omessa la condanna al pagamento delle spese processuali (in caso di pena patteggiata superiore ai due anni di reclusione) e di quelle di mantenimento in carcere, può e deve rettificare l'errore ricorrendo alla procedura di correzione dell'errore materiale, giacché il disposto dell'art. 535 comma 4 c.p.p., stabilendo che "quando il giudice non abbia provveduto circa le spese, la sentenza è rettificata a norma dell'art. 130 c.p.p", detta una regola generale valevole non solo per la sentenza di condanna emessa al termine del dibattimento, ma anche per quelle emesse all'esito dei giudizi speciali. (Da queste premesse, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del procuratore generale avverso la sentenza motivato proprio per l'erronea omessa pronuncia sulle spese).

Cassazione penale sez. VI  27 settembre 2011 n. 38189  

 

L'omessa statuizione sulle spese di custodia e conservazione, nella specie in sede di sentenza di applicazione della pena superiore a due anni, non può essere emendata attraverso il ricorso alla procedura di correzione degli errori materiali, ex art. 130 c.p.p., considerato che tali spese non rientrano nel genus delle spese processuali in senso stretto, ex art. 535 comma 4 e 445 comma 1 c.p.p., e per di più la relativa liquidazione può ben richiedere una valutazione discrezionale. (Nella specie, la Corte ha precisato che l'organo giudiziario competente può anche non deliberare secondo tariffe prestabilite e trasfuse in tabelle approvate dal Ministero con decreto ma avverta la necessità di un richiamo agli usi locali, peraltro, a sua volta insufficiente ove la liquidazione concerna lo svolgimento di un'attività particolare circa la cosa in custodia, che va oltre la custodia materiale della cosa sequestrata).

Cassazione penale sez. V  29 aprile 2011 n. 24948  

 

Il giudice penale, adito con le forme dell'incidente di esecuzione, difetta di competenza in ordine alla domanda del condannato di accertamento dell'inesistenza dell'obbligazione di pagamento di determinate partite delle spese processuali, che va proposta nelle forme ordinarie davanti al giudice civile. (Fattispecie nella quale il ricorrente contestava - in relazione a condanna al pagamento delle spese processuali antecedente alla novella dell'art. 535 c.p.p. - la solidarietà della condanna al pagamento delle spese per intercettazioni telefoniche, dichiarate inutilizzabili e comunque attinenti a reato diverso e non connesso a quello in ordine al quale il ricorrente aveva ottenuto l'applicazione della pena ai sensi degli artt. 444 ss. c.p.p.).

Cassazione penale sez. I  07 aprile 2011 n. 30589  



 
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