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Art. 577 cod. proc. penale

ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 20 FEBBRAIO 2006, N. 46


Giurisprudenza annotata

Impugnazione della persona offesa per i reati di ingiuria e diffamazione

È esclusa la procedibilità a querela delle lesioni lievi in danno del coniuge, in quanto la disposizione di cui all'art. 582 comma 2 c.p. prevede, nell'ipotesi di lesioni lievissime cui sia applicabile l'art. 585 c.p., la procedibilità d'ufficio, contestualmente chiarendo che la ricorrenza dell'aggravante di cui all'art. 577 c.p.p., comma 2, richiamata dall'art. 585 c.p., costituisce un'eccezione a tale previsione. Ciò è reso evidente dalla lettera della norma che individua tale ipotesi, in contrapposizione alla regola appena fissata della procedibilità di ufficio attribuita al caso della presenza delle altre circostanze aggravanti di cui all'art. 585 c.p., genericamente richiamate (Cass., sez. VI, 31 maggio 2013 n. 23827).

Ufficio Indagini preliminari La Spezia  21 novembre 2014 n. 389  

 

La persona offesa costituita parte civile può proporre appello, ai soli effetti della responsabilità civile, avverso la sentenza di proscioglimento pronunciata dal giudice di pace, nella specie, all'esito del giudizio instaurato con ricorso immediato, stante la regola generale dettata dall'art. 576 c.p.p. applicabile, in virtù dell'art. 2 d.lg. n. 274 del 2000, anche nel processo davanti al giudice di pace. Annulla senza rinvio, Trib. Nola, 18 febbraio 2009

Cassazione penale sez. V  31 marzo 2010 n. 23726  

 

In materia di diffamazione a mezzo stampa, la previsione di cui all'art. 577 c.p.p. - che legittima la persona offesa costituita parte civile a proporre impugnazione anche agli effetti penali contro la sentenza per i reati di ingiuria e diffamazione - ha carattere eccezionale e, in quanto tale, non è suscettibile di interpretazione analogica e neppure estensiva. Ne consegue che essa non è applicabile all'ipotesi di omesso controllo del direttore responsabile sul contenuto della pubblicazione, prevista dall'art. 57 c.p., che è del tutto autonoma rispetto a quella della semplice diffamazione. (Nella specie la Cassazione ha dichiarato, ai sensi dell'art. 591, comma 4, c.p.p., l'inammissibilità dell'appello non rilevata dal giudice di secondo grado). Rigetta in parte, App. Milano, 21 Gennaio 2008

Cassazione penale sez. I  04 luglio 2008 n. 35646  

 

L'appello proposto, agli effetti penali, dalla persona offesa costituita parte civile contro la sentenza emessa, in procedimento relativo a reato di diffamazione, prima della data di entrata in vigore dell'art. 9 della L. 20 febbraio 2006 n. 46 (modifiche al codice di procedura penale in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento), che ha abrogato l'art. 577 cod. proc. pen., il quale prevedeva l'esperibilità di tale rimedio, conserva la sua efficacia anche dopo quella data, stante l'assenza di una disciplina transitoria espressa in senso derogatorio, tale non potendo considerarsi quella contenuta nell'art. 10 della medesima legge, riferibile solo all'imputato e al pubblico ministero. Annulla con rinvio, Trib. Lanciano, 12 Dicembre 2006

Cassazione penale sez. I  19 dicembre 2007 n. 2133

 

La sopravvenuta abrogazione, ad opera dell'art. 9 l. n. 46 del 2006, dell'art. 577 c.p.p. relativo al potere della persona offesa costituita parte civile di impugnare, anche agli effetti penali, le sentenze per i reati di ingiuria e diffamazione, determina l'inammissibilità sopravvenuta dell'appello proposto prima dell'entrata in vigore della norma abrogatrice, posto che la disciplina transitoria della legge prevede la operatività della novella in relazione alle impugnazioni che non hanno esaurito i loro effetti.

Tribunale Pescara  30 aprile 2007

 

L'impugnazione (nella specie appello) proposta, agli effetti penali, dalla persona offesa costituita parte civile contro la sentenza emessa, nei procedimenti relativi a reati di ingiuria e diffamazione, prima della data di entrata in vigore dell'art. 9 della legge 20 febbraio 2006 n. 46, che ha abrogato l'art. 577 cod. proc. pen., il quale prevedeva l'esperibilità di tale rimedio, conserva la sua efficacia anche dopo quella data, stante l'assenza di una disciplina transitoria espressa in senso derogatorio, tale non potendo considerarsi quella contenuta nell'art. 10 della medesima legge. (Annulla senza rinvio, App.Mil. Roma,16 giugno 2006)

Cassazione penale sez. un.  29 marzo 2007 n. 27614  

 

Assolto l'imputato dal reato di diffamazione, l'appello della parte civile - proposto agli effetti penali contro la relativa sentenza, nella vigenza dell'art. 577 cod. proc. pen. ed erroneamente qualificato dal giudice di appello come ricorso per cassazione a norma dell'art. 10 della legge 20 febbraio 2006 n. 46 - deve essere celebrato, anche se il reato è prescritto, non potendo trovare applicazione la regola dell'immediata declaratoria delle cause di non punibilità in assenza di una legittima investitura, in capo alla Corte di cassazione, della cognizione del fatto, rimessa al giudice di merito competente anche per consentire all'imputato, assolto con formula ampiamente liberatoria in primo grado, di difendersi adeguatamente, evitandogli di trovarsi esposto ad una inammissibile "reformatio in peius" pronunciata dal giudice di legittimità, incompetente a conoscere del gravame attivato. (Annulla senza rinvio, App.Mil. Roma,16 giugno 2006)

Cassazione penale sez. un.  29 marzo 2007 n. 27614  

 

L'impugnazione (nella specie appello) proposta, agli effetti penali, dalla persona offesa costituita parte civile contro la sentenza emessa, nei procedimenti relativi a reati di ingiuria e diffamazione, prima della data di entrata in vigore dell'art. 9 della l. 20 febbraio 2006, n. 46, che ha abrogato l'art. 577 c.p.p., il quale prevedeva l'esperibilità di tale rimedio, conserva la sua efficacia anche dopo quella data, stante l'assenza di una disciplina transitoria espressa in senso derogatorio, tale non potendo considerarsi quella contenuta nell'art. 10 della medesima legge.

Cassazione penale sez. un.  29 marzo 2007 n. 27614  

 

La sopravvenuta abrogazione, a opera dell'art. 9 l. 20 febbraio 2006 n. 46, dell'art. 577 c.p.p., relativo al potere della persona offesa costituita parte civile di impugnare, anche agli effetti penali, le sentenze per i reati di ingiuria e diffamazione, non determina l'inammissibilità delle impugnazioni proposte prima dell' entrata in vigore della norma abrogatrice, in assenza di una disciplina transitoria che ne preveda la retroattività in deroga al generale principio del "tempus regit actum", secondo cui il giudizio di validità degli atti deve riferirsi alla legge vigente al momento della loro emanazione e non a quello, successivo, di produzione degli effetti.

Cassazione penale sez. V  08 novembre 2006 n. 40727  



 
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