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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 595 cod. proc. penale: Appello incidentale

1. La parte che non ha proposto impugnazione può proporre appello incidentale entro quindici giorni da quello in cui ha ricevuto la comunicazione o la notificazione previste dall’articolo 584.

2. L’appello incidentale è proposto, presentato e notificato a norma degli articoli 581, 582, 583 e 584.

3. L’appello incidentale del pubblico ministero produce gli effetti previsti dall’articolo 597 comma 2; esso tuttavia non ha effetti nei confronti del coimputato non appellante che non ha partecipato al giudizio di appello. Si osservano le disposizioni previste dall’articolo 587.

4. L’appello incidentale perde efficacia in caso di inammissibilità dell’appello principale o di rinuncia allo stesso.


Giurisprudenza annotata

Appello incidentale

La parte civile non è legittimata a proporre appello, né in via principale, ai sensi dell'art. 576 c.p.p., né in via incidentale, ai sensi dell'art. 595 c.p.p., avverso la sentenza di primo grado con la quale, essendosi dichiarato non doversi procedere a carico dell'imputato per intervenuta prescrizione del reato a lui ascrittola stata omessa ogni pronuncia sulle pretese risarcitorie della persona offesa, dovendosi escludere, in via generale, che al giudice d'appello possa chiedersi una statuizione che non sarebbe stata consentita al giudice di primo grado (atteso che questi, ai sensi dell'art. 538 c.p.p., può provvedere in ordine alle pretese civilistiche solo quando pronunci sentenza di condanna dell'imputato), e non comportando, d'altra parte, in nessun caso, la declaratoria di estinzione del reato adottata dal giudice penale pregiudizio alcuno all'utile esercizio dell'azione risarcitoria in sede civile.

Cassazione penale sez. VI  21 marzo 2013 n. 19540  

 

Data la natura accessoria dell'appello incidentale rispetto a quello principale, esso non può avere ad oggetto i capi della decisione e neanche i punti di essa che non siano stati investiti dall'appello principale. Contrariamente, l'appellante incidentale recupererebbe, illegittimamente, i termini per impugnare una decisione già passata in giudicato.

Cassazione penale sez. IV  07 febbraio 2012 n. 37960  

 

I punti della decisione ai quali fa espresso riferimento l'art. 597, comma 1, c.p.p. coincidono con le parti delle sentenze relative alle statuizioni indispensabili per il giudizio su ciascun reato e segnano un passaggio obbligato per la completa definizione di ciascuna imputazione. Per un principio desumibile dall'art. 624 c.p.p., riguardante le sentenze di annullamento parziale in sede di giudizio di legittimità, ma insito nella natura e nella logica dell'appello, nella locuzione "punti della decisione cui si riferiscono i motivi proposti" vanno ricomprese non soltanto le statuizioni suscettibili di autonoma considerazione direttamente investite dai motivi di appello, ma anche quelle ulteriori statuizioni che siano legate alle prime da un vincolo di connessione essenziale logico-giuridico. L'appello incidentale ha a oggetto i punti della decisione investiti dall'appello principale e gli ulteriori punti che abbiano una connessione essenziale con i primi. La suddetta conformazione dell'appello incidentale e la sua perdurante accessorietà rispetto all'appello principale conseguono direttamente dal precetto dell'art. 595, comma 4, c.p.p., a norma del quale l'appello incidentale perde efficacia in caso di inammissibilità dell'appello principale o di rinuncia allo stesso. (Fattispecie in cui si è ritenuto ammissibile l'appello incidentale proposto dal p.m. sulla qualificazione giuridica del fatto - omicidio volontario anziché preterintenzionale - in seguito ad appello proposto dall'imputato sul punto concernente l'affermazione di penale responsabilità per il reato ritenuto in sentenza e la misura della pena).

