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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 6 cod. proc. penale: Competenza del tribunale

1. Il tribunale è competente per i reati che non appartengono alla competenza della corte di assise o del giudice di pace.

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AGGIORNAMENTO

Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l’art. 247, comma 1) che “Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito dall’articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.”

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AGGIORNAMENTO

Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16 giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l’art. 247, comma 1) che “Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.”

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AGGIORNAMENTO

Il D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274 come modificato dal D.L. 2 aprile 2001, n. 91, convertito con modificazioni dalla L. 3 maggio 2001, n. 163, ha disposto (con l’art. 65, comma 1) che l’entrata in vigore della modifica al presente articolo è prorogata al 2 gennaio 2002.


Giurisprudenza annotata

Competenza del Tribunale

Nel caso in cui la competenza per materia per il delitto di promozione, direzione od organizzazione di un'associazione di tipo mafioso appartenga alla corte d'assise, viene attratto nella competenza di quest'ultima anche l'eventuale procedimento a carico dei partecipi alla medesima associazione, necessariamente connesso, ai sensi dell'art. 12, comma 1 lett. a), c.p.p., a quello nei confronti dei partecipi di rango primario. Dichiara competenza, Ass. Catania, 13/10/2009

Cassazione penale sez. I  21 gennaio 2010 n. 4964

 

Il delitto di promozione, direzione od organizzazione di un'associazione di tipo mafioso aggravato ai sensi dell'art. 416 bis, comma 4, c.p. (associazione armata), appartiene alla competenza della corte d'assise e non a quella del tribunale, qualora la consumazione del reato si sia protratta anche successivamente all'entrata in vigore della l. n. 251 del 2005. Dichiara competenza

Cassazione penale sez. I  21 gennaio 2010 n. 4964  

 

Il reato di cui all'art. 4 comma 1 l. 13 dicembre 1989, n. 401 (Esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa), ha natura di illecito finanziario benché la norma sia volta a tutelare gli interessi diversi, come l'ordine pubblico e il contrasto alle attività illegali della criminalità organizzata. Ciò in quanto per reato finanziario deve intendersi ogni illecito, penalmente sanzionato, che contrasti con l'interesse finanziario dello Stato, sotteso alla imposizione di tributi e di altri diritti erariali, ovvero, in forma indiretta, all'esercizio monopolistico di attività lucrative sottratte alla organizzazione da parte di privati, come lotterie, scommesse, pronostici relativi a competizioni sportive. Tali attività, riservate allo Stato, realizzano un interesse finanziario dello stesso, atteso che una quota degli importi, riscossi con la raccolta delle puntate degli scommettitori, viene versata all'erario a titolo di tributo. Poiché il citato reato di cui all'art. 4 l. n. 401/89 è sanzionato con pena detentiva, la competenza a giudicare appartiene al tribunale e non al pretore, in applicazione del criterio indicato dall'art. 21 l. 7 gennaio 1929, n. 4, così come modificato dall'art. 10 l. 31 luglio 1984, n. 400: norme di carattere speciale rispetto a quelle di cui agli art. 6 e 7 del vigente codice di rito e, in quanto tali, derogatrici delle norme generali sulla competenza.

Cassazione penale sez. I  28 aprile 1998 n. 2389  

 

Integra l'elemento materiale del delitto preveduto e punito dall'art. 328 comma 1 c.p. (per il quale l'art. 6 comma 2 c.p.p., così come modificato dalla l. 26 aprile 1990 n. 86, stabilisce la competenza "ratione materiae" del tribunale), e non del reato di omissione di soccorso di cui all'art. 593 c.p., la condotta del medico incaricato del turno di servizio presso il pronto soccorso di un presidio ospedaliero pubblico il quale - avvertito della presenza di una persona bisognevole di assistenza medica nella immediata prossimità della struttura ospedaliera - rifiuti di inviare un mezzo di soccorso di cui può disporre in via esclusiva nella predetta qualità di medico di guardia e comunque implicitamente rifiuti di intervenire personalmente per prestare l'assistenza sanitaria necessaria in via di urgenza.

Pretura Cagliari  23 giugno 1994

 

L'art. 11 d.l. 8 giugno 1992 n. 306 conv. nella l. 7 agosto 1992 n. 356, che ha elevato da tre a sei anni di reclusione la pena massima per il reato di falsa testimonianza previsto dall'art. 372 c.p., è una norma di natura sostanziale. Conseguentemente, nei suoi confronti trova applicazione il principio dell'irretroattività della legge penale previsto dall'art. 2 c.p. e coperto dalla garanzia costituzionale di cui all'art. 25 cost. Non trovano, invece, applicazione gli immediati riflessi processuali in tema di spostamento di competenza, ai sensi dell'art. 6 c.p.p., in quanto gli effetti sulla competenza si verificano solo come conseguenza della maggiore pena prevista dalla nuova legge; e quindi solamente quando tale maggiore pena sia in concreto applicabile; mentre i reati di falsa testimonianza commessi prima dell'entrata in vigore della nuova legge continuano ad essere puniti con la pena della reclusione da sei mesi a tre anni e, quindi, restano di competenza del pretore, a norma dell'art. 7 comma 1 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  01 dicembre 1993

 

In materia di reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, l'art. 19 della l. 26 aprile 1990, n. 86, integrando l'art. 6 c.p.p., attribuisce al tribunale la competenza di delitti previsti dal capo I del tit. II del lb. II del c.p., con le esclusioni espressamente indicate. La legge, entrata in vigore il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione, avvenuta il 28 aprile 1990, non contiene una disciplina transitoria (nè può applicarsi l'art. 259 comma 1, d.lg. 28 luglio 1989, che si riferisce alle modifiche della competenza apportate dal nuovo c.p.p.), sicché essa è di immediata applicazione nei riguardi dei processi pendenti, non ancora definiti in primo grado, in ossequio al principio tempus regit actum che regola la successione nel tempo delle norme processuali. (Fattispecie in tema di abuso di ufficio, previsto dall'art. 323 c.p.).

Cassazione penale sez. VI  25 giugno 1993

 



 
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