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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 600 cod. proc. penale: Provvedimenti in ordine all’esecuzione delle condanne civili

1. Se il giudice di primo grado ha omesso di pronunciare sulla richiesta di provvisoria esecuzione proposta a norma dell’articolo 540 comma 1 ovvero l’ha rigettata, la parte civile può riproporla mediante impugnazione della sentenza di primo grado al giudice di appello il quale, a richiesta della parte, provvede con ordinanza in camera di consiglio.

2. Il responsabile civile e l’imputato possono chiedere con le stesse forme la revoca o la sospensione della provvisoria esecuzione.

3. Su richiesta delle stesse parti, il giudice di appello può disporre, con le forme previste dal comma 1, che sia sospesa l’esecuzione della condanna al pagamento della provvisionale quando possa derivarne grave e irreparabile danno.

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La Corte costituzionale con sentenza 19-27 luglio 1994, n. 353 (in G.U. 1a s.s. 3/8/1994, n. 32) ha disposto l’ illegittimità costituzionale del comma terzo del presente articolo “nella parte in cui prevede che il giudice d’appello può disporre la sospensione dell’esecuzione della condanna al pagamento della provvisionale “quando possa derivarne grave e irreparabile danno”, anziché “quando ricorrono gravi motivi” “.


Giurisprudenza annotata

Provvedimenti in ordine all'esecuzione delle condanne civili.

È inoppugnabile, per assenza di una previsione di legge in tal senso, l'ordinanza con cui il giudice di appello rigetta la richiesta dell'imputato di sospensione, ai sensi dell'art. 600 comma 3 c.p.p., dell'esecuzione della condanna al pagamento di una provvisionale in favore della parte civile, disposta dal giudice di primo grado. Dichiara inammissibile, App. Bologna, 30/03/2012

Cassazione penale sez. I  03 ottobre 2013 n. 44603  

 

È inoppugnabile, per assenza di una previsione di legge in tal senso, l'ordinanza con cui il giudice di appello rigetta la richiesta dell'imputato intesa ad ottenere, ai sensi dell'art. 600, comma 3, c.p.p., la sospensione della esecuzione della condanna al pagamento di una provvisionale in favore della parte civile, disposta dal giudice di primo grado. Annulla in parte senza rinvio, App. Milano, 27/04/2005

Cassazione penale sez. II  23 ottobre 2009 n. 3012  

 

È abnorme il provvedimento con cui il tribunale pronunci, all'esito del procedimento penale, dispositivo nel quale, previa affermazione di responsabilità degli imputati e irrogazione di pena di giustizia, sia stabilita una provvisionale immediatamente esecutiva, la cui esecutorietà sia fissata antecedentemente al deposito della sentenza (termine di pagamento fissato in due mesi e termine di deposito entro il novantesimo giorno), così da precludere la facoltà prevista dall'art. 600 comma 3 c.p.p., di chiedere, sussistendone le condizioni, al giudice di appello, la sospensione dell'esecuzione della condanna al pagamento della provvisionale, posto che, nel vigente ordinamento processuale, i termini per proporre l'impugnazione decorrono, secondo la generale previsione dell'art. 585 c.p.p., dal deposito della sentenza, sia esso stabilito dalla legge o determinato dal giudice.

Cassazione penale sez. V  04 maggio 2005 n. 38956  

 

In tema di appello, l'ordinanza camerale assunta ex art. 600 comma 2 c.p.p. e la sentenza di appello che decide sulle questioni civili sono atti radicalmente diversi per natura giuridica, per la funzione che svolgono, per il momento in cui sono adottati, per il tipo di cognizione che presuppongono e di decisione che adottano. Ne consegue che non è consentito sollecitare in sede di legittimità un controllo della motivazione della sentenza di appello basato, non sulla sua coerenza interna, ma in rapporto alla precedente ordinanza relativa alle statuizioni civili. (In applicazione di tale principio, la Corte ha rigettato il ricorso dell'imputato nel quale veniva dedotto che la sentenza di appello aveva del tutto omesso di considerare, nella parte relativa alle statuizioni civili, l'ordinanza emessa dal giudice di secondo grado, in diversa composizione, che ne aveva sospeso l'esecutorietà).

Cassazione penale sez. VI  08 febbraio 2005 n. 10081

 

Va revocata la declaratoria di provvisoria esecuzione delle statuizioni civili contenute in una sentenza di condanna per diffamazione qualora la sentenza non abbia indicato come prescritto dall'art. 540 c.p.p. i giustificati motivi per la concessione della esecutorietà. La revoca non comporta in capo al condannato l'onere di provare l'esistenza di gravi motivi giacché tale onere è imposto dall'art. 600 c.p.p. solo con riguardo alla provvisionale.

Corte appello Trento  25 marzo 1999

 

Non è fondata, in riferimento agli art. 3 e 24, comma 1 cost., la questione di legittimità costituzionale degli art. 540, comma 1 e 600 comma 2, c.p.p., nella parte in cui la provvisoria esecutorietà dei capi della sentenza penale di primo grado con la quale il giudice condanna alle restituzioni o al risarcimento del danno in accoglimento dell'istanza di tutela avanzata dalla parte civile è subordinata alla valutazione discrezionale del giudice che accerta l'esistenza di "giustificati motivi".

Corte Costituzionale  03 aprile 1996 n. 94  

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 600 comma 3 c.p.p. nella parte in cui prevede che il giudice d'appello possa accogliere l'istanza di sospensione dell'esecuzione della condanna al pagamento della provvisionale sul presupposto del "grave e irreparabile danno" anziché "quando ricorrano gravi motivi". L'adozione di tale sentenza sostitutiva si giustifica prevalentemente in base al raffronto con l'art. 283 c.p.c. (Provvedimenti sull'esecuzione provvisoria in appello), nel testo introdotto dalla legge n. 353 del 1990, il quale prevede che, su istanza di parte, proposta con l'impugnazione principale o incidentale, il giudice d'appello può sospendere in tutto o in parte l'efficacia esecutiva o l'esecuzione della sentenza impugnata. L'art. 283 c.p.c., si pone infatti come "tertium comparationis" nella valutazione dell'irragionevole disparità di trattamento realizzata dall'art. 600, comma 3 c.p.p. La dichiarazione di incostituzionalità permette così al giudice penale di appello di compiere valutazioni sia in punto di "fumus boni iuris" che di "periculum in mora" ai fini dell'accoglimento dell'istanza di sospensione.

Corte Costituzionale  27 luglio 1994 n. 353



 
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