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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 553 cod. proc. penale: Trasmissione degli atti al giudice dell’udienza di comparizione in dibattimento

1. Il pubblico ministero forma il fascicolo per il dibattimento e lo trasmette al giudice con il decreto di citazione immediatamente dopo la notificazione.

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La Corte costituzionale, con sentenza 2-15 aprile 1992, n. 174 (in G.U. 1a s.s. 22/4/1992 n. 17) ha dichiarato la illegittimita’ costituzionale del secondo comma del presente articolo ” nella parte in cui prevede che il giudice possa prorogare il termine per le indagini preliminari solo “prima della scadenza” del termine stesso”.


Giurisprudenza annotata

Trasmissione degli atti al giudice dell'udienza di comparizione

Alla stregua del disposto dell'art. 317, comma 2, c.p.p, la competenza in ordine alla emissione del provvedimento che dispone il sequestro conservativo previsto dall'art. 316 c.p.p permane in capo al g.i.p. anche dopo il provvedimento che dispone il giudizio, finché gli atti non siano trasmessi al giudice competente per il dibattimento. Ciò si giustifica in relazione al carattere urgente inerente alla misura, preordinata ad evitare la sottrazione o dispersione di garanzie reali (beni mobili o immobili) e quindi ad assicurare, tra l'altro, il pagamento delle obbligazioni civili nascenti dal reato. Trattasi del resto di disciplina che trova un esatto parallelo nella disposizione (ancora art. 317, comma 2, c.p.p) che prevede, allorché sia pronunciata sentenza (di condanna, di proscioglimento o di non luogo a procedere), la competenza a disporre il sequestro conservativo in capo al giudice che ha pronunciato tale sentenza sino a che gli atti non siano trasmessi al giudice dell'impugnazione. Inoltre, il medesimo principio si applica anche nel caso di decreto di citazione diretta a giudizio, giusta il disposto dell'art. 554 c.p.p, il quale prevede che il g.i.p. è competente ad assumere gli atti urgenti sino a quando il decreto, unitamente al fascicolo per il dibattimento, non è trasmesso al giudice a norma dell'art. 553, comma 1, c.p.p.: pertanto, il momento attributivo della competenza in relazione agli atti urgenti è stabilito con riferimento alla trasmissione materiale del fascicolo e del decreto nella cancelleria del giudice del dibattimento, mirando la norma, anche in questo caso, ad evitare possibili incertezze e vuoti di competenza in una situazione di transizione tra una fase processuale e l'altra.

Cassazione penale sez. II  19 febbraio 2008 n. 11740  

 

Non è abnorme il provvedimento del giudice dibattimentale il quale disponga la restituzione degli atti al pubblico ministero nel caso risultino omesse le attività di notificazione del decreto di citazione a giudizio previste dall'art. 553 cod.proc.pen.. (Rigetta, Trib. Gela, 6 Maggio 2005)

Cassazione penale sez. VI  28 marzo 2007 n. 21167  

 

È abnorme il provvedimento del giudice dibattimentale il quale disponga non farsi luogo al giudizio con contestuale restituzione degli atti al p.m. senza rilevare nè dichiarare alcuna invalidità dell'esercizio dell'azione penale. (Nella specie il provvedimento impugnato era stato adottato dal giudice sul presupposto che il fascicolo per il dibattimento, unitamente ad altri 96 fissati per la stessa udienza, era stato trasmesso dal p.m. lo stesso giorno dell'udienza in violazione dell'art. 553 c.p.p.).

Cassazione penale sez. VI  26 febbraio 2003 n. 16711  

 

La revoca di diritto della sospensione condizionale della pena di cui all'art. 168 comma 1 c.p. - per l'implicita riprovazione, speculare alla prognosi di ravvedimento a suo tempo formulata a favore dell'imputato - postula necessariamente una sentenza pronunciata sulla base di un accertamento di responsabilità fondato su una "cognitio plena", nel contraddittorio delle parti, quella decisione, cioè adottata a conclusione del giudizio ordinario (art. 529 ss. c.p.p.) o speciale (art. 442, 453 c.p.p.), con la quale il giudice, "se l'imputato risulta colpevole pronuncia sentenza di condanna applicando la pena" (art. 553 comma 1 c.p.p.) che egli individua e quantifica nell'esercizio del suo potere discrezionale (art. 132 e 133 c.p.); poiché un simile tipo di accertamento non viene, invece, compiuto con la sentenza di cui all'art. 444 ss. c.p.p., che si sostanzia nell'applicazione di una pena "senza giudizio", perché il giudice non deve dichiarare la colpevolezza dell'imputato, ma deve far riferimento all'accordo tra p.m. ed imputato sul merito dell'imputazione, pur esercitando autonomi poteri di controllo sull'accordo stesso, ne consegue che la revoca di diritto della sospensione condizionale della pena non può derivare da una pronuncia di applicazione della pena su richiesta delle parti.

Cassazione penale sez. un.  08 maggio 1996 n. 11  

 

In tema di proroga dei termini per le indagini preliminari nel procedimento pretorile, l'art. 553 comma 2 c.p.p., a differenza dell'art. 406 comma 2, non richiama la procedura di cui all'art. 127 c.p.p. Ne consegue che il g.i.p. della pretura, osservato il contraddittorio nella forma di cui all'art. 406 comma 3, può ammettere de plano l'ordinanza, senza osservare le forme previste dall'art. 127 c.p.p..

Cassazione penale sez. VI  06 marzo 1995 n. 817  

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto dagli artt. 406, 335 commi 2 e 127 c.p.p., per contrasto con gli artt. 3 e 112 cost., nella parte in cui non consentono l'impugnazione dell'ordinanza del g.i.p. della pretura di reiezione della richiesta di proroga dei termini per il compimento delle indagini preliminari. Il principio di tassatività dell'impugnazione non si contrappone in alcun modo a quello di obbligatorietà dell'azione penale, poiché l'esercizio dell'azione penale non implica, fuori dei casi previsti dalla legge, l'impugnabilità dei provvedimenti diversi da quelli (sentenze e provvedimenti sulla libertà personale) indicati nell'art. 111 comma 2 cost. L'inoppugnabilità dell'ordinanza di rigetto ex art. 406 c.p.p., inoltre, non fa rimanere senza tutela l'interesse pubblico al promuovimento dell'azione penale, potendo tale interesse essere perseguito a norma dell'art. 409 comma 4 c.p.p., attraverso l'indicazione da parte del g.i.p., investito della richiesta di archiviazione, di un termine indispensabile per lo svolgimento di ulteriori indagini oppure, a norma dell'art. 414 dello stesso codice, attraverso la riapertura delle indagini. Per quanto riguarda l'asserito contrasto con l'art. 3 cost., non può ritenersi irragionevole la differenziazione del procedimento davanti al pretore rispetto a quello davanti al tribunale, peraltro limitata, ai fini rilevanti per la questione in esame, alla inapplicabilità dell'art. 127 c.p.p., non richiamato dall'art. 553 stesso codice. Nel procedimento pretorile, infatti, è disciplinato il contraddittorio nelle forme dell'art. 406 comma 3, mentre nessuna differenza si ravvisa in materia di gravame, essendo inoppugnabile anche l'ordinanza con la quale il g.i.p. del tribunale decide sulla richiesta di proroga del termine per le indagini preliminari, a seguito di procedimento in camera di consiglio ai sensi dell'art. 406 comma 5 c.p.p..

Cassazione penale sez. VI  06 marzo 1995 n. 817  

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, con riferimento agli art. 3 e 112 cost., del combinato disposto degli art. 406 e 553 comma 2 e 127 c.p.p., nella parte in cui tali disposizioni non consentono di impugnare l'ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari rigetta la richiesta di proroga dei termini delle indagini stesse nonché per quanto concerne l'assenza di qualsiasi controllo, nel provvedimento pretorile, che renda fattivo il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale. Invero deve considerarsi che il principio di tassatività delle impugnazioni non si contrappone in alcun modo al principio dell'obbligatorietà dell'azione penale di cui all'art. 112 cost. posto che l'esercizio di tale azione non implica fuori dei casi previsti dalla legge, l'impugnabilità di provvedimenti diversi da quelli di cui all'art. 111, comma 2 cost. (sentenze e provvedimenti sulla libertà personale, non altrimenti impugnabili). D'altro canto nessuna differenza sussiste tra il procedimento dinnanzi al pretore rispetto a quello dinnanzi al tribunale, per quanto concerne il gravame del procedimento in materia di proroga dei termini delle indagini preliminari, essendo lo stesso in ciascun procedimento inoppugnabile; la differenziazione limitata all'inapplicabilità nel procedimento pretorile dell'art. 127 c.p.p., non può ritenersi irragionevole, essendo comunque sempre ammesso il contraddittorio delle parti con avviso della facoltà di presentare memorie.

Cassazione penale sez. VI  02 marzo 1995 n. 796  

 

È manifestamente infondata in relazione agli art. 3 e 112 cost., la questione di legittimità costituzionale degli art. 406, 553 e 127 c.p.p., nella parte in cui non prevedono il ricorso in sede di legittimità contro il provvedimento del G.I.P. che neghi la richiesta di proroga delle indagini preliminari del p.m. in quanto tale questione postula il principio per cui qualsiasi provvedimento del giudice che coinvolga un interesse primario è ricorribile per cassazione, principio estraneo al sistema costituzionale che limita l'esperibilità del ricorso in cassazione alle sentenze e ai provvedimenti sulla libertà personale, così evidenziando implicitamente che il legislatore ordinario - al di là di queste due ipotesi - può ritenere garantito in modo adeguato qualsiasi interesse che formi oggetto di un provvedimento giurisdizionale di merito, anche in assenza della possibilità di intervento della Corte di cassazione. La mancata proponibilità di tale mezzo di impugnazione non pregiudica l'interesse pubblico al promovimento dell'azione penale, che può essere perseguito o attraverso l'indicazione, da parte del G.I.P. investito della richiesta di archiviazione, delle ulteriori indagini necessarie e del termine per svolgerle, a norma dell'art. 409 comma 4 c.p.p., o attraverso la riapertura delle indagini su richiesta del p.m. a norma dell'art. 414 stesso codice).

Cassazione penale sez. I  31 gennaio 1995 n. 600  



 
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