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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 593 cod. proc. penale: Casi di appello

1. Salvo quanto previsto dagli articoli 443, comma 3, 448, comma 2, 579 e 680, il pubblico ministero e l’imputato possono appellare contro le sentenze di condanna.

2. L’imputato e il pubblico ministero possono appellare contro le sentenze di proscioglimento nelle ipotesi di cui all’articolo 603, comma 2, se la nuova prova è decisiva. Qualora il giudice, in via preliminare, non disponga la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale dichiara con ordinanza l’inammissibilità dell’appello. Entro quarantacinque giorni dalla notifica del provvedimento le parti possono proporre ricorso per cassazione anche contro la sentenza di primo grado.

3. Sono inappellabili le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena dell’ammenda.

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Successivamente la Corte costituzionale, con sentenza 24 gennaio – 6 febbraio 2007, n. 26 (in G.U. 1a s.s. 7/2/2007, n. 6) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della L. 20 febbraio 2006, n. 46 “nella parte in cui, sostituendo l’art. 593 del codice di procedura penale, esclude che il pubblico ministero possa appellare contro le sentenze di proscioglimento, fatta eccezione per le ipotesi previste dall’art. 603, comma 2, del medesimo codice, se la nuova prova e’ decisiva”.



Giurisprudenza annotata

Casi di appello

Il giudice d'appello per procedere alla "reformatio in peius" della sentenza assolutoria di primo grado non è tenuto - in base all'art. 6 Cedu, così come interpretato dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del 5 luglio 2011, nel caso Dan c/Moldavia - alla rinnovazione dell'istruzione dibattimentale per assumere le dichiarazioni dei coimputati, che non hanno valore probatorio, ma funzione meramente difensiva, come tale liberamente valutabile dal giudice alla luce delle risultanze dibattimentali. (Dichiara inammissibile, App. Bologna, 14/03/2014 )

Cassazione penale sez. II  22 dicembre 2014 n. 1947  

 

Il giudice di appello, qualora intenda riformare "in peius" una sentenza di assoluzione, è obbligato, in base all'art. 6 CEDU - così come interpretato dalla sentenza della Corte Europea del 5 luglio 2011 resa nel caso Dan c/ Moldavia - alla rinnovazione dell'istruzione dibattimentale per escutere, nel contraddittorio con l'imputato, i testimoni a carico allorchè egli avverte la necessità di rivalutarne l'attendibilità. (Annulla con rinvio, Ass.App. Milano, 25/06/2013)

Cassazione penale sez. V  30 settembre 2014 n. 52208  

 

Per riformare "in peius" una sentenza assolutoria emessa all'esito di giudizio abbreviato, il giudice di appello è obbligato - in base all'art. 6 Cedu, così come interpretato dalla sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo del 5 luglio 2011, nel caso Dan c/Moldavia - a rinnovare l'istruzione dibattimentale solo quando intende operare un diverso apprezzamento dell'attendibilità di una prova orale acquisita dal primo giudice in sede di integrazione probatoria. (In motivazione, la S.C. ha evidenziato che, per quanto riguarda le altre fonti dichiarative, l'insussistenza dell'obbligo di rinnovazione deriva proprio dalla scelta dell'imputato di definire il giudizio nelle forme del rito abbreviato, il quale comporta l'opzione per un processo basato - già in primo grado - su principi diversi da quelli di oralità e immediatezza). (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 14/06/2013 )

Cassazione penale sez. II  12 giugno 2014 n. 40254  

 

Ai fini dell'operatività dell'art. 593, comma terzo, c.p.p. - per il quale sono inappellabili le sentenze di condanna alla sola pena dell'ammenda - il giudice di appello non deve limitarsi a fare riferimento alla denominazione attribuita alla pena nel dispositivo, ma deve innanzitutto verifica re la propria competenza in ordine alla norma incriminatrice cui è correlata la sanzione, procedendo ad una lettura congiunta degli art. 593 c.p.p. e 17 ss. c.p..

Cassazione penale sez. III  11 giugno 2014 n. 40531  

 

In tema di impugnazioni ai fini dell'operatività dell'art. 593, comma 3, c.p.p. - per il quale sono inappellabili le sentenze di condanna alla sola pena dell'ammenda - il giudice di appello non può limitarsi a fare riferimento alla denominazione attribuita alla pena nel dispositivo, ma deve verificare la propria competenza in ordine alla norma incriminatrice cui è correlata la sanzione. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato l'ordinanza con la quale la corte d'appello aveva qualificato come ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 568, comma 5, c.p.p., l'appello proposto dall'imputato avverso la sentenza di condanna per reato contravvenzionale punito con pena congiunta, nel cui dispositivo era stata irrogata la sola pena dell'ammenda). (Annulla senza rinvio, Trib. Verbania, 23/04/2013 )

Cassazione penale sez. III  11 giugno 2014 n. 40531  

 

Non sono applicabili i principi posti dalla Corte Edu del 5 luglio 2011, nella sentenza Dan c. Moldavia - per la quale il giudice di secondo grado, che, discostandosi dall'epilogo assolutorio della sentenza di primo grado, intenda condannare l'imputato sulla base delle dichiarazioni di un teste già ascoltato in primo grado, ha l'obbligo di sentire nuovamente e personalmente il suddetto teste - qualora il giudice di appello non proceda ad una rivalutazione dell'attendibilità di una testimonianza, ma si limiti ad apprezzare le dichiarazioni rese alla luce di ulteriori elementi trascurati dal primo giudice. (In applicazione del principio indicato la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di appello ha affermato, in riforma della pronuncia di primo grado, la responsabilità per bancarotta fraudolenta patrimoniale, ritenendo certa l'identificazione dell'imputato come gestore di fatto della società fallita sulla base di plurime dichiarazioni di riconoscimento personale non considerate nella sentenza di primo grado). (Rigetta in parte, App. Genova, 12/11/2012 )

Cassazione penale sez. V  16 ottobre 2013 n. 8423  

 

È appellabile la sentenza con la quale viene erroneamente inflitta la sola pena pecuniaria non potendo trovare applicazione nella specie la disposizione di cui all'art. 593 comma 3 c.p.p. Qualifica appello il ricorso, Trib. Cosenza, 02/05/2012

Cassazione penale sez. II  21 febbraio 2013 n. 10252

 

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 593 comma 3 c.p.p., in relazione all'art. 3 cost., laddove, non consentendo l'appello avverso le sentenze di condanna alla sola pena dell'ammenda, discriminerebbe la posizione del somministratore condannato a pena pecuniaria ex art. 18 d.lg. 10 settembre 2003 n. 276, cui è preclusa l'impugnazione, rispetto a quella dell'intermediario punibile con pena congiunta, posto che trattasi di materia demandata alla discrezionalità del legislatore e non viziata da alcun profilo di irragionevolezza alla luce della diversità delle due figure. Dichiara inammissibile, Trib. Vigevano, 14 giugno 2011

Cassazione penale sez. III  24 gennaio 2013 n. 14087  



 
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