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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 549 cod. proc. penale: Norme applicabili al procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica

1. Nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica, per tutto ciò che non è previsto nel presente libro o in altre disposizioni, si osservano le norme contenute nei libri che precedono, in quanto applicabili.


Giurisprudenza annotata

Norme applicabili al procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica

È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3 e 111 cost., la q.l.c. dell'art. 409 comma 5 c.p.p., nella parte in cui prevede che il giudice fissi con decreto l'udienza preliminare, osservando in quanto applicabili le disposizioni di cui agli art. 418 e 419 c.p.p. anche nel caso in cui il reato per cui è stata ordinata la formulazione dell'imputazione sia compreso tra quelli per cui si deve procedere con citazione diretta a giudizio ovvero nella parte in cui non prevede che il p.m. debba formulare l'imputazione con citazione diretta a giudizio nel caso in cui l'ordine di formulare l'imputazione riguardi un reato compreso tra quelli per cui si deve procedere con citazione diretta, in quanto il rimettente muove da una erronea premessa interpretativa, giacché, se è pur vero che a seguito della riforma del giudice unico l'assetto normativo preesistente è stato incrinato, peraltro sul piano meramente formale, deve tuttavia ritenersi che il dedotto mancato coordinamento tra l'art. 409 comma 5 c.p.p. e la previsione dei reati a citazione diretta è del tutto privo di conseguenze proprio perché - avuto riguardo alla evoluzione del quadro normativo di riferimento, alla evidente "ratio" della disposizione censurata e tenuto conto che l'art. 549 c.p.p., nel richiamare le norme applicabili al rito monocratico, fa rinvio anche a quelle relative all'archiviazione, prevedendo comunque la clausola di compatibilità - non vi è dubbio che, in ipotesi di "imputazione coatta" riguardante reati per i quali è prevista la citazione diretta, il g.i.p. non debba fare altro che invitare il p.m. formulare l'imputazione con la conseguente emissione del decreto di citazione a giudizio.

Corte Costituzionale  27 marzo 2003 n. 77  

 

In caso di opposizione della persona offesa alla richiesta di archiviazione per un reato suscettibile di azione mediante citazione diretta ai sensi dell'art. 550 c.p.p., il giudice, salva l'eventualità che l'opposizione stessa debba essere dichiarata inammissibile, non può deliberare "de plano" l'accoglimento della richiesta formulata dal p.m., dovendosi procedere mediante fissazione di udienza camerale secondo il combinato disposto degli art. 409 e 410, norme richiamate "in quanto applicabili" dalle disposizioni generali per il procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica (art. 549 c.p.p.).

Cassazione penale sez. IV  24 settembre 2002 n. 6500  

 

Alla luce del combinato disposto degli art. 409, comma 5, e 549 c.p.p. - il quale ultimo prevede, per il procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica, in mancanza di specifiche disposizioni, l'osservanza delle norme stabilite per il procedimento davanti al tribunale collegiale solo "in quanto applicabili" - deve escludersi che, a seguito della formulazione dell'imputazione ordinata dal giudice, quando trattisi di reati per i quali, ai sensi dell'art. 550 c.p.p., l'azione penale dev'essere esercitata mediante citazione diretta, il p.m. debba richiedere la celebrazione dell'udienza preliminare anziché provvedere, come di norma, alla emissione del decreto di citazione a giudizio.

Cassazione penale sez. VI  12 aprile 2002 n. 22149  

 

Nel giudizio di rinvio da svolgersi davanti al pretore secondo il rito ordinario, a seguito di sentenza di annullamento della Corte di cassazione, il decreto di citazione, che deve essere disposto dallo stesso pretore, va notificato all'imputato almeno venti giorni liberi prima della data fissata per l'udienza. Tale termine, infatti, va desunto dal combinato disposto ex art. 549, 567 c.p.p., 143 disp. att. c.p.p., secondo cui nel processo pretorile, in mancanza di specifiche disposizioni, debbono applicarsi le norme relative al procedimento davanti al tribunale; tra queste, in particolare, è richiamabile l'art. 429 c.p.p. che indica in venti giorni il termine minimo di comparizione del prevenuto davanti al tribunale.

Cassazione penale sez. IV  19 novembre 1996 n. 10373  

 

Nel procedimento pretorile non è consentito al p.m., per il principio di irretrattabilità dell'azione penale, chiedere al g.i.p. il proscioglimento dell'imputato una volta emesso il decreto di citazione a giudizio. Dopo l'emissione del decreto l'unica possibilità di proscioglimento per l'imputato discende dall'applicazione dell'art. 469 c.p.p., riferibile anche al giudizio pretorile in virtù del rinvio generale operato dall'art. 549 c.p.p. e del richiamo specifico contenuto nell'art. 558 comma 3 c.p.p.

Cassazione penale sez. III  16 gennaio 1996 n. 129  

 

La mancata partecipazione, anche parziale, del giudice all'istruttoria dibattimentale, costituente il presupposto processuale della sentenza, è causa di nullità insanabile per espressa previsione dell'art. 525 comma 2 c.p.p., norma dettata per la sentenza emessa dal giudice collegiale, ma applicabile in forza del rinvio operato dall'art. 549 c.p.p., anche al caso di sentenza emessa dal pretore.

Cassazione penale sez. II  04 ottobre 1994

 

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 549 e 21 comma 3 c.p.p., sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 comma 2 e 25 comma 1 Cost., nella parte in cui non prevedono, nel processo pretorile, che possa proporsi eccezione di incompetenza per territorio determinata dalla connessione nei casi in cui il p.m. ha contestato in udienza all'imputato ex art. 517 c.p.p. un reato connesso tale da determinare l'incompetenza del giudice adito ai sensi dell'art. 16 c.p.p. (nella motivazione la Corte ha osservato che non può ritenersi irrazionale che il legislatore abbia dettato regole di competenza diverse in ragione dello stadio processuale in cui il reato connesso emerga e venga contestato all'imputato, rilevando che la ratio della regola di competenza che scaturisce dalla normativa impugnata va rinvenuta in evidenti esigenze di economia e speditezza processuale).

Corte Costituzionale  06 luglio 1994 n. 280  



 
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