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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 559 cod. proc. penale: Dibattimento

1. Il dibattimento si svolge secondo le norme stabilite per il procedimento davanti al tribunale in composizione collegiale, in quanto applicabili.

2. Anche fuori dei casi previsti dall’articolo 140, il verbale di udienza è redatto soltanto in forma riassuntiva se le parti vi consentono e il giudice non ritiene necessaria la redazione in forma integrale.

3. L’esame diretto e il controesame dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici, delle persone indicate nell’articolo 210 e delle parti private sono svolti dal pubblico ministero e dai difensori. Su concorde richiesta delle parti, l’esame può essere condotto direttamente dal giudice sulla base delle domande e contestazioni proposte dal pubblico ministero e dai difensori.

4. In caso di impedimento del giudice, la sentenza è sottoscritta dal presidente del tribunale previa menzione della causa della sostituzione.


Giurisprudenza annotata

Dibattimento

Il potere sostitutivo attribuito al presidente del tribunale dall'art. 559 comma 4 c.p.p., in caso di impedimento del giudice monocratico, non è circoscritto alla sola sottoscrizione della sentenza, ma si estende anche alla stesura dei motivi della decisione, per la quale il presidente può delegare altro giudice del tribunale. Rigetta, App. Ancona, 27/09/2013

Cassazione penale sez. fer.  27 agosto 2013 n. 39182  

 

Nel caso in cui il giudice monocratico che abbia deciso il processo mediante lettura del dispositivo (nella specie, si trattava di giudizio abbreviato) sia successivamente colto da impedimento che non gli consenta di stendere la motivazione, tale ultimo compito ben può essere assolto dal presidente del tribunale, o da giudice da questi delegato, giacché il potere sostitutivo attribuito al presidente del tribunale dagli art. 426, comma 2, e 559, comma 4, c.p.p non attiene soltanto alla sottoscrizione, ma deve ritenersi esteso alla redazione integrale della motivazione della sentenza decisa dal giudice monocratico (a supporto della decisione la Corte ha, tra l'altro, valorizzato: il rilievo delle condizioni di capacità del giudice con riferimento ai soli momenti della trattazione e della decisione del processo e non anche della redazione della motivazione; l'esigenza di non porre in discussione l'irreversibilità di alcuni effetti immediatamente derivanti anche dalla sola lettura del dispositivo, tra i quali fondamentali quelli in materia di libertà; l'esigenza di garantire il diritto delle parti alla impugnazione della sentenza, altrimenti vanificato nel caso di impossibilità di procedere alla redazione della motivazione; nonché il principio della ragionevole durata del processo).

Cassazione penale sez. un.  27 novembre 2008 n. 3287  

 

In tema di correzione di errore materiale, se - di norma - la sentenza non può essere rettificata ex art. 130 c.p.p., quando la correzione richiesta ha per oggetto non già un errore o un'omissione materiale, ma un errore concettuale, sia pure dipendente da una mera svista, che attiene alla "formazione della decisione giudiziale e alla quantificazione della pena, tuttavia, allorché si verta nell'ipotesi della procedura di pena concordata (nella specie, trattavasi di patteggiamento in appello ex art. 599, comma 4, c.p.p.), riveste decisiva rilevanza il verbale di udienza in cui vengono consacrate le concordi volontà delle parti in punto di quantificazione e di calcolo della pena, non suscettibili di essere in alcun modo alterate dal giudice, di talché è a detto verbale che deve farsi riferimento, anche nel caso in cui esso contrasti con il dispositivo, qualora non vi siano elementi per ritenere che il giudice abbia inteso, sia pure abnormemente, distaccarsi dalle determinazioni delle parti. (Da queste premesse, la Corte ha ritenuto di poter correggere materialmente il dispositivo della sentenza impugnata, laddove il giudice aveva omesso di menzionare la ritenuta continuazione, che pure era parte integrante del "patto", tra i reati ascritti all'imputato nel procedimento “sub iudice” e quelli di cui ad altre pronunce irrevocabili emesse a suo carico).

Cassazione penale sez. VI  13 aprile 2005 n. 35661

 

In tema di formazione della sentenza penale, è valido il provvedimento sottoscritto dal presidente del tribunale nel caso in cui il giudice monocratico che l'abbia deliberato sia deceduto prima del relativo deposito, poiché anche la morte è riconducibile alla situazione di impedimento che - a norma dell'art. 559 comma 4 c.p.p. - legittima ai fini indicati la sostituzione del giudice responsabile della decisione. (Fattispecie nella quale era stata eccepita la nullità della sentenza in quanto, a differenza della norma corrispondente per il giudice collegiale - art. 546 comma 2 c.p.p. - il citato art. 559 menziona l'impedimento ma non la morte del giudice. In motivazione la Corte ha osservato come proprio il tenore del comma 2 dell'art. 546 c.p.p., ove si disciplina il caso della "morte o altro impedimento" del giudice, documenti che la legge considera equivalenti le due situazioni quando si debba perfezionare il deposito di una sentenza già deliberata e pubblicata in udienza).

Cassazione penale sez. II  11 novembre 2003 n. 49388  



 
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