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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 556 cod. proc. penale: Giudizio abbreviato e applicazione della pena su richiesta

1. Per il giudizio abbreviato e per l’applicazione della pena su richiesta si osservano, rispettivamente, le disposizioni dei titoli I e II del libro sesto, in quanto applicabili.

2. Se manca l’udienza preliminare, si applicano, secondo i casi, le disposizioni degli articoli 555, comma 2, 557 e 558, comma 8. Si osserva altresì, in quanto applicabile, la disposizione dell’articolo 441-bis; nel caso di cui al comma 4 di detto articolo, il giudice, revocata l’ordinanza con cui era stato disposto il giudizio abbreviato, fissa l’udienza per il giudizio.


Giurisprudenza annotata

Giudizio abbreviato e applicazione della pena su richiesta

In tema di giudizio abbreviato non preceduto da udienza preliminare, l'eccezione di incompetenza territoriale è proponibile "in limine", ovvero subito dopo compiuto per la prima volta l'accertamento della costituzione delle parti. (Rigetta, App. Milano, 21/05/2013 )

Cassazione penale sez. VI  05 febbraio 2014 n. 8652  

 

Non è fondata la q.l.c. dell'art. 442, comma 1 bis, c.p.p., "richiamato dall'art. 556, comma 1", del medesimo codice, censurato, in riferimento all'art. 3 cost., "nella parte in cui prevede l'utilizzabilità, nel giudizio abbreviato, ai fini della decisione sul merito dell'imputazione - in assenza di situazioni riconducibili ai paradigmi di deroga al contraddittorio dettati dall'art. 111, comma 5, cost. - degli atti di investigazione difensiva a contenuto dichiarativo, unilateralmente assunti". Non sussiste, infatti, la denunciata disparità di trattamento tra il giudizio ordinario (nel quale per introdurre elementi probatori formati unilateralmente dall'imputato occorre il consenso delle altre parti) e il giudizio abbreviato (nel quale, invece, nonostante la diminuzione di pena connessa alla scelta del rito, tale introduzione formerebbe oggetto di un "diritto potestativo" dell'imputato stesso), in quanto gli istituti processuali posti a raffronto - accordo sulla acquisizione a fini probatori di determinati atti di indagine e rito abbreviato - risultano disomogenei e non assimilabili; né è ravvisabile la dedotta presunta incoerenza sistematica, in quanto, da un lato, l'equiparazione tra dichiarazione assunta unilateralmente dal difensore a fini di indagine (che fa ingresso nel materiale utilizzabile nel caso di giudizio abbreviato semplice) e prova formata in contraddittorio davanti al giudice (di cui il giudice stesso si avvale nell'abbreviato "condizionato") non è corretta, essendo significativamente dissimile la relativa capacità dimostrativa; dall'altro, il giudizio abbreviato "condizionato" conserva comunque una sua utilità e un suo significato in rapporto agli elementi probatori che l'imputato non abbia potuto o voluto acquisire, per qualunque ragione, tramite lo strumento delle investigazioni difensive (ord. n. 182 del 2001).

Corte Costituzionale  26 giugno 2009 n. 184  

 

È infondata la q.l.c., in riferimento agli art. 3 e 111, commi 2 e 4, cost., dell'art. 442, comma 1 bis, c.p.p., "richiamato dall'art. 556, comma 1", del medesimo codice, "nella parte in cui prevede l'utilizzabilità, nel giudizio abbreviato, ai fini della decisione sul merito dell'imputazione - in assenza di situazioni riconducibili ai paradigmi di deroga al contraddittorio dettati dall'art. 111, comma 5, cost. - degli atti di investigazione difensiva a contenuto dichiarativo, unilateralmente assunti".

