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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 545 cod. proc. penale: Pubblicazione della sentenza

1. La sentenza è pubblicata in udienza dal presidente o da un giudice del collegio mediante la lettura del dispositivo.

2. La lettura della motivazione redatta a norma dell’articolo 544 comma 1, segue quella del dispositivo e può essere sostituita con un’esposizione riassuntiva.

3. La pubblicazione prevista dal comma 2 equivale a notificazione della sentenza per le parti che sono o devono considerarsi presenti all’udienza.


Giurisprudenza annotata

Pubblicazione della sentenza

La lettura in udienza della sentenza di applicazione della pena a seguito di richiesta a mezzo di difensore - procuratore speciale equivale a notificazione della stessa ai sensi dell'art. 545, comma secondo e terzo, c.p.p., essendo l'instante rappresentato dal procuratore, sì che da essa decorrono i termini per l'impugnazione.

Cassazione penale sez. I  18 settembre 2012 n. 36665  

 

Il dispositivo della decisione che conclude il giudizio d'appello - proposto contro la sentenza di primo grado pronunciata all'esito di giudizio abbreviato - deve essere letto in udienza camerale, non dissimilmente, del resto, da quanto desumibile per il giudizio abbreviato svoltosi in primo grado dalla lettura coordinata degli art. 441 e 442 c.p.p. (in particolare, laddove quest'ultimo richiama gli art. 529 e ss. c.p.p.); e ciò senza che in senso contrario possano trarsi argomenti dall'art. 599 c.p.p., che a sua volta richiama "le forme" previste dall'art. 127 c.p.p., giacché l'uso di tale locuzione è da ritenere riferita proprio alle modalità di celebrazione del procedimento, ma non alla sua decisione la cui forma resta quella richiamata dall'art. 442 c.p.p. e la cui applicazione nel giudizio di appello è imposta dall'art. 598 c.p.p. che rende applicabili al giudizio di appello le disposizioni relative al giudizio di primo grado. (La Corte ha comunque chiarito che l'eventuale mancata lettura del dispositivo non è causa di nullità, ma si risolve in una mera irregolarità, che produce peraltro effetti giuridici perché impedisce il decorso del termine di impugnazione di cui al comma 3 dell’art. 545 c.p.p.).

Cassazione penale sez. un.  21 gennaio 2010 n. 12822

 

In tema di procedimento disciplinare a carico di dipendenti pubblici condannati in sede penale, ai fini della decorrenza del termine per l'inizio o la prosecuzione del procedimento, occorre che l'Amministrazione - perché possa avere un'esatta cognizione dei fatti accertati in sede penale, onde contestarli al dipendente e valutarli sotto il profilo disciplinare - venga a conoscenza della sentenza integrale e non già del semplice dispositivo. Ne consegue che detto termine decorre dalla data della lettura del dispositivo in udienza soltanto nel caso di contestuale lettura della motivazione, così pubblicandosi l'intera sentenza ai sensi dell'art. 545, comma 3, c.p.p., dovendosi negli altri casi ritenere che esso decorra dalla data del deposito della motivazione in cancelleria.

Cassazione civile sez. lav.  11 gennaio 2010 n. 214  

 

La conoscenza legale della sentenza, in attesa della quale il giudizio di responsabilità è sospeso, non avviene nei termini e nelle forme di cui agli art. 544, comma 1, e 545 c.p.p.: ciò, in quanto quelle norme operano soltanto all'interno del procedimento cui sono preordinate e sono solo finalizzate al calcolo della decorrenza del termine per l'impugnazione penale e a porre l'imputato nella condizione di fare una prima sommaria valutazione sulle proprie convenienze ai fini dell'impugnazione stessa in quella sede.

Corte Conti reg. (Campania) sez. giurisd.  24 aprile 2009 n. 474  

 

In tema di impugnazione relativa a processo in corso alla data di entrata in vigore del nuovo c.p.c. e che prosegue con l'applicazione delle norme anteriormente vigenti, la mancanza della dichiarazione di impugnazione entro il termine di tre giorni a decorrere da quello in cui è emesso il provvedimento da impugnarsi (art. 199 c.p.p. 1930) è causa di inammissibilità del gravame, essendo irrilevante che erroneamente la sentenza impugnata abbia fatto applicazione dell'art. 545 c.p.p. per indicare il termine di 45 giorni per il deposito della sentenza. Né può essere diversamente ritenuto sulla base di un preteso, inesistente, giudicato in relazione all'ordinanza con la quale l'imputato è stato rimesso in termini.

Corte appello Milano  27 maggio 2008 n. 1970  

 

Per il principio dell'unicità dell'ufficio del Pubblico Ministero il termine di sei mesi applicabile ex art. 297 comma 1 c.p.c. anche nella ipotesi di riassunzione del giudizio di responsabilità amministrativa sospeso per la pendenza del giudizio penale, decorre dalla data della conoscenza legale della cessazione della causa di sospensione (lettura del dispositivo in udienza penale ex art. 545 c.p.p. e motivazione redatta a norma dell'art. 544 comma 1), e deve pertanto dichiararsi l'estinzione del giudizio riassunto oltre il termine così computato, essendo giuridicamente irrilevante il ritardo della acquisizione della notizia da parte del Procuratore regionale presso la Corte dei conti.

Corte Conti reg. (Sicilia) sez. giurisd.  10 febbraio 2006 n. 562

 

È abnorme il provvedimento con il quale il presidente di un collegio, immediatamente dopo la chiusura del dibattimento, senza previamente ritirarsi per deliberare sulle singole questioni insieme con gli altri giudici in camera di consiglio e senza, comunque, procedere alla consultazione degli stessi, dia lettura del dispositivo, nonché della motivazione contestuale a sostegno della decisione. In tale caso, infatti, la sentenza, in astratto manifestazione di legittimo potere, è una pronuncia che si è esplicata, al di fuori dei casi consentiti dalla legge e delle ipotesi previste, al di là di ogni ragionevole limite, ed è caratterizzata da abnormità strutturale, tale da non consentire l'individuazione del luogo, del momento e delle modalità mediante le quali si è pervenuti alla deliberazione, oltre che dall'inosservanza dello schema legale tassativamente scandito dalle norme processuali (deliberazione in camera di consiglio, redazione e sottoscrizione del dispositivo e, "salvo che non sia possibile" procedervi, una concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la sentenza si è fondata, pubblicazione della sentenza in udienza ad opera del presidente o di un giudice del collegio mediante lettura del dispositivo, successiva lettura della motivazione redatta contestualmente, da esporre anche riassuntivamente ex art. 545 commi 1 e 2 c.p.p.).

Cassazione penale sez. VI  12 ottobre 2004 n. 45459  



 
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