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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 546 cod. proc. penale: Requisiti della sentenza

1. La sentenza contiene:

a) l’intestazione «in nome del popolo italiano» e l’indicazione dell’autorità che l’ha pronunciata;

b) le generalità dell’imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonché le generalità delle altre parti private;

c) l’imputazione;

d) l’indicazione delle conclusioni delle parti;

e) la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata, con l’indicazione delle prove poste a base della decisione stessa e l’enunciazione delle ragioni per le quali il giudice ritiene non attendibili le prove contrarie;

f) il dispositivo, con l’indicazione degli articoli di legge applicati;

g) la data e la sottoscrizione del giudice.

2. La sentenza emessa dal giudice collegiale è sottoscritta dal presidente e dal giudice estensore. Se, per morte o altro impedimento, il presidente non può sottoscrivere, alla sottoscrizione provvede, previa menzione dell’impedimento, il componente più anziano del collegio; se non può sottoscrivere l’estensore, alla sottoscrizione, previa menzione dell’impedimento, provvede il solo presidente.

3. Oltre che nel caso previsto dall’articolo 125 comma 3, la sentenza è nulla se manca o è incompleto nei suoi elementi essenziali il dispositivo ovvero se manca la sottoscrizione del giudice.


Giurisprudenza annotata

Requisiti della sentenza

A norma dell'art. 546, comma 3, c.p.p., comporta vizi di nullità della sentenza soltanto la mancanza del dispositivo, della sottoscrizione del giudice e della motivazione. Non dà luogo a nullità, pertanto, la mancanza di elementi diversi ed ulteriori rispetto a quelli espressamente previsti dalla citata disposizione. (Nella specie, è stato escluso che sia causa di nullità della sentenza la mancanza dell'intestazione, delle generalità dell'imputato, dell'imputazione, nonché delle conclusioni delle parti).

Tribunale La Spezia  22 gennaio 2015 n. 3  

 

Nei casi di dispositivo letto in esito alla discussione, con separata e successiva stesura della motivazione non letta in unitario contesto alla pubblicizzazione del dispositivo, il contenuto del dispositivo prevale sempre e comunque, ogni qualvolta esso non si appalesi intrinsecamente incoerente ovvero non presenti delle parziali omissioni nelle singole determinazioni che conducono alla determinazione della pena che risulta positivamente irrogata.

Cassazione penale sez. IV  18 febbraio 2015 n. 9187  

 

In tema di requisiti della sentenza, qualora il presidente di un collegio giudicante rediga personalmente la motivazione della sentenza, è sufficiente la sua sola firma per ritenere rispettato il disposto dell'art. 546 cod. proc. pen. (Rigetta, App. Campobasso, 19/02/2013 )

Cassazione penale sez. V  11 novembre 2014 n. 51252

 

In tema di motivazione, in sede di impugnazione il giudice non è obbligato a motivare in ordine al mancato accoglimento di istanze, nel caso in cui esse appaiano improponibili sia per genericità, sia per manifesta infondatezza. (Fattispecie relativa all'omessa motivazione dei giudici di appello sulla censura in ordine al mancato rinvio di una udienza celebrata in primo grado per genericità, riconosciuta dallo stesso ricorrente, della documentazione sanitaria prodotta). (Rigetta, App. Milano, 17/07/2013 )

Cassazione penale sez. II  16 settembre 2014 n. 49007  

 

In caso di contrasto tra dispositivo e motivazione non contestuali, il carattere unitario della sentenza, in conformità al quale l'uno e l'altra, quali sue parti, si integrano naturalmente a vicenda, non sempre determina l'applicazione del principio generale della prevalenza del primo in funzione della sua natura di immediata espressione della volontà decisoria del giudice; invero, laddove nel dispositivo ricorra un errore materiale obiettivamente riconoscibile, il contrasto con la motivazione è meramente apparente, con la conseguenza che è consentito fare riferimento a quest'ultima per determinare l'effettiva portata del dispositivo, individuare l'errore che lo affligge ed eliminarne gli effetti, giacché essa, permettendo di ricostruire chiaramente ed inequivocabilmente la volontà del giudice, conserva la sua funzione di spiegazione e chiarimento delle ragioni fondanti la decisione. (Fattispecie relativa alla mancata menzione nel dispositivo dell'assoluzione dell'imputato in relazione ad un segmento della condotta nonostante che la motivazione evidenziasse la chiara ed univoca volontà dei giudici di ritenerlo colpevole solo in relazione ad altra parte addebitatagli nell'ambito di un'unitaria contestazione di calunnia). (Rigetta, App. L'Aquila, 27/09/2013 )

Cassazione penale sez. fer.  09 settembre 2014 n. 47576  

 

Il giudice, se ha indicato esaurientemente le ragioni del proprio convincimento, non è tenuto a rispondere in motivazione a tutti rilievi del consulente tecnico della difesa, in quanto la consulenza tecnica costituisce solo un contributo tecnico a sostegno della parte e non un mezzo di prova che il giudice deve necessariamente prendere in esame in modo autonomo. (Rigetta in parte, App. Palermo, 27/11/2013 )

Cassazione penale sez. V  19 giugno 2014 n. 42821  

 

È abnorme il provvedimento assunto dal presidente del tribunale in sostituzione della sentenza non depositata a causa della mancata redazione della motivazione per la morte del giudice che aveva pronunciato la decisione e pubblicato il dispositivo, quando lo stesso è adottato senza esperire il procedimento di cui all'art. 546, comma 2, c.p.p., e consiste nella mera riproduzione del dispositivo e delle indicazioni contenute in una delibera adottata sul tema dal Cons. Sup. Magistratura. (In motivazione, la S.C. ha precisato che l'abnormità funzionale deriva dall'inidoneità di un siffatto provvedimento presidenziale a divenire irrevocabile o ad essere eseguito). (Annulla senza rinvio, Trib. Sanremo, 17/12/2012)

Cassazione penale sez. VI  28 maggio 2014 n. 36378  

 

Tra gli elementi essenziali la cui mancanza o incompletezza determina la nullità della sentenza a norma dell'art. 546 comma 3 c.p.p., non è previsto il capo di imputazione, posto che l'enunciazione dei fatti e delle circostanze ascritte all'imputato ben possono desumersi dal complessivo contenuto della decisione, tenendo conto delle sentenze di primo e secondo grado, che si integrano a vicenda confluendo in un risultato organico ed inscindibile. (Fattispecie, nella quale la Corte ha escluso profili di nullità nella sentenza di secondo grado, che recava nell'intestazione, a causa di un refuso, un capo di imputazione relativo ad altro procedimento, mentre quello corretto e pertinente era riportato nella sentenza di primo grado). Rigetta, App. Venezia, 31/10/2012

Cassazione penale sez. II  09 ottobre 2013 n. 5500  

 

In tema di motivazione della sentenza, l'art. 546 comma 1 lett. e) c.p.p. non impone al giudice di merito di fare espresso riferimento ad orientamenti giurisprudenziali, essendo sufficiente la corretta interpretazione e applicazione delle disposizioni rilevanti per la decisione. Dichiara inammissibile, App. Lecce, s.d. Taranto, 13/12/2011

Cassazione penale sez. III  03 ottobre 2013 n.



 
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