Corte Costituzionale  26 giugno 2009 n. 184  

 

Non è fondata la q.l.c. dell'art. 442, comma 1 bis, c.p.p., "richiamato dall'art. 556, comma 1", del medesimo codice, censurato, in riferimento all'art. 111, commi 2 e 4, cost., "nella parte in cui prevede l'utilizzabilità, nel giudizio abbreviato, ai fini della decisione sul merito dell'imputazione - in assenza di situazioni riconducibili ai paradigmi di deroga al contraddittorio dettati dall'art. 111, comma 5, cost. - degli atti di investigazione difensiva a contenuto dichiarativo, unilateralmente assunti". Premesso che la questione mira ad estromettere "in radice" dal materiale utilizzabile ai fini decisori nel giudizio abbreviato tutte quante le risultanze delle indagini difensive, almeno con riguardo agli "atti a contenuto dichiarativo", salve le fattispecie impeditive dell'acquisizione della prova in contraddittorio previste dall'art. 111, comma 5, cost. ("impossibilità di natura oggettiva" e "provata condotta illecita"), deve rilevarsi che nell'ambito del giudizio abbreviato gli atti di investigazione difensiva acquistano valore solo come effetto della più generale rilevanza probatoria riconosciuta all'intera indagine preliminare, alla pari con quelli dell'indagine del p.m. e quindi con rinuncia generalizzata al contraddittorio per la formazione della prova, sicché l'utilizzabilità anche di tali atti - compresi quelli a contenuto dichiarativo - come conseguenza del consenso-rinuncia del solo imputato, implicato dalla richiesta di giudizio abbreviato, non può ritenersi, di per sé, lesiva del principio di parità delle parti, il quale, oltre tutto, non comporta necessariamente l'identità tra i poteri processuali del p.m. e quelli dell'imputato; e nella specie, posto che la fase delle indagini preliminari è caratterizzata da un marcato squilibrio di partenza fra le posizioni delle parti, correlato alla funzione istituzionale del p.m., il fatto che, dopo una fase così congegnata, venga offerto all'imputato uno strumento che, nel quadro di un'acquisizione globale dei risultati di tale fase, renda utilizzabili ai fini della decisione anche gli atti di indagine della difesa, non può determinare alcuna compromissione del principio costituzionale in questione (sentt. n. 440 del 2000, 32 del 2002, 26, 117 e 320 del 2007, 29 del 2009).

Corte Costituzionale  26 giugno 2009 n. 184  

 

In riferimento alla q.l.c. dell'art. 442, comma 1 bis, c.p.p., "richiamato dall'art. 556, comma 1", del medesimo codice, censurato per violazione degli art. 3 e 111, commi 2 e 4, cost., "nella parte in cui prevede l'utilizzabilità, nel giudizio abbreviato, ai fini della decisione sul merito dell'imputazione - in assenza di situazioni riconducibili ai paradigmi di deroga al contraddittorio dettati dall'art. 111, comma 5, cost. - degli atti di investigazione difensiva a contenuto dichiarativo, unilateralmente assunti", va disattesa l'eccezione di inammissibilità della questione per difetto di motivazione sulla rilevanza, formulata sul presupposto che il giudice "a quo" avrebbe omesso di indicare se dagli atti di investigazione, depositati dal difensore, "emergessero fatti capaci di determinare in qualche modo, ove creduti, il giudizio sull'imputazione". Un simile giudizio attiene, infatti, al merito della regiudicanda: laddove, invece, il quesito di costituzionalità investe il profilo preliminare, di ordine processuale, relativo all'utilizzabilità, ai fini della deliberazione, del materiale investigativo prodotto dalla difesa nell'ambito del rito semplificato.

