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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 571 cod. proc. penale: Impugnazione dell’imputato

1. L’imputato può proporre impugnazione personalmente o per mezzo di un procuratore speciale nominato anche prima della emissione del provvedimento.

2. Il tutore per l’imputato soggetto alla tutela e il curatore speciale per l’imputato incapace di intendere o di volere, che non ha tutore, possono proporre l’impugnazione che spetta all’imputato.

3. Può inoltre proporre impugnazione il difensore dell’imputato al momento del deposito del provvedimento ovvero il difensore nominato a tal fine.

4. L’imputato, nei modi previsti per la rinuncia, può togliere effetto all’impugnazione proposta dal suo difensore. Per l’efficacia della dichiarazione nel caso previsto dal comma 2, è necessario il consenso del tutore o del curatore speciale.


Giurisprudenza annotata

Impugnazione dell'imputato

La rinuncia, anche parziale, all'impugnazione formulata dal solo difensore dell'interessato, non munito di procura speciale, non ha alcun effetto processuale, neppure nell'ipotesi che egli stesso abbia proposto il gravame. (Fattispecie relativa a riesame). Rigetta, Trib. lib. Catanzaro, 25/06/2013

Cassazione penale sez. I  23 ottobre 2013 n. 2952  

 

Nel procedimento di prevenzione, mentre per il difensore del proposto è sufficiente per proporre ricorso per cassazione un mandato difensivo analogo a quello reso dall'imputato nel processo penale ai sensi del comma 3 dell'art. 571 c.p.p., per i terzi interessati è indispensabile il conferimento di procura speciale. (Nella specie, in presenza del conferimento di un unico mandato al difensore da parte del proposto e dei terzi interessati, la Corte ha ritenuto ammissibile il ricorso del primo e dichiarato inammissibile quello degli altri). Dichiara inammissibile, App. Roma, 18/12/2012

Cassazione penale sez. VI  27 giugno 2013 n. 35240  

 

Spetta personalmente all'imputato alloglotta, e non al suo difensore, l'interesse a rilevare la violazione dell'obbligo di traduzione della sentenza e del relativo avviso di deposito, previsto dall'art. 143 c.p.p. al fine di consentire all'imputato che non comprenda la lingua italiana l'esercizio del potere autonomo di impugnazione ex art. 571 stesso codice.

Cassazione penale sez. III  05 giugno 2013 n. 40616  

 

Le sentenze del g.d.p. sono impugnabili, autonomamente, anche dal difensore dell'imputato stante la operatività, richiamata dall'art. 2 d.lg. n. 74 del 2000, della generale previsione di cui all'art. 571, comma 3, c.p.p. Annulla con rinvio, Trib. S.M. Capua Vetere s.d. Aversa, 06/12/2011

Cassazione penale sez. V  11 dicembre 2012 n. 249  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell'art. 571 c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 3 e 24 cost., "nella parte in cui non prevede che, limitatamente alle statuizioni di contenuto patrimoniale, gli eredi dell'imputato possano proporre impugnazione nel caso di morte del dante causa intervenuta dopo la sentenza di primo grado e prima della proposizione della impugnazione". L'ordinanza di rimessione non ha indicato l'oggetto del "ricorso" proposto, né, comunque, le ragioni per le quali della relativa cognizione è stato investito il tribunale, sicché, non essendo il giudice che ha sollevato la questione quello che dovrebbe conoscere di un eventuale appello, la lacuna della motivazione relativa a tali elementi si traduce nell'assoluta mancanza di indicazioni sulle ragioni per le quali il tribunale dovrebbe fare applicazione dell'art. 571 c.p.p.; né offre alcuna indicazione sull'esistenza di eredi, sulla loro volontà di proporre appello e sulla loro partecipazione, ed eventualmente in quale veste, al procedimento a quo, il che si traduce in una insufficiente descrizione della fattispecie (ord. n. 318 del 2011).

