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Codice proc. penale agg.  al  21 Apr 2015
 
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Art. 57 cod. proc. penale: Ufficiali e agenti di polizia giudiziaria

1. Salve le disposizioni delle leggi speciali, sono ufficiali di polizia giudiziaria:

a) i dirigenti, i commissari, gli ispettori, i sovrintendenti e gli altri appartenenti alla polizia di Stato ai quali l’ordinamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza riconosce tale qualità;

b) gli ufficiali superiori e inferiori e i sottufficiali dei carabinieri, della guardia di finanza, degli agenti di custodia e del corpo forestale dello Stato nonchè gli altri appartenenti alle predette forze di polizia ai quali l’ordinamento delle rispettive amministrazioni riconosce tale qualità;

c) il sindaco dei comuni ove non abbia sede un ufficio della polizia di Stato ovvero un comando dell’arma dei carabinieri o della guardia di finanza.

2. Sono agenti di polizia giudiziaria:

a) il personale della polizia di Stato al quale l’ordinamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza riconosce tale qualità;

b) i carabinieri, le guardie di finanza, gli agenti di custodia, le guardie forestali e, nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza, le guardie delle province e dei comuni quando sono in servizio.

3. Sono altresì ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, nei limiti del servizio cui sono destinate e secondo le rispettive attribuzioni, le persone alle quali le leggi e i regolamenti attribuiscono le funzioni previste dall’articolo 55.


Giurisprudenza annotata

Reati a mezzo stampa

In tema di azione di risarcimento dei danni da diffamazione a mezzo stampa, il diritto di cronaca soggiace al limite della continenza, che comporta moderazione, misura, proporzione nelle modalità espressive, le quali non devono trascendere in attacchi personali diretti a colpire l'altrui dignità morale e professionale, con riferimento non solo al contenuto dell'articolo, ma all'intero contesto espressivo in cui l'articolo è inserito, compresi titoli, sottotitoli, presentazione grafica, fotografie, trattandosi di elementi tutti che rendono esplicito, nell'immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un articolo, e quindi idonei, di per sé, a fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto insussistente il requisito della continenza per le eccedenti modalità di presentazione di contesto della notizia, mirata - anche nella combinazione di titoli e sottotitoli - a convogliare sul lettore l'immagine disonorevole di un P.M. inadeguato a svolgere le indagini e dominato da moventi ideologici e da interessi personali e professionali surrettiziamente perseguiti in danno degli indagati). Rigetta, App. Roma, 21/05/2007

Cassazione civile sez. III  05 dicembre 2014 n. 25739  

 

In tema di diffamazione a mezzo stampa, qualora la cronaca abbia ad oggetto il contenuto di un'intervista, il requisito della verità dei fatti va apprezzato in relazione alla corrispondenza fra le dichiarazioni riportate dal giornalista e quelle effettivamente rese dall'intervistato, con la conseguenza che il giornalista, laddove non abbia manipolato od elaborato tali dichiarazioni, in modo da falsarne anche parzialmente il contenuto, non può essere chiamato a rispondere di quanto affermato dall'intervistato, sempreché ricorrano gli ulteriori requisiti dell'interesse pubblico alla diffusione dell'intervista e della continenza, da intendersi rispettato per il sol fatto che il giornalista abbia riportato correttamente le dichiarazioni, a prescindere da qualsiasi valutazione sul loro contenuto. Cassa e decide nel merito, App. Palermo, 25/11/2010

Cassazione civile sez. III  31 ottobre 2014 n. 23168  

 

In tema di diffamazione a mezzo di stampa, il controllo spettante al direttore responsabile non può esaurirsi in una mera «presa d'atto», ma deve necessariamente riguardare il contenuto degli articoli da pubblicare e l'assunzione di iniziative volte a elidere eventuali profili penalmente rilevanti o, si può aggiungere, rilevanti sotto il profilo della responsabilità civile.