Corte Costituzionale  26 giugno 2009 n. 184  

 

È infondata la q.l.c. dell'art. 442, comma 1 bis, c.p.p., richiamato dall'art. 556, comma 1, del medesimo codice, sollevata, in riferimento agli art. 3 e 111, comma 2 e 4, cost. L'utilizzabilità degli atti di investigazione difensiva unilateralmente assunti - compresi quelli a contenuto dichiarativo - come conseguenza del consenso-rinuncia del solo imputato, implicato dalla richiesta di giudizio abbreviato, infatti, non può ritenersi, di per sé, lesiva del principio di parità delle parti. Tale principio non comporta necessariamente l'identità tra i poteri processuali del p.m. e quelli dell'imputato, potendo una disparità di trattamento risultare giustificata, nei limiti della ragionevolezza, sia dalla peculiare posizione istituzionale del p.m., sia dalla funzione allo stesso affidata, sia da esigenze di funzionale e corretta amministrazione della giustizia. Nel giudizio abbreviato, del resto, gli atti di investigazione difensiva acquistano valore solo come effetto della più generale rilevanza probatoria riconosciuta all'intera indagine preliminare, alla pari con quelli dell'indagine del p.m. e quindi con rinuncia generalizzata al contraddittorio per la formazione della prova. Quanto alla denunciata disparità di trattamento tra il giudizio ordinario e il giudizio abbreviato vale il rilievo che gli istituti processuali posti a raffronto risultano disomogenei e non assimilabili. Va, infine, esclusa una incoerenza sistematica rispetto al giudizio abbreviato condizionato, che conserva una sua utilità in rapporto agli elementi probatori che l'imputato non abbia potuto o voluto acquisire, per qualunque ragione, tramite lo strumento delle investigazioni difensive.

Corte Costituzionale  26 giugno 2009 n. 184  

 

Non è fondata la q.l.c. dell'art. 442, comma 1 bis, c.p.p., richiamato dall'art. 556, comma 1, del medesimo codice, sollevata, in riferimento agli art. 3 e 111, commi 2 e 4, cost. Infatti, l'utilizzabilità, nell'ambito del giudizio abbreviato, anche degli atti di investigazione difensiva unilateralmente assunti (compresi quelli a contenuto dichiarativo) non può ritenersi lesiva del principio di parità delle parti, acquisendo valore le investigazioni del difensore solo come effetto della più generale rilevanza probatoria riconosciuta all'indagine preliminare, al pari di quelle del p.m. La rinunzia generalizzata al contraddittorio nella formazione della prova - espressa dall'imputato con la richiesta di rito abbreviato - non opera soltanto verso i risultati delle indagini del p.m., ma anche verso quelli delle proprie. Né può configurarsi una disparità di trattamento tra il giudizio ordinario (nel quale per introdurre elementi probatori formati unilateralmente dall'imputato occorre il consenso dell'imputato) e il giudizio abbreviato (nel quale, invece, nonostante la diminuzione di pena connessa alla scelta del rito, tale introduzione formerebbe oggetto di un diritto potestativo dell'imputato stesso), stante la non comparabilità degli istituti processuali posti a raffronto, di natura disomogenea e non assimilabili. Del pari, va esclusa una incoerenza sistematica rispetto al giudizio abbreviato condizionato, che comunque conserva una sua utilità e significato in rapporto agli elementi probatori che l'imputato non abbia potuto o voluto acquisire tramite lo svolgimento delle investigazioni difensive.

Corte Costituzionale  26 giugno 2009 n. 184  

 

Non è manifestamente infondata la q.l.c., in riferimento agli artt. 3, 4 e 111 comma 4 cost., dell’art. 442 comma 1 bis c.p.p., richiamato dall’art. 556 comma 1 c.p.p., nella parte in cui prevede l’utilizzabilità, nel giudizio abbreviato, ai fini della decisione sul merito dell’impugnazione – in assenza di situazioni riconducibili ai paradigmi di deroga al contraddittorio dettati dall’art. 111 comma 5 cost. – degli atti di investigazione difensiva a contenuto dichiarativo, unilateralmente assunto.

