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Codice proc. penale agg.  al  17 Apr 2015
 
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Art. 54 cod. proc. penale: Contrasti negativi tra pubblici ministeri

1. Il pubblico ministero, se durante le indagini preliminari ritiene che il reato appartenga alla competenza di un giudice diverso da quello presso cui egli esercita le funzioni, trasmette immediatamente gli atti all’ufficio del pubblico ministero presso il giudice competente.

2. Il pubblico ministero che ha ricevuto gli atti, se ritiene che debba procedere l’ufficio che li ha trasmessi, informa il procuratore generale presso la corte di appello ovvero, qualora appartenga a un diverso distretto, il procuratore generale presso la corte di cassazione. Il procuratore generale, esaminati gli atti, determina quale ufficio del pubblico ministero deve procedere e ne dà comunicazione agli uffici interessati.

3. Gli atti di indagine preliminare compiuti prima della trasmissione o della designazione indicati nei commi 1 e 2 possono essere utilizzati nei casi e nei modi previsti dalla legge.

3-bis. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano in ogni altro caso di contrasto negativo fra pubblici ministeri


Giurisprudenza annotata

Contrasti negativi tra PM

L'omessa impugnazione dell'ordinanza reiettiva della richiesta di applicazione di una misura restrittiva della libertà personale, dando luogo alla formazione del cd. giudicato cautelare, impedisce la reiterazione della richiesta allo stesso giudice fondata sui medesimi elementi, ma non preclude invece la possibilità, insita nelle disposizioni di cui agli art. 54 e 55 c.p.p., di interessare, in ragione di una migliore individuazione della competenza per materia e della trasmissione degli atti da un p.m. all'altro, un nuovo giudice diverso dal primo. (Annulla in parte con rinvio, Trib. lib. Reggio Calabria, 16/08/2013 )

Cassazione penale sez. III  28 gennaio 2014 n. 10829  

 

La trasmissione di atti per ragioni di competenza, da uno ad altro ufficio del p.m. non spiega alcuna incidenza sull'efficacia delle misure cautelari in corso di applicazione che, a norma dell'art. 27 c.p.p., viene meno solo per effetto di formale dichiarazione del giudice che la abbia disposte, non seguita dall'emissione, nei venti giorni successivi, di nuovo provvedimento cautelare da parte del giudice dichiarato competente; e ciò perché, fino a quando un altro organo di giurisdizione non venga formalmente investito del procedimento con ordinanza suscettibile di dar luogo a conflitto, i provvedimenti di natura organizzatoria emessi da una parte, sia pure pubblica, sono inidonei a invalidare un atto giurisdizionale, a nulla rilevando che, per effetto del meccanismo di cui agli art. 54 ss. c.p.p., altro giudice possa essere in seguito investito del procedimento. Rigetta, Trib. lib. Napoli, 02 febbraio 2009

Cassazione penale sez. I  28 aprile 2009 n. 29343  

 

Nel caso in cui sia il p.m. a trasmettere gli atti del procedimento, per ragioni di competenza, ad altro ufficio del p.m., la misura cautelare in corso di esecuzione rimane efficace, e non necessita pertanto di essere confermata al pari, invece, di quella emessa dal giudice dichiaratosi incompetente, rispetto alla quale deve procedersi ex art. 27 c.p.p. Infatti, sino a quando un altro organo della giurisdizione non venga investito del procedimento (con ordinanza di un giudice che si dichiari incompetente, suscettibile di dar luogo a conflitto a norma dell'art. 28 c.p.p.), i provvedimenti, di natura organizzatoria, emessi da una parte, sia pure pubblica (trasmissione degli atti da uno ad altro ufficio del p.m., decreto del procuratore generale risolutivo di contrasti di competenza tra organi dell'accusa), non hanno attitudine a invalidare un atto giurisdizionale, a nulla rilevando che, per effetto del meccanismo di cui agli art. 54 e ss. c.p.p., altro g.i.p. possa essere investito in seguito del procedimento.

Cassazione penale sez. VI  28 maggio 2008 n. 25180  

 

La disposizione dell'art. 27 c.p.p. presuppone una pronuncia giurisdizionale declinatoria della competenza e non trova quindi applicazione nell'ipotesi di trasmissione di atti ad altro ufficio disposta dal p.m. durante le indagini preliminari ai sensi dell'art. 54, comma 1, c.p.p. Da ciò consegue che l'inefficacia della misura non rinnovata, sancita dall'art. 27 c.p.p., richiede che il trasferimento degli atti dal p.m. all'ufficio di procura presso un giudice diverso faccia seguito a una formale dichiarazione di incompetenza del primo giudice, mentre, nel caso di trasmissione avvenuta a iniziativa autonoma del p.m., la misura cautelare originariamente applicata non perde efficacia anche qualora entro venti giorni non sia intervenuto provvedimento del giudice ritenuto competente.

