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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 573 cod. proc. penale: Impugnazione per i soli interessi civili

1. L’impugnazione per i soli interessi civili è proposta, trattata e decisa con le forme ordinarie del processo penale.

2. L’impugnazione per i soli interessi civili non sospende l’esecuzione delle disposizioni penali del provvedimento impugnato.


Giurisprudenza annotata

Impugnazioni per i soli interessi civili

L'appello che sia stato introdotto, ai sensi del comma 1 dell'art. 576 c.p.p., dall'impugnazione della sola parte civile va trattato, sulla scorta di quanto disposto dall'art. 573 c.p.p., con le forme ordinarie del processo penale, per cui è necessaria la partecipazione e le conclusioni del rappresentante della pubblica accusa.

Cassazione penale sez. VI  19 dicembre 2012 n. 1514  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. degli art. 573 e 574 c.p.p., con riferimento agli art. 3 e 24 cost., nella parte in cui non prevedono la facoltà dell'erede dell'imputato, già condannato anche alle restituzioni ed al risarcimento del danno, deceduto nelle more del passaggio in giudicato della sentenza di condanna, perché in tale situazione procedimentale non si verifica alcun giudicato, e quindi alcun pregiudizio per l'erede, la morte dell'imputato comportando l'estinzione del reato senza alcun'altra conseguenza.

Cassazione penale sez. IV  08 novembre 2000 n. 963  

 

Il disposto dell'art. 573 c.p.p., quando prevede che l'impugnazione per i soli interessi civili sia - tra l'altro - trattata "con le forme ordinarie del processo penale", ha per referenze ogni rituale modalità di trattazione del procedimento penale di impugnazione che risulti inderogabilmente vincolata alla tipologia cui appartenga il provvedimento impugnato ed alle conseguenti modalità di trattazione del procedimento di primo grado. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso avverso sentenza emessa in esito al giudizio abbreviato, la Corte non ha ritenuto plausibile la doglianza che prendeva di mira "la trattazione camerale - in luogo di quella pubblica - della causa di appello").

Cassazione penale sez. V  21 gennaio 1997 n. 3096  

 

In tema di falso giuramento, poiché l'iniziale impianto del codice di rito del 1930 in ordine ai rapporti tra azione civile ed azione penale ha subito, nel tempo, notevoli revisioni - in conseguenza sia dei reiterati interventi della Corte costituzionale sia dei nuovi precetti del codice di procedura penale del 1988 (artt. 573, 578) e delle relative norme transitorie (art. 245 n. 2 lettera n) - così da realizzare un sostanziale ampliamento della legittimazione, dell'interesse e dei poteri della parte civile, l'art. 2738 c.c. va oggi interpretato nel senso che "la condanna penale per falso giuramento", che costituisce presupposto per il risarcimento dei danni è non soltanto quella che il giudice penale pronuncia sull'azione penale, ma anche quella che lo stesso giudice penale, in sede di impugnazione dopo l'assoluzione penale, pronuncia sull'azione civile. Il tutto, purché, ovviamente, il giudice penale si pronunci sulla responsabilità aquiliana e non su un diverso tipo di responsabilità civile.

Cassazione penale sez. VI  30 giugno 1994



 
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