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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 578 cod. proc. penale: Decisione sugli effetti civili nel caso di estinzione del reato per amnistia o per prescrizione

1. Quando nei confronti dell’imputato è stata pronunciata condanna, anche generica, alle restituzioni o al risarcimento dei danni cagionati dal reato, a favore della parte civile, il giudice di appello e la corte di cassazione, nel dichiarare il reato estinto per amnistia o per prescrizione, decidono sull’impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili.


Giurisprudenza annotata

Decisione sugli effetti civili nel caso di estinzione del reato per amnistia o prescrizione

La sentenza del giudice penale che, nel dichiarare estinto per amnistia il reato, abbia altresì pronunciato condanna definitiva dell'imputato al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile, demandandone la liquidazione ad un successivo e separato giudizio, spiega, in sede civile, effetto vincolante in ordine all'affermata responsabilità dell'imputato che, pur prosciolto dal reato, non può più contestare la declaratoria iuris di generica condanna al risarcimento ed alle restituzioni, ma soltanto l'esistenza e l'entità in concreto di un pregiudizio risarcibile(la Corte ha affermato doversi applicare tale principio nel caso in esame, in cui gli imputati di diffamazione a mezzo stampa erano stati condannati dalla Corte d'Appello in sede penale, ma la Corte di cassazione ha dichiarato non doversi procedere per essere il reato estinto per amnistia, confermando le statuizioni civili in ordine al risarcimento del danno in favore della costituita parte civile).

Cassazione civile sez. VI  06 novembre 2014 n. 23633  

 

Il giudice di appello che, nel pronunciare declaratoria di estinzione del reato per prescrizione, accerti che la prescrizione del reato è maturata prima della sentenza di primo grado deve contestualmente revocare le statuizioni civili in essa contenute, con la conseguenza che è illegittima, in tal caso, la condanna dell'imputato al risarcimento dei danni in favore della parte civile. (Annulla in parte senza rinvio, App. Ancona, 18/10/2012 )

Cassazione penale sez. V  28 maggio 2014 n. 44826  

 

È inammissibile, per difetto di interesse, il ricorso per cassazione con il quale il p.m. deduca profili di carenza nell'accertamento dei fatti in ordine a pronuncia assolutoria adottata dal giudice di secondo grado con la formula "perché il fatto non sussiste", confermativa della decisione di primo grado, quando nelle more del giudizio di legittimità sia intervenuta la causa estintiva della prescrizione del reato, atteso che il mezzo di impugnazione deve perseguire un risultato non solo teoricamente corretto ma anche praticamente favorevole; né la mera presenza delle parti civili, che non abbiano impugnato la sentenza d'appello, determina l'operatività dell'art. 578 c.p.p., atteso il contenuto assolutorio delle sentenze di primo e secondo grado. (Dichiara inammissibile, App. Palermo, 09/07/2013 )

Cassazione penale sez. VI  02 aprile 2014 n. 16147

 

Gli obblighi risarcitori e le restituzioni non integrano il danno "criminale", da intendersi come le conseguenze che ineriscono alla lesione o alla messa in pericolo del bene giuridico tutelato dalla norma penale violata, ma sono invece attinenti al danno 'civilistico', ossia al danno che si arreca, tramite la commissione del reato, alle singole persone offese e del quale può essere chiesto il risarcimento e/o la restituzione, nel processo penale attraverso la costituzione della parte civile ex art. 185 c.p., artt. 74 - 538 - 578 c.p.p.. In quanto tali, gli obblighi risarcitori e le restituzioni possono condizionare l'applicazione del beneficio della sospensione condizionale della pena nei soli limiti in cui la persona offesa abbia esercitato l'azione civile nel processo penale.

Cassazione penale sez. II  18 dicembre 2013 n. 3958  

 

Una sentenza penale la quale si limiti a dichiarare l'intervenuta estinzione per prescrizione del reato contestato, procedendo ad esaminare i fatti ai soli fini di cui all'art. 578 c.p.p. (secondo il quale, in caso di costituzione di parte civile, il giudice di appello e la Corte di Cassazione, nel dichiarare il reato estinto per amnistia o per prescrizione, decidono sull'impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili), non integra un accertamento definitivo in sede penale sulla responsabilità degli imputati. Essa perciò non equivale ad una sentenza irrevocabile di condanna pronunciata a seguito del dibattimento alla quale (ai sensi dell'art. 651 c.p.p.) riconoscere, nell'ambito del giudizio amministrativo, efficacia di giudicato in ordine all'illiceità penale del fatto commesso e all'affermazione che l'imputato lo ha commesso. Una tale pronuncia dunque non fa stato, ai sensi degli artt. 651 e 654, 578 c.p.p., con particolare riguardo all'avvenuto accertamento in ordine alla sussistenza dei fatto materiale, alla sua qualificazione in termini di illecito e all'imputazione soggettiva della condotta sottostante. Perciò, caduto il principale presupposto logico-giuridico posto a fondamento dell'intero iter argomentativo (ossia l'esistenza di un giudicato penale in ordine all'illiceità dei comportamenti a fondamento dell'esito della gara), ne restano travolte le conseguenze che il deducente ne trae nel ricorso in termini di radicale nullità degli atti del concorso di progettazione, nonché in termini di doverosità dell'azione amministrativa.

