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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 550 cod. proc. penale: Casi di citazione diretta a giudizio

1. Il pubblico ministero esercita l’azione penale con la citazione diretta a giudizio quando si tratta di contravvenzioni ovvero di delitti puniti con la pena della reclusione non superiore nel massimo a quattro anni o con la multa, sola o congiunta alla predetta pena detentiva. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui all’articolo 415-bis. Per la determinazione della pena si osservano le disposizioni dell’articolo 4.

2. La disposizione del comma 1 si applica anche quando si procede per uno dei seguenti reati:

a) violenza o minaccia a un pubblico ufficiale prevista dall’articolo 336 del codice penale;

b) resistenza a un pubblico ufficiale prevista dall’articolo 337 del codice penale;

c) oltraggio a un magistrato in udienza aggravato a norma dell’articolo 343, secondo comma, del codice penale;

d) violazione di sigilli aggravata a norma dell’articolo 349, secondo comma, del codice penale;

e) rissa aggravata a norma dell’articolo 588, secondo comma, del codice penale, con esclusione delle ipotesi in cui nella rissa taluno sia rimasto ucciso o abbia riportato lesioni gravi o gravissime;

f) furto aggravato a norma dell’articolo 625 del codice penale;

g) ricettazione prevista dall’articolo 648 del codice penale.

3. Se il pubblico ministero ha esercitato l’azione penale con citazione diretta per un reato per il quale è prevista l’udienza preliminare e la relativa eccezione è proposta entro il termine indicato dall’articolo 491, comma 1, il giudice dispone con ordinanza la trasmissione degli atti al pubblico ministero.


Giurisprudenza annotata

Casi di citazione diretta a giudizio

In tema di capacità del giudice, la trattazione in dibattimento, da parte del giudice onorario, di un procedimento penale diverso da quelli relativi ai reati previsti dall'art. 550 cod. proc. pen., non è causa di nullità, in quanto la disposizione ordinamentale di cui all'art. 43-bis, comma terzo, lett. b), ord. giud. introduce un mero criterio organizzativo dell'assegnazione del lavoro tra i giudici ordinari e quelli onorari. (Rigetta, Trib. Salerno, s.d. Amalfi, 05/11/2012 )

Cassazione penale sez. III  21 ottobre 2014 n. 1735  

 

Poiché, in seguito alle modifiche apportate dapprima con l. n. 10 del 2014 e poi con l. n. 79 del 2014, il delitto di cui all'art. 73 comma 5 d.P.R. n. 309 del 1990 è qualificato come autonoma ipotesi delittuosa e non più circostanza attenuante e per esso è stato introdotto un limite massimo edittale di quattro anni di reclusione, in base al combinato disposto dell'art. 33 ter c.p.p. con l'art. 550 c.p.p. per tale delitto non è più prevista la celebrazione dell'udienza preliminare.

Ufficio Indagini preliminari Nola  23 settembre 2014

 

Integra "caso analogo" di conflitto di competenza previsto dall'art. 28, comma 2, c.p.p., nel quale prevale il "decisum" del giudice del dibattimento, la divergenza tra la decisione del tribunale in composizione monocratica che, investito di un procedimento da decreto di citazione diretta a giudizio per un reato per il quale è prevista l'udienza preliminare (nella specie, riciclaggio), restituisce gli atti al p.m. per la celebrazione di questa, e la decisione del g.u.p. che, ricevuta la conseguente richiesta di rinvio a giudizio, dispone la restituzione degli atti al p.m. per la citazione diretta a giudizio, previa riqualificazione del fatto a norma di una delle fattispecie previste dall'art. 550 c.p.p. (nella specie, ricettazione). (Dichiara inammissibile conflitto)

Cassazione penale sez. I  25 febbraio 2014 n. 32389  

 

La trattazione, da parte del giudice onorario, di un procedimento penale diverso da quelli indicati dall'art. 43-bis, comma 3, O.G., che richiama i reati inclusi nell'art. 550 c.p.p., non è causa di nullità, in quanto la disposizione ordinamentale introduce un mero criterio organizzativo di ripartizione dei procedimenti tra i giudici ordinari e quelli onorari.

