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Codice proc. penale agg.  al  21 Apr 2015
 
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Art. 56 cod. proc. penale: Servizi e sezioni di polizia giudiziaria

1. Le funzioni di polizia giudiziaria sono svolte alla dipendenza e sotto la direzione dell’autorità giudiziaria:

a) dai servizi di polizia giudiziaria previsti dalla legge;

b) dalle sezioni di polizia giudiziaria istituite presso ogni procura della Repubblica e composte con personale dei servizi di polizia giudiziaria;

c) dagli ufficiali e dagli agenti di polizia giudiziaria appartenenti agli altri organi cui la legge fa obbligo di compiere indagini a seguito di una notizia di reato.


Giurisprudenza annotata

Delitto tentato

In tema di tentativo, può configurarsi la desistenza volontaria e il recesso attivo quando l'autore inverta con modalità inequivoche la situazione di cui ha ancora la piena disponibilità, il pieno dominio (esclusa, nella specie, l'ipotesi del recesso attivo nella condotta dell'imputato che, entrato in un negozio per estorcere del denaro, a seguito della reazione violenta della vittima, si era allontanato dal luogo del fatto).

Cassazione penale sez. II  12 dicembre 2014 n. 1388  

 

In tema di desistenza dal delitto, benché la volontarietà non debba essere intesa come spontaneità, la decisione di interrompere l'azione non deve comunque risultare come necessitata (confermata l'accusa di tentato furto, in quanto l'imputato era stato visto mentre saltava sul terrazzo da un cittadino che aveva avvisato subito i carabinieri, i quali lo avevano arrestato poco dopo mentre tentava di salire sull'auto guidata da un complice. Il mezzo era stato poi ritrovato abbandonato, con all'interno un cacciavite. Trovandosi il balcone in posizione esterna, correttamente i giudici di merito avevano ritenuto che la desistenza del ricorrente fosse stata dettata dal timore di essere stato sorpreso).

Cassazione penale sez. V  24 novembre 2014 n. 6759

 

Quando il rapinatore venga bloccato ancora all'interno dell'esercizio commerciale ed i soldi immediatamente recuperati senza che vi sia stato effettivo impossessamento dei beni altrui- rimasti sempre nella sfera di sorveglianza della vittima -, l'azione posta in essere integra l'ipotesi del tentativo.

Tribunale Roma sez. X  21 novembre 2014 n. 18663  

 

Integra il delitto di tentata estorsione, e non quello di violenza privata, la condotta di colui che, con minacce, pretenda il versamento di una somma di denaro dal soggetto passivo, quando la coartazione è preordinata a procurare al soggetto attivo un ingiusto profitto. (Dichiara inammissibile, Cass., 04/12/2013 )

Cassazione penale sez. VI  05 novembre 2014 n. 53429  

 

Hanno rilievo, nell'ambito della fattispecie del tentativo, non solo gli atti tipicamente inquadrabili nella fase esecutiva della condotta tipizzata, ma anche quegli atti che, pur classificabili come preparatori, per le circostanze concrete facciano fondatamente ritenere che l'azione abbia la rilevante probabilità di conseguire l'obbiettivo programmato e che l'agente si trovi ormai ad una soglia dell' iter criminis tale da rendere concettualmente implausibile un arresto della attività in corso di svolgimento in vista della realizzazione del delitto, con la conseguenza di rendere, ex ante prevedibile che la intera realizzazione del fatto sarà portata a compimento, a meno che non risultino percepibili incognite che pongano in dubbio tale eventualità, dovendosi, a tal fine, escludere solo quegli eventi imprevedibili non dipendenti dalla volontà del soggetto agente (nella specie, relativa alla contestazione nei confronti degli imputati del tentativo di rapina, la Corte ha sottolineato che l'intervenuto approntamento di tutto il logistico necessario alla realizzazione del piano, quali l'approvvigionamento delle armi, la predisposizione di una base, di un piano di fuga e di un adeguato studio dell'obiettivo, il tutto a ridosso del giorno previsto per l'azione, rappresentava all'evidenza un iter ormai in avanzato stadio di realizzazione concreta, interrotta solo dall'intervento delle forze dell'ordine che avevano operato l'arresto dei complici ed il sequestro delle armi e degli altri oggetti necessari per la consumazione del delitto).

Cassazione penale sez. II  05 novembre 2014 n. 46805  

 

Rispondono del delitto di tentato millantato credito in concorso, ai sensi degli art. 56, 110 e 346 c.p., gli imputati che, l'uno in qualità di proprietario di un appartamento e l'altro in qualità di amministratore di condominio, pongano in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a farsi consegnare dagli altri condomini dello stabile alcune somme di denaro, con il pretesto di dover comprare il favore del funzionario comunale competente ad apporre l'ultima firma, onde evadere una pratica relativa all'erogazione dei contributi previsti dalla l. 219/81 (legge sul terremoto) per la ristrutturazione del condominio stesso.

Tribunale Napoli sez. I  30 ottobre 2014 n. 14476  

 

In tema di rapina, le diverse condotte di violenza o minaccia finalizzate a procurarsi un ingiusto profitto mediante impossessamento di cose mobili altrui, sottraendole a chi le detiene, costituiscono autonomi tentativi di rapina, unificabili sotto il vincolo della continuazione, quando singolarmente considerate in relazione alle circostanze del caso concreto e, in particolare, alle modalità di realizzazione e all'elemento temporale, appaiano dotate di una propria completa individualità; si ha, invece, un unico tentativo di rapina, pur in presenza di molteplici atti di violenza o minaccia, allorché gli stessi siano sorretti da un'unica volontà e continua determinazione, che non registri interruzioni o desistenze in modo da costituire singoli momenti di una sola azione. (Annulla in parte con rinvio, App. Potenza, 31/10/2013 )

Cassazione penale sez. II  16 ottobre 2014 n. 2542  

 

In tema di frode nell'esercizio del commercio, la consumazione del reato coincide con la consegna materiale della merce all'acquirente, mentre per la configurabilità del tentativo non è necessaria la sussistenza di una qualche forma di contrattazione finalizzata alla vendita, essendo sufficiente l'accertamento della destinazione alla vendita di un prodotto diverso per origine, provenienza, qualità o quantità da quelle dichiarate o pattuite (nella specie, l'imputato, venditore ambulante provvisto di regolare licenza per il commercio ambulante, trasportava nel bagagliaio del suo automezzo diverse decine di paia di occhiali recanti marchiatura CE del tutto difforme, per forme e proporzioni, da quella prevista dalla normativa europea).

Cassazione penale sez. III  18 settembre 2014 n. 45916  

 

In tema di frode nell'esercizio del commercio, mentre la fattispecie consumata è integrata dalla consegna materiale della merce all'acquirente, per la configurabilità del tentativo non è necessaria la sussistenza di una contrattazione finalizzata alla vendita, essendo sufficiente l'accertamento della destinazione alla vendita di un prodotto diverso per origine, provenienza, qualità o quantità da quelle dichiarate o pattuite. (Fattispecie in cui è stato ritenuto configurabile il tentativo di frode in commercio in relazione alla detenzione di occhiali da sole recanti una marcatura decettiva rinvenuti nel bagagliaio del veicolo di un venditore ambulante). (Rigetta, App. Lecce, 08/05/2013 )

Cassazione penale sez. III  18 settembre 2014 n. 45916  



 
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