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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 542 cod. proc. penale: Condanna del querelante alle spese e ai danni

1. Nel caso di assoluzione perché il fatto non sussiste o perché l’imputato non lo ha commesso, quando si tratta di reato perseguibile a querela, si applicano le disposizioni dell’articolo 427 per ciò che concerne la condanna del querelante al pagamento delle spese del procedimento anticipate dallo Stato nonché alla rifusione delle spese e al risarcimento del danno in favore dell’imputato e del responsabile civile.

2. L’avviso del deposito della sentenza è notificato al querelante.


Giurisprudenza annotata

Condanna del querelante alle spese ed ai danni

La condanna del querelante al pagamento delle spese processuali in caso di assoluzione dell'imputato per insussistenza del fatto o per non averlo egli commesso, deve essere preceduta dall'accertamento e quindi da un motivato giudizio, sull'esistenza dell'elemento della colpa nell'esercizio del diritto di querela, ma la motivazione può essere anche implicitamente contenuta nel discorso giustificativo svolto a fondamento della decisione. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto implicitamente esistente la motivazione sulla esistenza della colpa del querelante in considerazione delle ragioni poste a base dell'assoluzione degli imputati, pronunciata per insussistenza del fatto, dopo la positiva ricognizione della infondatezza della querela e non per mera insufficienza e contraddittorietà delle prove a carico). (Rigetta, Giud.pace Francavilla Fontana, 27/06/2013)

Cassazione penale sez. V  07 ottobre 2014 n. 47967

 

In tema di spese legali propriamente attinenti al processo penale, è prevista la possibilità per l’imputato di ottenere il rimborso solo dal querelante unicamente nei casi di proscioglimento perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto da reati perseguibili a querela di parte, sempre a condizione che vi sia domanda (cfr. art. 427, comma 2, richiamato dall’art. 542 c.p.p.). In caso di colpa grave è pure previsto il risarcimento del danno in favore dell’imputato ed a carico del querelante (cfr. art. 427, comma 3 c.p.p.), con una disciplina che richiama immediatamente alla mente la responsabilità c.d. aggravata di cui all’art. 96 c.p.c. La ratio di questa disciplina è riconducibile alla qualificazione di condizione di procedibilità dell’azione penale ravvisabile nella querela, normalmente prevista in caso di reati, spesso di minore rilevanza, fondati su un confitto interpersonale e a tutela di beni giuridici direttamente riferibili alla persona offesa.

Tribunale Rovereto  19 febbraio 2014

 

Ai sensi dell'art. 542 c.p.p., la condanna della parte civile al pagamento delle spese ed risarcimento del danno in favore dell'imputato postula l'assoluzione con formula perché il fatto non sussiste o perché l'imputato non lo ha commesso, ma non quella perché il fatto non costituisce reato.

Cassazione penale sez. V  16 luglio 2013 n. 43361  

 

È illegittima la decisione con cui il giudice di merito - pronunciando sentenza di assoluzione del soggetto querelato - condanna gli eredi del querelante, deceduto nelle more del procedimento, alla rifusione delle spese ai sensi degli art. 427 e 542 c.p.p. (In motivazione, la Corte ha chiarito che la trasmissione dell'obbligazione agli eredi del debitore presuppone un'obbligazione giuridicamente esistente che, nel caso di specie, sorge solo con la pronuncia di condanna, la quale non può essere emessa, per difetto del contraddittorio, nei confronti del querelante morto prima della fine del giudizio). Annulla in parte senza rinvio, Giud.pace Cirie', 09/07/2012

Cassazione penale sez. IV  20 giugno 2013 n. 43162  

 

È illegittima la decisione con cui il giudice di pace, ritenendo insussistente il dolo o la colpa grave, rigetti la domanda di condanna del querelante al pagamento delle spese processuali, proposta dall'imputato, assolto per non aver commesso il fatto, in quanto, in tal caso, l'assenza di colpa grave può impedire, ex art. 542 cod. proc. pen., la condanna al risarcimento del danno ma non quella alla rifusione delle spese che può essere esclusa solo per la presenza di giusti motivi, i quali debbono essere esattamente individuati e valutati dal giudice. Annulla in parte con rinvio, Giud.pace Sondrio, 26/05/2008

Cassazione penale sez. V  25 giugno 2009 n. 39334  

 

In tema di condanna del querelante alle spese ai sensi dell'art. 542 c.p.p., qualora il giudice di merito abbia assolto l'imputato adottando erroneamente la formula «perché il fatto non costituisce reato» anziché quella corretta dell'insussistenza del fatto, la Corte di cassazione - cui il querelato abbia fatto ricorso lamentando che la formula assolutoria adottata non consente la condanna alle spese - ha il potere di provvedere alla rettifica della formula erronea, riformando in tal senso la sentenza impugnata, con l'effetto che è legittima la statuizione di condanna del querelante alla rifusione delle spese processuali sostenute dall'imputato.

Cassazione penale sez. V  13 dicembre 2006 n. 4976  

 

È illegittima l'ordinanza con cui il tribunale, a correzione, ex art. 130 c.p.p., della sentenza di assoluzione per insussistenza del fatto previamente pronunciata, disponga - unitamente alla revoca della condanna dell'imputato al risarcimento del danno - la condanna del querelante al pagamento delle spese del procedimento, considerato che il rimedio di correzione di errore materiale, esperibile nel caso di omessa condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali, ai sensi dell'art. 535, comma 4, c.p.p., trattandosi di conseguenza ex lege della pronuncia di condanna dell'imputato, non è, invece, adottabile nel caso di omessa condanna del querelante alle spese anticipate dallo Stato di cui agli artt. 427 e 542 c.p.p., la quale non costituisce conseguenza ex lege, vale a dire automatica, del proscioglimento o dell'assoluzione dell'imputato e può essere adottata solo quando risulti che l'attribuzione del reato all'imputato sia ascrivibile a colpa del querelante. Ne deriva che, in tal caso, è necessaria una valutazione di merito rimessa al potere discrezionale del giudice, con la conseguenza che, ove manchi la pronuncia di condanna del querelante alle spese del procedimento, è possibile esperire solo il rimedio dell'impugnazione e non quello della correzione di errori materiali.

Cassazione penale sez. V  08 novembre 2006 n. 41547  

 

La parte civile ha sempre diritto di ricorrere per cassazione, ai sensi dell'art. 568 comma 2 c.p.p., contro i capi delle sentenze che la condannano al pagamento delle spese processuali anticipate dallo Stato. (Nell'enunciare il principio, le Sezioni unite hanno rilevato che per la parte civile, a differenza di quanto avviene per il querelante con gli artt. 542 e 427 comma 4 c.p.p., non esiste una norma che le attribuisca altrimenti il potere di impugnare le disposizioni della sentenza che la condannino al pagamento delle spese anticipate dallo Stato) .

Cassazione penale sez. un.  25 ottobre 2005 n. 41476  



 
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