codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 548 cod. proc. penale: Deposito della sentenza

1. La sentenza è depositata in cancelleria immediatamente dopo la pubblicazione ovvero entro i termini previsti dall’articolo 544 commi 2 e 3. Il pubblico ufficiale addetto vi appone la sottoscrizione e la data del deposito.

2. Quando la sentenza non è depositata entro il trentesimo giorno o entro il diverso termine indicato dal giudice a norma dell’articolo 544 comma 3, l’avviso di deposito è comunicato al pubblico ministero e notificato alle parti private cui spetta il diritto di impugnazione. E’ notificato altresì a chi risulta difensore dell’imputato al momento del deposito della sentenza.

3. L’avviso di deposito con l’estratto della sentenza è in ogni caso comunicato al procuratore generale presso la corte di appello (1).

 

(1) La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto 2014, n. 118, ha disposto (con l’art. 15-bis, comma 1) che “Le disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il dispositivo della sentenza di primo grado”.

Ha inoltre disposto (con l’art. 15-bis, comma 2) che “In deroga a quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge quando l’imputato e’ stato dichiarato contumace e non e’ stato emesso il decreto di irreperibilità”.


Giurisprudenza annotata

Deposito della sentenza

Il giudice di pace deve depositare la motivazione della sentenza entro giorni quindici dalla lettura del dispositivo, qualora non la detti a verbale, essendogli preclusa la possibilità di autoassegnarsi un termine più lungo ai sensi dell'art. 544 comma 3 c.p.p.; conseguentemente, la motivazione depositata oltre il quindicesimo giorno deve ritenersi depositata fuori termine e il termine per impugnare è comunque quello di giorni trenta, decorrenti dal giorno in cui è avvenuta la notificazione dell'avviso di deposito, ai sensi degli art. 548 comma 2 e 585, commi 1 lett. b) e 2, c.p.p..

Cassazione penale sez. II  19 febbraio 2015 n. 10057  

 

In tema di sentenza di patteggiamento emessa nella fase degli atti introduttivi al dibattimento, qualora il giudice abbia determinato per il deposito della motivazione un termine maggiore di quello previsto dalla legge ed il deposito avvenga tempestivamente rispetto alla data indicata e comunicata alle parti mediante la lettura del dispositivo, il termine legale per l'impugnazione è di quindici giorni e decorre dalla scadenza del termine giudiziale, senza necessità di ulteriori avvisi alle parti rese edotte attraverso la pubblicazione della sentenza ex art. 548, comma primo, cod. proc. pen. (Dichiara inammissibile, Trib. Acqui Terme, 09/01/2013 )

Cassazione penale sez. V  15 ottobre 2014 n. 1246  

 

L'omessa notifica all'imputato dell'avviso di deposito, ex art. 548, comma 2, c.p.p., della sentenza di primo grado comporta una nullità a regime intermedio, la quale, ove ritualmente eccepita, non è sanata dalla proposizione dell'appello da parte del difensore dell'imputato; in tal caso, infatti - alla luce del "dictum" della sentenza della Corte costituzionale n. 317 del 2009 - non decorrono nei confronti dell'imputato i termini per la proposizione dell'impugnazione con conseguente nullità, ex art. 178, comma 1, lett. c), c.p.p., del decreto di citazione in appello e della sentenza emessa all'esito del relativo giudizio. (Annulla senza rinvio, Ass.App. Lecce, 18/03/2013)

Cassazione penale sez. V  07 ottobre 2014 n. 44863  

 

L'art. 32 d.lg. n. 274/2000, secondo cui il giudice di pace deve depositare la motivazione entro 15 giorni se non la detta a verbale, comporta che questo non possa assegnarsi autonomamente un termine diverso e maggiore; infatti, ciò non è consentito proprio dall'art. 32 cit., in deroga all'art. 544 c.p.p., per cui non trova applicazione l'art. 2 d.lg. n. 274/2000, secondo cui le norme del codice sono estese nei procedimenti davanti al giudice di pace, a meno che non sia diversamente stabilito. Di conseguenza, la motivazione depositata oltre i 15 giorni deve ritenersi depositata fuori termine ed il termine per impugnare è di 30 giorni, decorrenti dal giorno in cui è avvenuta la notifica, ai sensi degli artt. 548, comma 2, e 585, commi 1 e 2, c.p.p..

Cassazione penale sez. V  28 maggio 2014 n. 43493

 

Il termine per proporre impugnazione decorre dalla scadenza di quello fissato dal giudice per il deposito della motivazione della sentenza solo allorché tale scadenza sia stata rispettata. Nel caso invece in cui la sentenza non sia stata depositata entro il termine all'uopo stabilito, del deposito deve essere dato avviso alle parti private ed al difensore dell'imputato, ai sensi dell'art. 548 c.p.p., comma 2. e in tal caso il termine per impugnare decorre dal giorno in cui è stata eseguita la comunicazione o la notificazione dell'avviso di deposito della sentenza.

