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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 54-quater cod. proc. penale: Richiesta di trasmissione degli atti a un diverso pubblico ministero

1. La persona sottoposta alle indagini che abbia conoscenza del procedimento ai sensi dell’articolo 335 o dell’articolo 369 e la persona offesa dal reato che abbia conoscenza del procedimento ai sensi dell’articolo 369, nonché i rispettivi difensori, se ritengono che il reato appartenga alla competenza di un giudice diverso da quello presso il quale il pubblico ministero che procede esercita le sue funzioni, possono chiedere la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il giudice competente enunciando, a pena di inammissibilità, le ragioni a sostegno della indicazione del diverso giudice ritenuto competente.

2. La richiesta deve essere depositata nella segreteria del pubblico ministero che procede con l’indicazione del giudice ritenuto competente.

3. Il pubblico ministero decide entro dieci giorni dalla presentazione della richiesta e, ove la accolga, trasmette gli atti del procedimento all’ufficio del pubblico ministero presso il giudice competente, dandone comunicazione al richiedente. Se non provvede in tal senso, il richiedente, entro i successivi dieci giorni, puo’ chiedere al procuratore generale presso la corte d’appello o, qualora il giudice ritenuto competente appartenga ad un diverso distretto, al procuratore generale presso la Corte di cassazione, di determinare quale ufficio del pubblico ministero deve procedere. Il procuratore generale, assunte le necessarie informazioni, provvede alla determinazione, entro venti giorni dal deposito della richiesta, con decreto motivato dandone comunicazione alle parti ed agli uffici interessati. Quando la richiesta riguarda taluno dei reati indicati nell’articolo 51, comma 3-bis, il procuratore generale provvede osservando le disposizioni dell’articolo 54-ter.

4. La richiesta non può essere riproposta a pena di inammissibilità salvo che sia basata su fatti nuovi e diversi.

5. Gli atti di indagine preliminare compiuti prima della trasmissione degli atti o della comunicazione del decreto di cui al comma 3 possono essere utilizzati nei casi e nei modi previsti dalla legge.


Giurisprudenza annotata

Richiesta di trasmissione atti a diverso PM

Il provvedimento del procuratore generale presso la Corte di cassazione emesso ex art. 54 quater c.p.p. su richiesta di persona sottoposta ad indagine non spiega alcun effetto sulla posizione processuale di altri soggetti anche se indagati nel medesimo procedimento. Rigetta, G.i.p. Trib. Napoli, 31/01/2013

Cassazione penale sez. VI  07 maggio 2013 n. 23853  

 

Nel caso di trasmissione degli atti ad un diverso p.m. competente, il sistema prevede la possibilità di decorrenze diversificate dei termini "intermedi" delle indagini preliminari stabiliti dagli art. 405 e 406 c.p.p.: l'art. 405 comma 2 c.p.p., nel far decorrere il termine entro il quale il p.m. deve richiedere il rinvio a giudizio dalla iscrizione del nominativo nel registro degli indagati, non può che riferirsi al registro delle notizie di reato presso il p.m. competente (“ad quem”); laddove il termine massimo previsto dall'art. 407 comma 1 c.p.p. non può che decorrere dalla prima iscrizione del nominativo nel registro degli indagati presso il p.m. “a quo”, non apparendo corretto computare nel termine massimo delle indagini, su cui si focalizza la garanzia per l'indagato, il tempo utilizzato per le indagini dal p.m. incompetente. Gli atti di indagine compiuti tra la prima e la nuova iscrizione nel registro degli indagati sono utilizzabili, essendo desumibile dal sistema l'ininfluenza della incompetenza territoriale del p.m. rispetto all'utilizzabilità degli atti di indagine compiuta, ai sensi degli art. 54 comma 3, 54 bis comma 4, 54 quater comma 5 c.p.p.

Ufficio Indagini preliminari Milano  10 ottobre 2006

 

L'individuazione, a norma dell'art. 54 quater c.p.p., di un ufficio del p.m. competente a procedere, diverso da quello requirente, non spiega alcuna incidenza sull'efficacia delle misure cautelari in corso di applicazione, la quale viene meno solo in caso di dichiarata incompetenza del giudice che le abbia disposte.

Cassazione penale sez. IV  06 marzo 2006 n. 15127  

 

In pendenza di un procedimento definito con sentenza di primo grado non irrevocabile, non è consentito celebrare, per lo stesso fatto e nei confronti della stessa persona, un nuovo processo, atteso che il principio del "ne bis in idem", il quale tende ad evitare che per lo stesso fatto-reato si svolgano più procedimenti e si emettano più provvedimenti, ha portata generale e più ampia di quella formalmente espressa dall'art. 649 c.p.p., trovando espressione nelle norme sui conflitti positivi di competenza (art. 28 c.p.p.), o sui contrasti positivi tra uffici del p.m. (art. 54 bis, ter, quater c.p.p.) e nella disciplina della ipotesi in cui, per il medesimo fatto, siano state emesse più sentenze nei confronti della stessa persona (art. 669 c.p.p.).

Cassazione penale sez. VI  25 febbraio 2002 n. 31512  

 

L'individuazione, a norma dell'art. 54 quater c.p.p., di un ufficio del p.m. competente a procedere, diverso da quello requirente, non spiega alcuna incidenza sull'efficacia delle misure cautelari in corso di applicazione, la quale viene meno solo in caso di dichiarata incompetenza del giudice che le abbia disposte, non seguita dall'emissione, nei venti giorni successivi, di nuovo provvedimento cautelare; e ciò perché, sino a quando non venga investito del procedimento - con ordinanza di un giudice suscettibile di dar luogo a conflitto a norma dell'art. 28 c.p.p. - un altro organo di giurisdizione, i provvedimenti, di natura organizzatoria, emessi da una parte, sia pure non privata (trasmissione degli atti da uno ad altro ufficio del p.m., decreto del Procuratore Generale risolutivo di contrasti di competenza tra organi dell'accusa), non hanno attitudine ad invalidare un atto giurisdizionale, a nulla rilevando che, per effetto del meccanismo di cui agli art. 54 ss. c.p.p., altro g.i.p. possa essere investito in seguito del procedimento.

Cassazione penale sez. II  05 febbraio 2001 n. 14787  

 



 
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