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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 554 cod. proc. penale: Atti urgenti

1. Il giudice per le indagini preliminari è competente ad assumere gli atti urgenti a norma dell’articolo 467 e provvede sulle misure cautelari fino a quando il decreto, unitamente al fascicolo per il dibattimento, non è trasmesso al giudice a norma dell’articolo 553, comma 1.

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La Corte costituzionale, con sentenza 26 settembre – 12 ottobre 1990, n. 445 (in G.U. 1a s.s. 17/10/1990, n. 41), ha dichiarato “l’illegittimita’ costituzionale dell’art. 554, secondo comma, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che, di fronte ad una richiesta di archiviazione presentata per infondatezza della notizia di reato, il giudice per le indagini preliminari presso la pretura circondariale, se ritiene necessarie ulteriori indagini, le indichi con ordinanza al pubblico ministero, fissando il termine indispensabile per il loro compimento.”


Giurisprudenza annotata

Atti urgenti

La competenza a disporre il sequestro preventivo, dopo che sia stato emesso il decreto che dispone il giudizio e prima che gli atti siano stati trasmessi al giudice competente, spetta al g.u.p., sia per i reati di competenza del tribunale in composizione monocratica ex art. 554 c.p.p., che per i reati assegnati al tribunale in composizione collegiale ex art. 317 c.p.p., spettando inoltre a chi eccepisca l'incompetenza funzionale, l'onere di allegare gli elementi dai quali desumere che, al momento della decisione, il g.u.p. avesse perso la competenza a provvedere in ragione dell'intervenuta trasmissione degli atti al giudice del dibattimento. (Dichiara inammissibile, Trib. lib. Torino, 16/01/2014 )

Cassazione penale sez. III  17 settembre 2014 n. 47684  

 

Sebbene il p.m., una volta che abbia notificato il decreto di citazione a giudizio, debba formare il fascicolo per il dibattimento e trasmetterlo immediatamente" al giudice competente, la celerità processuale dell'adempimento non necessariamente comporta che la formazione e la trasmissione del fascicolo venga disposta contestualmente all'adempiuta notificazione del decreto, potendo intercorrere un ragionevole, purché breve e comunque processualmente non sanzionabile, lasso di tempo che non preclude l'adozione, ai sensi dell'art. 554 c.p.p., di misure cautelari, laddove - nel caso di formazione del fascicolo per il dibattimento e di eseguita trasmissione al giudice competente. trattandosi di un fatto processuale ed essendo tali fatti oggetto di prova (art. 187, comma 2, c.p.p.) - costituisce onere della parte allegare gli elementi dai quali desumere che, al momento della decisione, il g.i.p. avesse perso la competenza a provvedere.

Tribunale Salerno  26 marzo 2012

 

La competenza in ordine all'emissione del provvedimento che dispone il sequestro conservativo, previsto dall'art. 316 cod. proc. pen., permane in capo al giudice delle indagini preliminari anche dopo il provvedimento che dispone il giudizio, finché gli atti non siano trasmessi al giudice competente per il dibattimento: tale regime trova ragione nel carattere di urgenza inerente alla misura, preordinata ad impedire la dispersione delle garanzie sui beni. (Nella fattispecie, la Corte ha precisato che il principio si applica anche nel caso di decreto di citazione diretta a giudizio, ex art. 554 cod. proc. pen., ai sensi del quale il G.i.p. è competente ad assumere gli atti urgenti fino a quando il decreto non sia materialmente trasmesso insieme al fascicolo per il dibattimento al giudice competente). Dichiara inammissibile, Gip Trib. L'Aquila, 4 Ottobre 2007

Cassazione penale sez. II  19 febbraio 2008 n. 11740  

 