Cassazione penale sez. III  07 aprile 2011 n. 16713  

 

In tema di impugnazioni, nell'ipotesi in cui la sentenza sia pubblicata ai sensi del primo comma dell'art. 544 cod. proc. pen. ma ad essa non segua immediatamente il deposito previsto dall'art. 548, si è in presenza di un caso di forza maggiore che autorizza la richiesta di restituzione in termini per proporre gravame. (Nella fattispecie, la Corte ha rigettato il ricorso contro la dichiarazione di tardività dell'appello, posto che il ricorrente avrebbe dovuto attivare la procedura di cui all'art. 175 cod. proc. pen.). Rigetta, App. Firenze, 16 Giugno 2006

Cassazione penale sez. II  09 luglio 2008 n. 28907  

 

L'art. 25 c.c.n.l. comparto ministeri 16 maggio 1995, secondo il quale il procedimento disciplinare sospeso è riattivato entro centottanta giorni da quando l'amministrazione ha avuto notizia della sentenza definitiva, si interpreta nel senso che detto termine decorra dalla conoscenza, in capo all'amministrazione medesima, del provvedimento decisorio completo di motivazione e non solo del suo estratto, posto che le categorie giuridiche della sentenza e dell'estratto della sentenza di condanna sono, a termini di diritto processuale penale, del tutto differenti, così come, fra l'altro, emerge dalla lettera degli art. 425, 444, 448, 529 e 548 c.p.p. (Cassa App. Milano 2 agosto 2005 n. 569 e decide nel merito).

Cassazione civile sez. lav.  06 febbraio 2008 n. 2772  

 

In tema di contratti collettivi del lavoro di pubblico impiego privatizzato, posto che è possibile denunziarne in cassazione la violazione o falsa applicazione, ai sensi dell'art. 63, comma 5, del d.lg. n. 165 del 2001, il giudice di legittimità deve procedere alla diretta interpretazione degli stessi secondo i criteri dettati dagli art. 1362 ss. c.c. facendo innanzitutto riferimento al significato letterale delle espressioni usate e, quando esso risulti univoco, non utilizzando il ricorso ad ulteriori criteri interpretativi, atteso che questi ultimi esplicano soltanto una funzione sussidiaria e complementare laddove una clausola si presti a diverse e contrastanti interpretazioni. (Nella specie, relativa all'interpretazione dell'art. 25 del c.c.n.l. - Comparto ministeri - del 16 maggio 1995, la S.C., cassando la sentenza impugnata e decidendo nel merito, ha ritenuto che la norma secondo la quale il procedimento disciplinare sospeso è riattivato entro 180 giorni da quando l'amministrazione ha avuto notizia della sentenza definitiva si interpreta nel senso che detto termine decorra dalla conoscenza, in capo all'amministrazione medesima, del provvedimento decisorio completo di motivazione e non solo del suo estratto, posto che le categorie giuridiche della sentenza e dell'estratto della sentenza di condanna sono, a termini di diritto penale, del tutto differenti, così come, fra l'altro, emerge dalla lettera degli art. 425, 444, 448, 529 e 548 c.p.p.).

Cassazione civile sez. lav.  06 febbraio 2008 n. 2772

 

La mancata notifica dell'avviso di deposito della sentenza, ex art. 548 comma 2 c.p.p., al difensore - ancorché egli abbia ricevuto copia della stessa indirizzata al proprio assistito, irreperibile e, pertanto, rappresentato, ex art. 159 comma 2 c.p.p., dal difensore - comporta l'inefficacia per quest'ultimo della decorrenza del termine ad impugnazione del quale il difensore può autonomamente avvalersi, essendo titolare di un autonomo diritto di impugnazione per il cui esercizio il "dies a quo" coincide con il giorno in cui la notificazione viene eseguita; né la previsione di cui all'art. 159 c.p.p. - per la quale la notificazione degli atti all'imputato irreperibile è eseguita mediante consegna di copia al difensore che, proprio ai fini delle notificazioni, lo rappresenta - costituisce deroga alla complessa disciplina delle comunicazioni di cui all'art. 548 comma 2 c.p.p., limitandosi a rendere valida la notifica all'imputato irreperibile e non avendo certamente la funzione di sostituire la notifica dell'atto dovuto ad altro soggetto, sia pure per finalità con tale atto coincidenti.

Cassazione penale sez. V  23 maggio 2006 n. 22504  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti