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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 555 cod. proc. penale: Udienza di comparizione a seguito della citazione diretta

1. Almeno sette giorni prima della data fissata per l’udienza di comparizione, le parti devono, a pena di inammissibilità, depositare in cancelleria le liste dei testimoni, periti o consulenti tecnici nonché delle persone indicate nell’articolo 210 di cui intendono chiedere l’esame.

2. Prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, l’imputato o il pubblico ministero può presentare la richiesta prevista dall’articolo 444, comma 1; l’imputato, inoltre, può richiedere il giudizio abbreviato o presentare domanda di oblazione.

3. Il giudice, quando il reato è perseguibile a querela, verifica se il querelante è disposto a rimettere la querela e il querelato ad accettare la remissione.

4. Se deve procedersi al giudizio, le parti, dopo la dichiarazione di apertura del dibattimento, indicano i fatti che intendono provare e chiedono l’ammissione delle prove; inoltre, le parti possono concordare l’acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all’attività di investigazione difensiva.

5. Per tutto ciò che non è espressamente previsto si osservano le disposizioni contenute nel libro settimo, in quanto compatibili.

 

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La Corte costituzionale con sentenza 23 novembre – 11 dicembre 1995, n. 497 (in G.U. 1a s.s. 20/12/1995, n. 52) ha dichiarato “l’illegittimita’ costituzionale dell’art. 555, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede la nullita’ del decreto di citazione a giudizio per mancanza o insufficiente indicazione del requisito previsto dal comma 1, lettera e).”

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La L. 16 luglio 1997, n. 234 ha disposto (con l’art. 3, comma 1) che “il comma 1 dell’articolo 416 del codice di procedura penale, come modificato dall’articolo 2, comma 2, della presente legge, ed il comma 2 dell’articolo 555del codice di procedura penale, come modificato dall’articolo 2, comma 3, della presente legge, non si applicano ai procedimenti penali nei quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, e’ gia’ stata depositata richiesta di rinvio a giudizio o e’ gia’ stato emesso decreto di citazione a giudizio.”

 


Giurisprudenza annotata

Udienza di comparizione a seguito di citazione diretta.

L'art. 117, d.P.R. n. 3 del 1957, nella parte in cui prevede che il procedimento disciplinare, se avviato, deve essere sospeso quando, sugli stessi fatti, sia stata "iniziata l'azione penale" è stato interpretato nel senso che tale momento va individuato nell'assunzione della qualità di imputato da parte dell'interessato che, ai sensi degli art. 60 e 405 c.p.p., si ha con la richiesta di rinvio a giudizio, di giudizio immediato, di decreto penale di condanna, di applicazione della pena ex art. 447 comma 1, c.p.p. ovvero con la richiesta di citazione in giudizio, a norma dell'art. 555 c.p.p.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  10 febbraio 2010 n. 1863  

 

Integra la nullità di ordine generale (ma non assoluta), ai sensi dell'art. 178 comma 1 lett. c) c.p.p., il fatto che il decreto di citazione a giudizio davanti al tribunale in composizione monocratica, emesso nella vigenza dell'art. 555 c.p.p., nel testo precedente all'entrata in vigore della l. 16 dicembre 1999 n. 479 e quindi con l'indicazione, fra l'altro, della facoltà per l'imputato di chiedere l'applicazione di uno dei riti alternativi entro il termine di giorni 15 dalla notificazione, sia stato notificato dopo l'entrata in vigore della legge anzidetta, introduttiva, tra l'altro, del nuovo testo dell'art. 552 c.p.p., in base al quale la richiesta dei riti alternativi può essere avanzata fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto sanata la nullità in quanto il difensore dell'imputato, presente alla costituzione del rapporto processuale, nulla aveva eccepito, mentre aveva sollevato la questione soltanto in una udienza successiva).

Cassazione penale sez. V  28 settembre 2005 n. 44017  

 

Su accordo delle parti ex art. 555 comma 4 c.p.p. possono essere acquisiti tutti gli atti delle indagini preliminari - contenuti nel fascicolo del p.m., ivi compresi i verbali delle dichiarazioni spontaneamente rese dall'indagato alla polizia giudiziaria ex art. 350 comma 7, c.p.p. Tale "accordo acquisitivo", peraltro, non incide sul "momento" - logicamente e cronologicamente successivo - della "utilizzazione" delle dichiarazioni consacrate in detti verbali. Al riguardo, rileva la specifica disposizione di cui all'art. 350 comma 7 c.p.p., che, in deroga alla previsione generale di cui all'art. 526 c.p.p., esclude l'utilizzabilità. Nella fase dibattimentale (fatta eccezione per le contestazioni ex art. 503 comma 3) delle dette spontanee dichiarazioni, pur validamente assunte e legittimamente acquisite agli atti del dibattimento.

Tribunale Fermo  05 marzo 2004

 

Su accordo delle parti ex art. 555 comma 4 c.p.p. (art. 493 comma 3 c.p.p.) possono essere acquisiti anche tutti, indistintamente, gli atti delle indagini preliminari contenuti nel fascicolo del p.m. Tale "accordo acquisitivo", peraltro non determina la sanatoria degli atti affetti da inutilizzabilità "patologica" e/o da nullità assoluta (nella specie dichiarazioni assunte dagli imputati da parte della p.g., senza garanzie difensive, ex art. 350 comma 5 c.p.p.) stante il potere - dovere del giudice di rilevare (anche) d'ufficio tali ipotesi di invalidità.