Alla stregua del disposto dell'art. 317, comma 2, c.p.p, la competenza in ordine alla emissione del provvedimento che dispone il sequestro conservativo previsto dall'art. 316 c.p.p permane in capo al g.i.p. anche dopo il provvedimento che dispone il giudizio, finché gli atti non siano trasmessi al giudice competente per il dibattimento. Ciò si giustifica in relazione al carattere urgente inerente alla misura, preordinata ad evitare la sottrazione o dispersione di garanzie reali (beni mobili o immobili) e quindi ad assicurare, tra l'altro, il pagamento delle obbligazioni civili nascenti dal reato. Trattasi del resto di disciplina che trova un esatto parallelo nella disposizione (ancora art. 317, comma 2, c.p.p) che prevede, allorché sia pronunciata sentenza (di condanna, di proscioglimento o di non luogo a procedere), la competenza a disporre il sequestro conservativo in capo al giudice che ha pronunciato tale sentenza sino a che gli atti non siano trasmessi al giudice dell'impugnazione. Inoltre, il medesimo principio si applica anche nel caso di decreto di citazione diretta a giudizio, giusta il disposto dell'art. 554 c.p.p, il quale prevede che il g.i.p. è competente ad assumere gli atti urgenti sino a quando il decreto, unitamente al fascicolo per il dibattimento, non è trasmesso al giudice a norma dell'art. 553, comma 1, c.p.p.: pertanto, il momento attributivo della competenza in relazione agli atti urgenti è stabilito con riferimento alla trasmissione materiale del fascicolo e del decreto nella cancelleria del giudice del dibattimento, mirando la norma, anche in questo caso, ad evitare possibili incertezze e vuoti di competenza in una situazione di transizione tra una fase processuale e l'altra.

Cassazione penale sez. II  19 febbraio 2008 n. 11740  

 

Poiché non sussiste un termine iniziale entro il quale il p.m. debba necessariamente passare in notifica il decreto di citazione a giudizio, e potendo il fascicolo essere trasmesso al giudice ex art. 554 c.p.p. solo "dopo la notificazione", il ritenere che il processo sia "pendente" dinanzi al giudice del dibattimento, con gli effetti del caso sulla competenza, solo con la ricezione da parte di questi del fascicolo del dibattimento significa interpretare la norma nel senso che consente in tutta una serie di casi al p.m. di scegliersi arbitrariamente il giudice, ritardando o anticipando la notifica del decreto e la trasmissione degli atti al giudice.

Tribunale Roma  07 gennaio 2003

 

È abnorme, perché al di fuori dell'ordinamento processuale, il provvedimento con il quale il g.i.p., che non abbia ritenuto di accogliere la richiesta di archiviazione del p.m. ed abbia restituito gli atti con la richiesta di formulare l'imputazione, non accolga poi la richiesta di fissare l'udienza preliminare, atteso che, dopo la modifica dell'art. 554 c.p.p. in forza della l. 16 dicembre 1999 n. 479, non sussiste più da parte del p.m. la possibilità di emissione diretta del decreto di citazione dopo la formulazione dell'imputazione "coatta". (Fattispecie nella quale la possibilità di utilizzare il meccanismo della citazione diretta da parte del p.m., ai sensi dell'art. 554 comma 4, era vigente al momento della richiesta di archiviazione, ma non al momento della formulazione dell'imputazione "coatta").

Cassazione penale sez. IV  26 febbraio 2002 n. 33285  

 

Il codice non prevede, nel procedimento pretorile, due momenti distinti nella formazione del decreto di citazione, relativo il primo alla richiesta punitiva irretrattabile ed il secondo alla "vocatio in ius", per la ragione che il p.m. assolve entrambi i compiti con lo stesso, unico atto, altrimenti nullo, a norma dell'art. 555 c.p.p. Pertanto, la manifestazione di volontà punitiva si estrinseca nello stesso momento in cui il p.m. provvede al deposito previsto dall'art. 554 comma 5 c.p.p. Da quel momento scaturisce l'effetto sostanziale di interruzione della prescrizione di cui all'art. 160 c.p. La prassi, che il magistrato disponga un deposito provvisorio nella sua segreteria dell'atto incompleto, in attesa di munirlo dell'indicazione del giudice adito e dell'udienza di comparizione, comunicategli dal pretore dirigente, non è rilevante per l'effetto indicato.

Cassazione penale sez. V  17 novembre 1998 n. 2488  

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 34 comma 2 c.p.p., nella parte in cui non prevede che non possa pronunciarsi sulla richiesta di emissione del decreto penale di condanna il giudice per le indagini preliminari che abbia emesso l'ordinanza di cui agli art. 409 comma 5 e 554 comma 2 c.p.p. (la Corte, dopo aveva richiamato la propria costante giurisprudenza secondo la quale l'ordinanza con cui il giudice dispone formulare l'imputazione ha effetti pregiudicanti nei confronti della funzione di giudizio, ha osservato che senza dubbio il procedimento per decreto penale integra gli estremi di un vero e proprio giudizio di merito).

Corte Costituzionale  21 novembre 1997 n. 346  



 
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