Cassazione civile sez. III  12 maggio 2014 n. 10252  

 

La responsabilità del direttore del giornale per i danni conseguenti alla diffamazione a mezzo stampa trova fondamento nella sua posizione di preminenza, che si estrinseca nell'obbligo di controllo e nella facoltà di sostituzione. Tali attività non si esauriscono nell'esercizio di un adeguato controllo preventivo, consistente nella scelta oculata di un giornalista idoneo alla redazione di una determinata inchiesta, ma richiede altresì la vigilanza "ex post" sui contenuti e sulle modalità di esposizione, mediante la verifica della verità dei fatti o dell'attendibilità delle fonti, al fine di evitare di esporre un terzo ad un ingiustificato discredito, anche con l'assunzione di iniziative volte ad elidere eventuali profili penalmente rilevanti. Rigetta, App. Roma, 18/06/2007

Cassazione civile sez. III  12 maggio 2014 n. 10252  

 

La pubblicazione di un articolo di stampa senza indicazione dell'autore non dimostra di per sé che ne sia autore il direttore del quotidiano o del settimanale che lo pubblica. Certo il direttore che autorizza la pubblicazione di uno scritto anonimo assume un obbligo di verifica più rigoroso. Ma ciò non esclude che il titolo della sua eventuale responsabilità permanga quello previsto dall'art. 57 c.p., ove non ne risulti provata la paternità dello scritto ovvero il concorso nel delitto di diffamazione.

Cassazione penale sez. V  04 aprile 2014 n. 31813  

 

Nell'ipotesi di diffamazione a mezzo stampa commessa mediante la pubblicazione di un'intervista, la remissione di querela effettuata nei confronti del giornalista estende i suoi effetti anche alla posizione dell'intervistato, in ragione della identità del reato derivante dalla necessaria cooperazione fra i due soggetti, e, quindi, dell'applicabilità della norma posta dall'art. 155, comma 2, c.p. (In motivazione, la Corte ha escluso invece che la remissione della querela nei confronti del giornalista produca effetti anche nei confronti del direttore del giornale, responsabile ai sensi dell'art. 57 c.p., giacché l'autonomia delle due fattispecie criminose è ostativa all'effetto estensivo). (Annulla senza rinvio, G.u.p. Trib. Milano, 12/06/2013 )

Cassazione penale sez. V  05 febbraio 2014 n. 42918  

 

Il direttore di un periodico on-line non è responsabile per il reato di omesso controllo, ex art. 57 c.p., sia per l'impossibilità di ricomprendere detta attività on-line nel concetto di stampa periodica, sia per l'impossibilità per il direttore della testata on-line di impedire le pubblicazioni di contenuti diffamatori "postati" direttamente dall'utenza. (Annulla con rinvio, Trib. lib. Roma, 03/04/2013 )

Cassazione penale sez. V  05 novembre 2013 n. 10594  

 

In riferimento al delitto di diffamazione a mezzo di stampa, avvenuto su un sito online di un quotidiano nazionale, si ritiene che gli spazi comunicativi sul web, "non essendo giornali", non possano godere della speciale protezione prevista per la libertà di stampa ex l. 8 febbraio 1948, n. 47. I messaggi che appaiono sui forum di discussione devono essere equiparati a quelli che possono esser lasciati in una bacheca, pubblica o privata, e come questi ultimi, nonostante siano, al pari dei primi, degli strumenti di comunicazione del pensiero, ovvero di informazioni, non rientrano (solo in quanto tali) nel concetto di stampa, sia pure in senso ampio. Di conseguenza ad essi (blog, mailing list, chat, newsletter, e-mail, newsgroup, ecc.) non sono applicabili le limitazioni in tema di sequestro previste dall'art. 21 cost., che riserva la disposizione sul sequestro alla sola manifestazione del pensiero che avvenga attraverso la stampa, alla quale si deve riconoscere una dizione tecnica che la distingua dalla telematica data anche dal fatto che il direttore di un giornale on-line non può rispondere, ex art. 57 c.p. di omesso controllo sui contenuti pubblicati. I predetti "siti", conseguentemente, sono sequestrabili.

Cassazione penale sez. V  05 novembre 2013 n. 10594  

 

In tema di diffamazione con il mezzo della stampa la persona offesa può chiedere anche al direttore del giornale, ritenuto responsabile del delitto di omesso controllo, ai sensi dell'art. 57 c.p., la riparazione pecuniaria di cui all'art. 12 l. n. 47 del 1948, in quanto a detta riparazione è tenuto non solo l'autore dello scritto diffamatorio, ma chiunque abbia contribuito a cagionare l'evento tipico del reato, sia in concorso sia per avere omesso di impedire l'evento; va rilevato, infatti, che l'art. 12 l. n. 47 del 1948 non contiene alcuna limitazione di natura soggettiva e che la somma è determinata in relazione alla gravità dell'offesa e alla diffusione dello stampato, elementi che sono addebitabili sia al giornalista sia al direttore.