Tribunale Fermo  04 febbraio 2003

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 418 e 419 c.p.p., sollevata in riferimento agli art. 3, 24 e 111 cost., nella parte in cui, nel disciplinare il decreto di fissazione dell'udienza preliminare ed il relativo avviso da notificare all'imputato, non prevedono - a differenza di quanto invece espressamente previsto all'art. 552, comma 1, lett. f), c.p.p., a favore dell'imputato tratto a giudizio mediante decreto di citazione diretta - che all'imputato medesimo sia dato l'avvertimento che, ricorrendone i presupposti, può presentare richiesta di applicazione della pena entro il termine di cui all'art. 421, comma 3, c.p.p., in quanto il rimettente, da un lato, omette di precisare, nella parte dispositiva dell'ordinanza, che l'avvertimento andrebbe previsto a pena di nullità nonché di indicare la ragione per la quale sarebbe ricavabile dal sistema una sanzione di nullità tale da determinare la regressione del procedimento alla fase ormai esaurita dell'udienza preliminare, e, dall'altro, omette di considerare che la nullità per mancato avvertimento, prevista all'art. 552, comma 2, c.p.p., ripropone il contenuto della declaratoria di illegittimità costituzionale del previgente art. 555, comma 2, c.p.p., di cui alla sentenza n. 497 del 1995, nè chiarisce se, nel mutato quadro normativo, quelle stesse ragioni siano riferibili alla disciplina nella quale si vorrebbe introdurre un avviso analogo a quello previsto dall'attuale art. 552, comma 1, lett. f), c.p.p., sicché sussiste il difetto di motivazione circa i requisiti della pregiudizialità e della rilevanza della questione nel giudizio "a quo".

Corte Costituzionale  26 novembre 2002 n. 484  

 

È del tutto conforme a legge la declaratoria di nullità del decreto di citazione e il conseguente ordine di restituzione degli atti al p.m. per l'omessa spedizione all'indagato dell'invito a rendere l'interrogatorio: tale invalidità è, infatti, espressamente contemplata, come già dall'abrogato art. 555, comma 2, c.p.p., dal vigente art. 552, comma 2, c.p.p. e deve annoverarsi tra quelle generali a regime intermedio di cui all'art. 178, lett. c), c.p.p., attenendo all'intervento dell'imputato nel procedimento.

Cassazione penale sez. II  05 aprile 2002 n. 18153  

 

Nell'ipotesi di nuova contestazione in udienza, ex art. 517 c.p.p., di reato concorrente (art. 12 comma 1 lett. b) c.p.p.) non è configurabile la violazione dell'art. 555 (ora 552) comma 2 c.p.p. e del diritto di difesa per impossibilità di rendere interrogatorio ai sensi dell'art. 375 c.p.p., trattandosi di disposizioni che hanno lo scopo di consentire alla persona soggetta a indagini la presentazione di tempestive difese atte ad evitare il dibattimento e che non possono trovare applicazione nel corso di un dibattimento legittimamente instaurato. (Fattispecie di contestazione suppletiva del reato di violazione dei sigilli, ex art. 349 c.p., nel corso di processo per reati di natura edilizia).

Cassazione penale sez. III  02 ottobre 2001 n. 40714  

 

Sono manifestamente infondate, con riferimento agli art. 3, 24 comma 2 e 25 comma 2 cost., le q.l.c. degli art. 33 comma 1 lett. a) l. 16 dicembre 1999 n. 479, nella parte in cui modifica l'art. 446 comma 1 c.p.p., 446 comma 1 c.p.p., 555 comma 2 c.p.p., 464 comma 3 c.p.p., nella parte in cui non prevedono che i soggetti rinviati a giudizio in processi transitati per l'udienza preliminare nel periodo compreso fra il 2 giugno 1999 ed il 2 gennaio 2000 possano avvalersi della facoltà di patteggiare la pena sino all'apertura del dibattimento in quanto i giudici "a quibus" fondano le loro censure su un errato presupposto interpretativo, posto che le innovazioni apportate dalla l. n. 479 del 1999 alla disciplina delle indagini preliminari, dell'udienza preliminare e del giudizio ed ai rapporti tra tali fasi processuali hanno determinato la trasformazione del sistema dei termini di decadenza per la formulazione della richiesta di applicazione della pena e la loro anticipazione a momenti precedenti il dibattimento; sicché, anche in mancanza di qualsiasi norma transitoria, si deve escludere che i nuovi termini di decadenza possano riguardare procedimenti nei quali tali termini sarebbero oramai scaduti, essendo già stato disposto il rinvio a giudizio al momento dell'entrata in vigore della l. n. 479 del 1999.

Corte Costituzionale  11 maggio 2001 n. 127  

 

Sussiste nullità del decreto di citazione a giudizio emesso dal p.m. quando, pur essendo stato questo preceduto dall'invito dell'imputato a presentarsi per rendere l'interrogatorio (secondo la disciplina dell'epoca dettata dall'art. 555 c.p.p.), il detto adempimento. Delegato alla polizia giudiziaria ai sensi dell'art. 370 c.p.p., non abbia in effetti avuto luogo per la mancata presenza del difensore, tempestivamente avvisato ma non comparso; situazione, questa, nella quale trattandosi di atto da compiere con l'assistenza necessaria del difensore, la polizia giudiziaria, ai sensi dell'art. 350, comma 4, c.p.p. (dettato in effetti per l'attività d'iniziativa ma applicabile estensivamente anche a quella delegata), avrebbe dovuto chiedere al p.m. di designare un sostituto del difensore non comparso, a norma dell'art. 97, comma 4, c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  09 gennaio 2001 n. 12715  



 
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