T.A.R. Bari (Puglia) sez. II  04 dicembre 2013 n. 1612  

 

Una sentenza penale la quale si limiti a dichiarare l'intervenuta estinzione per prescrizione del reato contestato, procedendo ad esaminare i fatti ai soli fini di cui all'art. 578 c.p.p. (secondo il quale, in caso di costituzione di parte civile, il giudice di appello e la Corte di cassazione, nel dichiarare il reato estinto per amnistia o per prescrizione, decidono sull'impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili), non integra un accertamento definitivo in sede penale sulla responsabilità degli imputati. Essa perciò non equivale ad una sentenza irrevocabile di condanna pronunciata a seguito del dibattimento, alla quale (ai sensi dell'art. 651 c.p.p.) riconoscere, nell'ambito del giudizio amministrativo, efficacia di giudicato in ordine all'illiceità penale del fatto commesso e all'affermazione che l'imputato lo ha commesso. Una tale pronuncia (della Cassazione) dunque non fa stato, ai sensi degli art. 651 e 654, 578 c.p.p., con particolare riguardo all'avvenuto accertamento (con "sentenza irrevocabile di condanna pronunciata in seguito a dibattimento") in ordine alla sussistenza del fatto materiale, alla sua qualificazione in termini di illecito e all'imputazione soggettiva della condotta sottostante.

T.A.R. Bari (Puglia) sez. II  04 dicembre 2013 n. 1612

 

Non sussistono i presupposti per l'operatività dell'art. 578 c.p.p. nel caso in cui il giudice di appello, in riforma della sentenza di primo grado di assoluzione debba pronunciare declaratoria di estinzione del reato per prescrizione ed, in assenza della impugnazione della parte civile, nemmeno sussistono i presupposti per l'applicabilità dell'art. 576 c.p.p., che conferisce al Giudice della impugnazione il potere di decidere sul capo della sentenza relativo alla azione risarcitoria, anche in mancanza di una precedente statuizione sul punto. Annulla in parte senza rinvio, App. Roma, 19/04/2012

Cassazione penale sez. II  17 ottobre 2013 n. 46257  

 

È illegittima la sentenza d'appello nella parte in cui, accertando che l'azione penale era improcedibile per mancanza di querela fin dalla pronuncia di primo grado, conferma le statuizioni civili in questa contenute; in tale ipotesi, infatti, non sussistono i presupposti in presenza dei quali l'art. 578 c.p.p. consente al giudice dell'impugnazione di decidere sugli effetti civili anche nel caso in cui dichiari l'estinzione del reato. Annulla senza rinvio, App. Messina, 10/02/2012

Cassazione penale sez. II  24 settembre 2013 n. 51800  

 

In tema di estinzione del reato nel giudizio di impugnazione, il dovere del giudice di decidere sulle disposizioni e i capi della sentenza che concernano gli interessi civili non può trovare applicazione allorché la causa estintiva dipenda dall'intervenuta remissione di querela, in quanto la "ratio" dell'art. 578 cod. proc. pen. è quella di evitare che cause estintive del reato, indipendenti dalla volontà delle parti, possano frustrare il diritto al risarcimento del danno e alla restituzione in favore della persona danneggiata dal reato, qualora sia già intervenuta sentenza di condanna di primo grado. (Annulla senza rinvio, Trib. Taranto, 11/01/2012 )

Cassazione penale sez. V  16 aprile 2013 n. 41316  

 

In caso di estinzione del reato il dovere del giudice di decidere sull’impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili non può trovare applicazione in ipotesi di estinzione determinata dalla remissione di querela posto che la ratio dell’art. 578 c.p.p. è quella di evitare che le sole cause estintive del reato indipendenti dalla volontà delle parti possano frustrare il diritto al risarcimento e alla restituzione in favore della persona danneggiata dal reato, qualora sia già intervenuta sentenza di condanna di primo grado.

Cassazione penale sez. V  16 aprile 2013 n. 41316  

 

La disciplina di cui all'art. 578 c.p.p. non si applica quando appellante o ricorrente sia la parte civile, alla quale la previsione contenuta nell'art. 576 c.p.p. riconosce il diritto ad una decisione incondizionata sul merito della propria domanda.

Cassazione penale sez. I  09 aprile 2013 n. 26016  

 

La previsione di cui all'art. 578 c.p.p. - per la quale il giudice di appello o quello di legittimità, che dichiarino l'estinzione per amnistia o prescrizione del reato per cui sia intervenuta in primo grado condanna, sono tenuti a decidere sull'impugnazione agli effetti delle disposizioni dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili - comporta che i motivi di impugnazione dell'imputato devono essere esaminati compiutamente, non potendosi dare conferma alla condanna al risarcimento del danno in ragione della mancanza di prova dell'innocenza dell'imputato, secondo quanto previsto dall'art. 129 comma 2 c.p.p.; pertanto, la sentenza di appello che non compia un esaustivo apprezzamento sulla responsabilità dell'imputato deve essere annullata con rinvio, limitatamente alla conferma delle statuizioni civili. Annulla ai soli effetti civili, App. Messina, 09/12/2011

Cassazione penale sez. VI  20 marzo 2013 n. 16155  



 
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