Tribunale Fermo  02 aprile 2007

 

È manifestamente infondata la q.l.c. degli art. 556 comma 2 e 34 comma 2 c.p.p., censurati, in riferimento agli art. 3, 24, 25, 101 e 111 cost., in quanto non prevedono che l'imputato tratto a giudizio mediante citazione diretta, dopo che il giudice dibattimentale abbia respinto "in limine litis" la richiesta di abbreviato condizionato, possa rinnovare la richiesta dinanzi ad altro giudice, investito del procedimento in forza della sopravvenuta incompatibilità del primo. La questione risulta infatti sollevata sulla base di un presupposto - quello che, nel giudizio a citazione diretta, l'ordinanza di rigetto della richiesta di abbreviato condizionato sarebbe sottratta ad ogni forma di sindacato -, erroneo, perché, per giurisprudenza di legittimità costante, il fondamento della decisione preclusiva deve essere valutato in ogni successiva occasione in cui il giudice determini o verifichi la quantificazione della pena, a partire dalla deliberazione della sentenza di condanna ad opera dello stesso giudice per proseguire in fase di gravame.

Corte Costituzionale  19 dicembre 2006 n. 433  

 

In relazione alla q.l.c. degli art. 556 comma 2 e 34 comma 2 c.p.p., censurati, in riferimento agli art. 3, 24, 25, 101 e 111 cost., in quanto non prevedono che l'imputato tratto a giudizio mediante citazione diretta, dopo che il giudice dibattimentale abbia respinto "in limine litis" la richiesta di abbreviato condizionato, possa rinnovare la richiesta dinanzi ad altro giudice, investito del procedimento in forza della sopravvenuta incompatibilità del primo, va disattesa l’eccezione di inammissibilità per irrilevanza. Infatti, il rimettente, prospettando la parziale illegittimità dell'art. 34 c.p.p., sollecita una pronuncia i cui effetti inciderebbero su una disposizione immediatamente applicabile nel giudizio a quo, determinando l'incompatibilità del giudicante.

Corte Costituzionale  19 dicembre 2006 n. 433  

 

Sono manifestamente infondate, in riferimento agli art. 3 e 24 cost., le q.l.c. dell'art. 458, comma 1, c.p.p. e del combinato disposto degli art. 458, comma 1, e 556, comma 1, dello stesso codice, nella parte in cui tali disposizioni, non consentendo all'imputato, nel caso in cui venga emesso decreto di giudizio immediato, di formulare richiesta di giudizio abbreviato fino all'apertura del dibattimento di primo grado, porrebbero l'imputato medesimo nella condizione di dover operare una scelta, da cui derivano rilevanti conseguenze di ordine processuale e sostanziale, senza essere necessariamente assistito dal difensore e, quindi, senza potersi avvalere della "difesa tecnica", in quanto - premesso che, in considerazione della pluralità dei moduli procedimentali che concorrono a formare il vigente sistema processuale, appare fuorviante attribuire alle regole dettate per uno o più procedimenti il valore di modello a cui omologare la diversa disciplina prevista per altri riti -, nel caso in cui l'azione penale venga esercitata mediante richiesta di giudizio immediato, rivolta a norma dell'art. 454 c.p.p. al g.i.p., è coerente con i caratteri di celerità e di economia processuale propri del giudizio abbreviato che sia tale giudice ad essere investito della richiesta del rito, evitandosi in tal modo un'inutile attivazione della fase dibattimentale, mentre la effettività della difesa e la scelta consapevole del rito da parte dell'imputato risulta assicurata dal medesimo art. 458, comma 1, c.p.p., a seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale dello stesso, nella parte in cui prevede che il termine entro cui l'imputato può chiedere il giudizio abbreviato decorre dalla notificazione del decreto di giudizio immediato, anziché dall'ultima notificazione, all'imputato o al difensore, rispettivamente del decreto stesso ovvero dell'avviso della data fissata per il giudizio immediato.

Corte Costituzionale  20 giugno 2002 n. 265  



 
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