Cassazione penale sez. un.  17 ottobre 2006 n. 10251  

 

È inammissibile l'appello incidentale avente per oggetto capi della decisione non investiti dall'appello principale, considerato che, secondo la previsione dell'art. 595 c.p.p., esso è proponibile dalla parte non appellante in relazione all'impugnazione delle altre parti ed ha natura accessoria rispetto all'impugnazione principale, con la conseguenza che non può avere ad oggetto capi diversi da quelli investiti dall'appello principale, in quanto, in caso contrario, sarebbe vanificato il sistema dei termini per proporre impugnazione, tassativamente stabiliti a pena di decadenza dal codice di rito.

Cassazione penale sez. VI  20 giugno 2006 n. 23539

 

È manifestamente infondata, in riferimento all'art. 111 comma 2 cost., la q.l.c. degli art. 443 comma 3 e 595 c.p.p., nella parte in cui escludono l'appello incidentale del p.m. contro le sentenze di condanna pronunciate a seguito di giudizio abbreviato. Premesso che il principio di parità delle parti non comporta necessariamente l'identità tra i poteri processuali del p.m. e quelli dell'imputato e che il limite all'appello della parte pubblica continua a trovare giustificazione nell'obiettivo primario della rapida e completa definizione dei processi svoltisi in primo grado con il rito abbreviato, l'esclusione dell'impugnazione incidentale della parte pubblica non può considerarsi inutile, sul piano dell'economia processuale, giacché, anche in presenza dell'appello principale dell'imputato, essa serve comunque a ridurre le questioni di merito deducibili nei confronti della sentenza emessa nel giudizio abbreviato e di riflesso a ridurre anche le occasioni di ricorso per cassazione, mentre l'intervento invocato dal giudice "a quo" - lungi dal rappresentare una soluzione costituzionalmente obbligata, in un'ottica di "riequilibrio" della denunciata posizione di "minorità" del p.m. nel giudizio abbreviato - implicherebbe la creazione di una disciplina manifestamente eccentrica rispetto alle linee-guida del sistema, chiedendosi di "costruire" un potere di appello incidentale svincolato, "una tantum", dal potere di appello principale, che, più che realizzare un sia pur limitato recupero della parità tra i poteri processuali delle parti, si esaurirebbe in un mero meccanismo di "dissuasione" dell'imputato dall'esercizio del contrapposto potere di appello principale, segnatamente in un'ottica di prevenzione di utilizzazioni strumentali e dilatorie dello stesso.

Corte Costituzionale  27 gennaio 2004 n. 46  

 

L'appello incidentale ai sensi dell'art. 595 c.p.p. è proponibile dalla parte non appellante in relazione all'impugnazione delle altre parti ed ha natura accessoria rispetto all'impugnazione principale, perdendo efficacia in caso di inammissibilità di quella o di rinuncia ad essa. Ne deriva che l'appello incidentale non può avere ad oggetto capi diversi da quelli investiti dall'appello principale, anche se nell'ambito di questi possono essere diversi i punti della decisione incidentalmente impugnati perché altrimenti verrebbe negata all'appello incidentale la natura di impugnazione, privandolo della sua funzione specifica che non può ridursi alla semplice contestazione delle domande avversarie, che compete a ciascuna parte senza richiedere impugnazione.

Cassazione penale sez. VI  24 ottobre 2002 n. 5357  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 443 comma 3 e 595 c.p.p., in riferimento al "principio di ragionevolezza" e all'art. 111 cost., nella parte in cui non consentono al p.m. di proporre appello, sia in via principale che in via incidentale, avverso le sentenze di condanna emesse a seguito di giudizio abbreviato, in quanto nell'ordinanza di rimessione viene omessa l'indicazione - indispensabile ai fini della verifica della rilevanza del quesito di costituzionalità nel giudizio "a quo" - se, nel caso concreto, il p.m. abbia proposto appello e di quale tipo.

Corte Costituzionale  21 dicembre 2001 n. 421  



 
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