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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 599 cod. proc. penale: Decisioni in camera di consiglio

1. Quando l’appello ha esclusivamente per oggetto la specie o la misura della pena, anche con riferimento al giudizio di comparazione fra circostanze, o l’applicabilità delle circostanze attenuanti generiche, di sanzioni sostitutive, della sospensione condizionale della pena o della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, la corte provvede in camera di consiglio con le forme previste dall’articolo 127.

2. L’udienza è rinviata se sussiste un legittimo impedimento dell’imputato che ha manifestato la volontà di comparire.

3. Nel caso di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale, il giudice assume le prove in camera di consiglio, a norma dell’articolo 603, con la necessaria partecipazione del pubblico ministero e dei difensori. Se questi non sono presenti quando e’ disposta la rinnovazione, il giudice fissa una nuova udienza e dispone che copia del provvedimento sia comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori.


Giurisprudenza annotata

 

Decisioni in camera di consiglio

Il giudizio d'appello del procedimento a rito contratto deve svolgersi nelle forme della comparizione camerale, richiamata dagli artt. 443 (limiti all'appello nel giudizio abbreviato) e 599 (decisioni in camera di consiglio per il giudizio di appello) c.p.p., in relazione a cui è previsto un rinvio per impedimento del solo imputato (escluso, nella specie, il rinvio per impedimento del difensore per la partecipazione all'astensione dalla udienze).

Cassazione penale sez. IV  12 febbraio 2015 n. 9172  

 

L'imputato detenuto o soggetto a misure limitative della libertà personale ha diritto di presenziare al giudizio camerale d'appello avverso la sentenza pronunciata in giudizio abbreviato, anche se ristretto in luogo posto fuori dalla circoscrizione del giudice procedente, a condizione che abbia tempestivamente manifestato, in qualsiasi modo, la volontà di comparire all'udienza. (Fattispecie in cui è stato dichiarato inammissibile il ricorso in quanto il difensore non aveva chiesto il rinvio dell'udienza, né aveva rappresentato la volontà dell'imputato di comparire). (Dichiara inammissibile, App. Napoli, 17/05/2013 )

Cassazione penale sez. VI  13 maggio 2014 n. 36128  

 

Il giudizio abbreviato di appello si svolge, ai sensi del combinato disposto degli art. 443 e 599 c.p.p., nelle forme previste dall'art. 127 c.p.p., con la conseguenza che non è necessario sostituire il difensore non presente, pur se ritualmente citato, dell'imputato con un difensore immediatamente reperibile nominato ai sensi dell'art. 97, comma 4, c.p.p. (Rigetta, App. Bari, 30/04/2012 )

Cassazione penale sez. II  10 aprile 2014 n. 30744  

 

Nel procedimento camerale del giudizio di appello, la volontà di comparire deve essere manifestata personalmente dall'imputato detenuto e non dal difensore. (In applicazione del principio, la Corte ha escluso che, in presenza di rinuncia a comparire dell'imputato, potesse avere rilevanza una manifestazione di volontà di segno contrario espressa dal difensore). (Rigetta in parte, App. Torino, 30/01/2013 )

Cassazione penale sez. V  25 febbraio 2014 n. 30788  

 

Nel giudizio di appello instaurato a seguito dell'impugnazione della sentenza emessa nel giudizio abbreviato l'impedimento a comparire del difensore dell'imputato non può dare luogo al rinvio dell'udienza camerale, in quanto quest'ultima, a norma dell'art. 443 c.p.p., è espressamente disciplinata dagli art. 599 e 127 c.p.p., con conseguente inapplicabilità dell'art. 420 ter comma 5. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di appello aveva rigettato la richiesta di rinvio determinata da partecipazione ad astensione dalle udienze proclamata dalle associazioni di categoria). Rigetta, App. Milano, 17/09/2012

Cassazione penale sez. VI  04 dicembre 2013 n. 51498  

 