Cassazione penale sez. IV  14 giugno 2007 n. 42693  

 

Nel caso di trasmissione degli atti ad un diverso p.m. competente, il sistema prevede la possibilità di decorrenze diversificate dei termini "intermedi" delle indagini preliminari stabiliti dagli art. 405 e 406 c.p.p.: l'art. 405 comma 2 c.p.p., nel far decorrere il termine entro il quale il p.m. deve richiedere il rinvio a giudizio dalla iscrizione del nominativo nel registro degli indagati, non può che riferirsi al registro delle notizie di reato presso il p.m. competente (“ad quem”); laddove il termine massimo previsto dall'art. 407 comma 1 c.p.p. non può che decorrere dalla prima iscrizione del nominativo nel registro degli indagati presso il p.m. “a quo”, non apparendo corretto computare nel termine massimo delle indagini, su cui si focalizza la garanzia per l'indagato, il tempo utilizzato per le indagini dal p.m. incompetente. Gli atti di indagine compiuti tra la prima e la nuova iscrizione nel registro degli indagati sono utilizzabili, essendo desumibile dal sistema l'ininfluenza della incompetenza territoriale del p.m. rispetto all'utilizzabilità degli atti di indagine compiuta, ai sensi degli art. 54 comma 3, 54 bis comma 4, 54 quater comma 5 c.p.p.

Ufficio Indagini preliminari Milano  10 ottobre 2006

 

L’accertamento ad opera del tribunale per i minorenni, a ciò funzionalmente ed incidentalmente competente, della maggiore età dell’imputato determina la prosecuzione del procedimento principale, che era in corso di svolgimento davanti al tribunale ordinario e che era stato soltanto sospeso per l’insorgere del dubbio sull’età dell’imputato, e la piena utilizzabilità dell’attività processuale in precedenza compiuta, mentre l’accertamento della minore età comporta l’affermazione della competenza del tribunale per i minorenni per il procedimento principale e quindi la necessità di una sua trattazione "ex novo" , fatta salva l’applicazione degli art. 26 e 54 comma 3 c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  17 gennaio 2006 n. 10122  

 

Anche nel caso di trasmissione ex art. 54 c.p.p. dal rappresentante dell'accusa presso il tribunale ordinario al p.m. presso il tribunale per i minorenni, qualora sia in corso di esecuzione un provvedimento cautelare disposto dal giudice presso il tribunale ordinario, non si applica la disciplina di cui all'art. 27 c.p.p. Il controllo sulla legittimità della cautela può effettuarsi ai sensi dell'art. 299 c.p.p.

Tribunale minorenni Milano  04 maggio 2005

 

Presupposto per l'applicazione della disciplina di cui all'art. 27 c.p.p. è la declaratoria giurisdizionale di incompetenza pronunciata contestualmente o successivamente dal giudice che ha disposto la misura cautelare; ciò non solo per il tenore letterale della norma, ma anche perché nel nostro sistema processuale gli effetti giuridici che la legge riconnette all'incompetenza non operano automaticamente, richiedendosi sempre una pronuncia da parte del giudice che ha adottato la misura cautelare o, in mancanza, da parte del giudice dell'impugnazione de liberiate. In ogni caso, tale disciplina non riguarda i casi di trasmissione degli atti del procedimento, per ragioni di competenza, da uno ad altro ufficio del pubblico ministero. (Nella specie, il pubblico ministero presso il tribunale per i minorenni aveva trasmesso, ex art. 54, comma 1, c.p.p., gli atti del procedimento all'ufficio del pubblico ministero presso il tribunale ordinario in quanto l'indagata, sottoposta a custodia cautelare in carcere con ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari minorile, era successivamente risultata maggiorenne; pur in assenza di una declaratoria dí incompetenza da parte del gíudíce che aveva disposto la misura cautelare, il pubblico ministero presso il tribunale ordinario aveva chiesto in via prudenziale — stante il contrasto giurisprudenziale in materia — la rinnovazione della medesima per evitarne la cessazione di efficacia ex art. 27 c.p.p., ritenendo peraltro corretto l'orientamento che esclude, nei casi in questione, l'applicabilità dell'art. 27 c.p.p.; su tale richiesta il Giudice ha dichiarato non luogo a provvedere.

Ufficio Indagini preliminari Milano  05 gennaio 2006



 
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