Cassazione penale sez. III  31 gennaio 2014 n. 13011  

 

Nel caso di giudizio abbreviato è sempre proponibile, "in limine", l'eccezione di incompetenza territoriale, sempre che non si tratti di giudizio abbreviato instaurato nell'ambito dell'udienza preliminare, nel qual caso l'eccezione è proponibile solo a condizione che essa sia stata già proposta e rigettata nel corso di detta udienza. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha censurato la decisione del tribunale che, in un caso in cui l'imputato era stato tratto a giudizio con citazione diretta, ai sensi dell'art. 550 c.p.p., aveva ritenuto inammissibile l'eccezione di incompetenza territoriale che, sollevata e respinta in apertura di giudizio, era stata poi reiterata contestualmente alla richiesta di rito abbreviato).

Cassazione penale sez. II  23 aprile 2013 n. 22366

 

In tema di capacità del giudice, in caso di assenza o mancanza del giudice professionale, i giudici onorari, in base all'art. 43 bis ord. giud., possono trattare tutti i processi di cui all'art. 550 cod. proc. pen., senza alcuna distinzione tra fase di cognizione e fase di esecuzione. Dichiara inammissibile, Trib. Latina, 05/12/2011

Cassazione penale sez. I  22 marzo 2013 n. 22716  

 

Per il delitto di furto in abitazione e di furto con strappo, previsti nell'art. 624 bis cod. pen, introdotto dalla legge n. 128 del 2001, si procede con citazione diretta a giudizio, ai sensi dell'art. 550 cod. proc. pen. Rigetta, App. Firenze, 12/01/2011

Cassazione penale sez. VI  24 aprile 2012 n. 29815  

 

E' corretta l'azione del Pubblico Ministro che agisce ex art. 550 c.p.p. (citazione diretta a giudizio quando si tratta di contravvenzioni o di delitti puniti con la pena della reclusione non superiore nel massimo a quattro anni) qualora sia contestato il reato di abuso dei mezzi di correzione se dai fatti di abuso di mezzi di correzione deriva una lesione personale. Infatti, l'art. 571. c.p. prevede al secondo comma che, se dai fatti di abuso di mezzi di correzione deriva una lesione personale, si devono applicare le pene previste dagli art. 582 e 583 c.p. ridotte a un terzo.

Cassazione penale sez. II  05 aprile 2012 n. 28415  

 

In materia di impugnazione di misure cautelari reali, non è preclusa, dopo che sia stato emesso dal p.m. il decreto di citazione a giudizio ai sensi dell'art. 550 c.p.p., ogni valutazione concernente il "fumus commissi delicti", maturando una siffatta preclusione nei soli casi in cui il decreto dispositivo del giudizio, se ed in quanto assorbente circa la sussistenza del richiesto "fumus delicti", sia stato emesso dal giudice e non anche quando sia stato emesso dal p.m.

Tribunale Salerno  16 marzo 2012

 

In tema di "inquinamento probatorio", se pure è vero che l'art. 550, comma 4, c.p.p., richiede la sussistenza di "elementi concreti" onde ritenere che il testimone sia stato sottoposto a pressioni, è altrettanto vero che nulla vieta che tali elementi siano tratti dall'atteggiamento assunto dallo stesso teste nel corso della sua deposizione dibattimentale, qualora la prudente valutazione del giudice consenta a questi di cogliervi i segni della subita intimidazione. (Fattispecie caratterizzata dalla totale difformità tra l'originaria narrazione dei fatti e la versione pienamente negatoria manifestata dalle testimoni al dibattimento).

Cassazione penale sez. V  02 dicembre 2011 n. 16055  



 
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