Corte Costituzionale  10 maggio 2012 n. 127  

 

È ammissibile la richiesta di revisione presentata da persona diversa all'interessato e dal suo procuratore speciale, in quanto ciò che rileva è solo la certezza della provenienza dell'atto e non il soggetto che ne cura il materiale deposito. (In motivazione la Corte, nell'enunciare tale principio, ha ulteriormente affermato che la procura speciale è invece necessaria per proporre la richiesta, non essendo sufficiente la sola nomina a difensore, in quanto l'art. 571 c.p.p. prevede l'impugnazione autonoma del difensore solo per l'imputato e non per il condannato). Dichiara inammissibile, App. Roma, 27 Maggio 2008

Cassazione penale sez. III  04 marzo 2009 n. 16743  

 

E' inammissibile, perché proposta da soggetto non legittimato, l'impugnazione proposta dall'erede dell'imputato. Infatti, secondo il principio di tassatività delle impugnazioni secondo il profilo soggettivo, consacrato dall'art. 571, comma 1, c.p.p., l'impugnazione spetta soltanto a colui al quale la legge espressamente lo conferisce: dunque, all'imputato, ma non al suo erede dopo la morte del medesimo, anche perché non può ammettersi, nel diritto penale, una successione a titolo universale o a titolo particolare nella posizione giuridica di una parte del processo. La morte dell'imputato, del resto, determina la cessazione della legittimazione a impugnare anche eventualmente conferita in precedenza al procuratore speciale (cfr. art. 571, comma 1, c.p.p.) e determina altresì la cessazione della legittimazione a impugnare del difensore, che pure è titolare di un autonomo potere di impugnazione (art. 571, comma 3, c.p.p.).

Cassazione penale sez. III  15 ottobre 2008 n. 42728  

 

La nomina del difensore di fiducia, intervenuta un giorno prima del deposito da parte del difensore d'ufficio dell'istanza di riesame, toglie la legittimazione ad impugnare a quest'ultimo difensore poiché legittimato a proporre impugnazione, ai sensi dell'art. 571, comma 3, c.p.p., è solo il difensore che riveste tale qualità al momento del deposito del provvedimento ovvero quello che sia stato appositamente nominato.

Tribunale Lecce sez. riesame  04 settembre 2007

 

Anche se il difensore dell'imputato ha, a norma dell'art. 571, comma 3, c.p.p., un autonomo potere di impugnazione, la sua legittimazione ad impugnare viene meno con la morte dell'imputato, atteso che la stessa fa cessare gli effetti della nomina.

Cassazione penale sez. III  11 aprile 2007 n. 35217  

 

Anche il difensore d'ufficio è legittimato a proporre l'opposizione al decreto penale di condanna, non potendosi condividere la contraria opinione che vorrebbe limitare la legittimazione alla proposizione dell'opposizione soltanto all'imputato e al difensore nominato di fiducia, vuoi quello eventualmente nominato prima dell'emissione del decreto, vuoi quello appositamente designato per esperire l'opposizione. Ciò lo si può desumere dall'apprezzamento della modifica che l'art. 20 l. 6 marzo 2001 n. 60 ha apportato all'art. 460 c.p.p., inserendo nel comma 3 il dovere di notificazione del decreto penale di condanna con relativo precetto al difensore d'ufficio, la cui "ratio" non può che essere quella di legittimare (anche) il difensore d'ufficio a proporre opposizione nell'interesse del proprio assistito, in conformità, del resto, alla disciplina generale delle impugnazioni (genus cui appartiene l'opposizione) dettata dall'art. 571, comma 3, c.p.p. A ciò dovendosi aggiungere che la stessa disciplina contenuta nel titolo VII del codice di procedura penale (art. 96 - 108 c.p.p.) non legittima alcuna differenza fra i diritti e le facoltà attribuiti al difensore di fiducia e quelli attribuiti al difensore d'ufficio, mentre una limitazione fra i due momenti comporterebbe, piuttosto, una limitazione del diritto di difesa e una disparità di trattamento, entrambe prive di qualsiasi "ratio" giustificativa.

Cassazione penale sez. IV  15 marzo 2007 n. 18352



 
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