Non sussiste l'effetto estensivo dell'impugnazione in favore di colui che abbia richiesto l'applicazione della pena concordata in appello, avendo egli in tal modo rinunziato al motivo di gravame inizialmente comune con altri coimputati al fine di ottenere, ai sensi dell'art. 599 comma quarto cod. proc. pen., una nuova e più favorevole determinazione della pena. (Nella specie la Corte ha escluso l'effetto estensivo con riferimento all'annullamento con rinvio della sentenza, per la mancata celebrazione dell'udienza preliminare). Annulla senza rinvio, App. Napoli, 23/11/2011

Cassazione penale sez. I  25 marzo 2013 n. 18351  

 

Posta la possibilità per il giudice di primo grado di assumere, anche d'ufficio, gli elementi necessari ai fini della decisione ai sensi dell'art. 441, comma 5, c.p.p., al giudice di appello è consentito disporre d'ufficio i mezzi di prova ritenuti assolutamente necessari per l'accertamento dei fatti che formano oggetto della decisione, secondo il disposto dell'art. 603, comma 3, c.p.p., mentre le parti - che, prestato il consenso all'adozione del rito abbreviato "senza integrazione probatoria" e, per il pubblico ministero, nonostante la sopravvenuta esclusione di un suo potere di consenso, hanno accettato che la regiudicanda sia definita all'udienza preliminare alla stregua degli atti d'indagine già acquisiti e rinunciato al diritto alla prova, così consentendo di attribuire agli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari quel valore probatorio di cui essi sono normalmente sprovvisti nel giudizio che si svolge invece nelle forme ordinarie del dibattimento - possono solo sollecitare (in virtù del rinvio dell'art. 443, comma 4, c.p.p. all'art. 599 c.p.p. e, quindi, al comma 3 di questo articolo, che a sua volta rinvia al successivo art. 603 c.p.p.) i poteri suppletivi di iniziativa probatoria che spettano al giudice di appello, il cui esercizio è regolato dal rigido criterio dell'assoluta necessità ai fini della decisione. In merito alle conseguenze del mancato esercizio da parte del giudice di appello dei sollecitati poteri officiosi di rinnovazione dell'istruttoria e alla sua traducibilità in un vizio deducibile mediante ricorso per cassazione, l'imputato, che presenti richiesta di giudizio abbreviato incondizionato con l'accettazione che il procedimento si svolga sulla base degli elementi istruttori acquisiti al fascicolo del pubblico ministero, né può dolersi della incompletezza di quello trasmesso al G.u.p., per non esservi inseriti altri atti di indagine dichiaratamente concernenti le imputazioni contestate, né, una volta sollecitato il giudice di appello all'assunzione officiosa di nuove prove o alla riassunzione delle prove già acquisite agli atti, può lamentare il mancato esercizio del relativo potere.

Cassazione penale sez. I  07 marzo 2013 n. 51442  

 

Se è sempre possibile, da parte dell'imputato che abbia richiesto il rito abbreviato allo stato degli atti, sollecitare il giudice di appello all'esercizio del potere di ufficio di cui all'art. 603 c.p.p., comma 3, la non incompatibilità del rito speciale con le assunzioni probatorie - in virtù del rinvio dell'art. 443 c.p.p., comma 4, all'art. 599 c.p.p. e, quindi, al comma 3 di questo articolo, che a sua volta rinvia al successivo art. 603 c.p.p. - comporta tuttavia che all'assunzione d'ufficio di nuove prove o alla riassunzione delle prove già acquisite agli atti si proceda solo quando e nei limiti in cui il giudice di appello lo ritenga assolutamente necessario ai fini della decisione; pertanto deve comunque ritenersi escluso che la parte conservi un diritto proprio a prove, alla cui acquisizione ha rinunciato per effetto della scelta del giudizio abbreviato, con la conseguenza che deve escludersi che il mancato esercizio da parte del giudice d'appello dei poteri d'ufficio sollecitati possa tradursi in un vizio deducibile mediante ricorso per cassazione.

Cassazione penale sez. V  07 febbraio 2013 n. 14270  



 
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