Cassazione penale sez. V  06 dicembre 2012 n. 17348  

 

In tema di diffamazione con il mezzo della stampa la persona offesa può richiedere anche al direttore del giornale, ritenuto responsabile del delitto di omesso controllo, ai sensi dell'art. 57 c.p., la riparazione pecuniaria di cui all'art. 12 della legge n. 47 del 1948, in quanto a detta riparazione è tenuto non solo l'autore dello scritto diffamatorio, ma chiunque abbia contribuito a cagionare l'evento tipico del reato, sia in concorso, sia per aver omesso di impedire l'evento; va rilevato, infatti, che l'art. 12 della legge n. 47 del 1948 non contiene alcuna limitazione di natura soggettiva e che la somma è determinata in relazione alla gravità dell'offesa ed alla diffusione dello stampato, elementi che sono addebitabili sia al giornalista che al direttore.

Cassazione penale sez. V  06 dicembre 2012 n. 17348

 

Il direttore di un periodico risponde del reato di diffamazione - e non di quello meno grave di omesso controllo previsto dall'art. 57 c.p. - per la pubblicazione di un articolo lesivo dell'onore e della reputazione altrui, l'identità del cui autore è rimasta celata dietro lo pseudonimo utilizzato per firmarlo, qualora da un complesso di circostanze esteriorizzate nella pubblicazione del testo (come la forma, l'evidenza, la collocazione tipografica, i titoli, le illustrazioni e la correlazione dello scritto con il contesto culturale che impegna e caratterizza l'edizione su cui compare l'articolo) possa dedursi il suo meditato consenso alla pubblicazione dell'articolo medesimo nella consapevole adesione al suo contenuto, tanto da far ritenere per l'appunto che la suddetta pubblicazione rappresenti il frutto di una scelta redazionale.

Cassazione penale sez. V  26 settembre 2012 n. 41249  

 

Integra l'ipotesi di concorso nel reato di diffamazione e non quella di omesso controllo prevista dall'art. 57 c.p. la condotta del direttore di un quotidiano che disponga la pubblicazione di un articolo di contenuto diffamatorio firmato con uno pseudonimo di autore non identificabile, quando vi sia prova della consapevole adesione dello stesso al contenuto dello scritto. (Fattispecie in cui detta adesione è stata desunta da precise scelte redazionali inerenti al titolo ed alla rappresentazione grafica dell'articolo). Rigetta in parte, App. Milano, 17/06/2011

Cassazione penale sez. V  26 settembre 2012 n. 41249  

 

In tema di diffamazione a mezzo stampa, deve essere valutato sia il testo letterale sia il complesso dell'informazione, rappresentato dal testo, dalla sua interpretazione, dalle immagini che l'accompagnano, dai titoli e sottotitoli, dal modo di presentazione e da ogni altro elemento utile, con la conseguenza che la lesione dell'altrui reputazione può verificarsi nel caso di un articolo dal testo inoffensivo, ma che sconfini nell'illecito per via di un titolo offensivo. In tale ipotesi, l'autore non può comunque essere chiamato a rispondere del complessivo contenuto diffamatorio della pubblicazione, quando si sia limitato a fornire il testo alla redazione e/o alla direzione, da cui è stata, secondo consolidate regole organizzative interne, decisa la formulazione di titoli e sottotitoli, oltre che l'impaginazione e la collocazione dell'intero articolo, laddove, invece, deve essere affermata quella del direttore, non avendo questi osservato le norme che regolano la sua condotta e che gli impongono, per le funzioni che gli competono, il dovere di controllo sul materiale da stampare, al fine di evitare che, con il mezzo della pubblicazione, siano commessi reati.

Cassazione penale sez. V  26 settembre 2012 n. 41249  

 

L'art. 57 c.p. configura a carico del direttore responsabile del periodico un reato autonomo punibile a titolo di colpa, la quale consiste non già in forme generiche di negligenza, imprudenza o imperizia, bensì nell'inosservanza di una specifica regola di condotta, vale a dire nel mancato esercizio sul contenuto del periodico del controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati. Pertanto, nell'ipotesi di sostituzione del direttore responsabile, qualora il proprietario non abbia provveduto alla prescritta dichiarazione per la registrazione del mutamento, non può configurarsi a carico del direttore sostituito il reato di cui all'art. 57 c.p. per aver omesso di accertare, per colpa, l'avvenuta registrazione della sostituzione.

Cassazione penale sez. V  21 aprile 1983



 
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