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Codice proc. penale agg.  al  5 Mag 2015
 
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Art. 601 cod. proc. penale: Atti preliminari al giudizio

1. Fuori dei casi previsti dall’articolo 591, il presidente ordina senza ritardo la citazione dell’imputato appellante; ordina altresì la citazione dell’imputato non appellante se vi è appello del pubblico ministero, se ricorre alcuno dei casi previsti dall’articolo 587 o se l’appello è proposto per i soli interessi civili.

2. Quando si procede in camera di consiglio a norma dell’articolo 599, ne è fatta menzione nel decreto di citazione.

3. Il decreto di citazione per il giudizio di appello contiene i requisiti previsti dall’articolo 429 comma 1 lettere a) , f) , g) nonchè l’indicazione del giudice competente. Il termine per comparire non può essere inferiore a venti giorni.

4. E’ ordinata in ogni caso la citazione del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e della parte civile; questa è citata anche quando ha appellato il solo imputato contro una sentenza di proscioglimento.

5. Almeno venti giorni prima della data fissata per il giudizio di appello, è notificato avviso ai difensori.

6. Il decreto di citazione è nullo se l’imputato non è identificato in modo certo ovvero se manca o è insufficiente l’indicazione di uno dei requisiti previsti dall’articolo 429 comma 1 lettera f).


Giurisprudenza annotata

Atti preliminari al giudizio

In tema di impugnazioni nell'ipotesi in cui all'imputato sia stato regolarmente notificato il decreto di citazione per il giudizio di appello, ma non sia stato osservato il termine dilatorio per comparire di cui all'art. 601, c.p.p., nessuna nullità si verifica ove il giudice rinvii preliminarmente il processo ad altra udienza, concedendo per intero un nuovo termine di venti giorni, senza disporre la notificazione dell'ordinanza di rinvio all'imputato assente, in quanto l'avviso orale della successiva udienza rivolto al difensore vale anche come comunicazione all'interessato. (Annulla senza rinvio, App. Catania, 05/06/2013 )

Cassazione penale sez. II  04 dicembre 2014 n. 52599

 

In tema di giudizio di appello, nel caso in cui la Corte ordini la rinnovazione della notificazione del decreto di citazione e alla successiva udienza, dopo la comparizione dell'imputato al solo fine di eccepire la nullità della notifica, rinvii il processo senza disporre una nuova notificazione e si limiti a diffidare l'interessato a comparire, l'ulteriore udienza in cui dichiari la contumacia dell'imputato non comparso è nulla. (Annulla con rinvio, App. Genova, 22/07/2013 )

Cassazione penale sez. V  06 ottobre 2014 n. 44861  

 

A norma dell'art. 601, comma 5, c.p.p. l'avviso ai difensori della data fissata per il giudizio di appello deve essere notificato almeno 20 giorni prima dell'udienza. Si tratta di norma funzionale a garantire la presenza dei difensore dell'imputato all'udienza dibattimentale in appello la cui violazione, qualora ne sia derivata l'assenza del difensore, integra una nullità di ordine generale, in quanto prevista nell'art. 178 c.p.p., perché attinente all'assistenza dell'imputato, tuttavia non assoluta, in quanto non ricompresa nella dizione dell'art. 179 c.p.p.. Giova, in proposito, sottolineare come la nullità assoluta derivante, a norma dell'art. 179, comma 1, c.p.p., dall'assenza dei difensore dell'imputato nei casi in cui ne è obbligatoria la presenza si riferisca all'ipotesi in cui l'imputato sia stato, in concreto, privato della necessaria assistenza tecnica, ipotesi che non ricorre nel caso in cui l'imputato (come nella specie)sia stato assistito dal difensore d'ufficio, non distinguendo la norma tra difensore d'ufficio e difensore di fiducia, che nel disegno dei codice sono equiparati ai fini previsti dall'art. 179 c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  17 giugno 2014 n. 30470  

 

Non è affetto da alcuna nullità il decreto di citazione per il giudizio di appello che contenga una enunciazione imprecisa e non chiara dei fatti o delle norme violate, atteso che l'art. 601 c.p.p., con riferimento ai requisiti dell'atto fa esclusivamente rinvio alle disposizioni di cui all'art. 429, comma 1 lett. a), b) e g), c.p.p. (Dichiara inammissibile, App. Milano, 20/11/2012 )

Cassazione penale sez. V  27 maggio 2014 n. 29932  

 

In tema di giudizio di appello, la violazione del termine a comparire di venti giorni stabilita dall'art. 601, comma 3, c.p.p. - che non può essere integrato da quello irritualmente concesso - non risolvendosi in una omessa citazione dell'imputato, costituisce una nullità a regime intermedio che risulta sanata nel caso in cui non sia eccepita entro i termini previsti dall'art. 180, richiamato dall'art. 182 c.p.p. (Dichiara inammissibile, App. Ancona, 21/02/2013 )

Cassazione penale sez. II  27 marzo 2014 n. 30019

 

In tema di giudizio di appello, l'inosservanza del termine di comparizione dell'imputato di cui all'art. 601 comma 3 c.p.p. costituisce una nullità relativa, che è sanata se non eccepita nei termini di cui all'art. 181 comma 3 c.p.p., e, precisamente, subito dopo l'accertamento della costituzione delle parti. (Rigetta, App. Potenza, 07/06/2013 )

Cassazione penale sez. III  04 marzo 2014 n. 27414

 

La rituale esecuzione della notifica del decreto di citazione per il giudizio di appello al difensore di fiducia non determina a carico dell'ufficio procedente alcun obbligo di ulteriore notifica al nuovo difensore successivamente nominato dall'imputato ancorché l'altro difensore risulti essere stato revocato e, pertanto, la relativa omissione non è causa di nullità.

Cassazione penale sez. IV  10 gennaio 2013 n. 14700  

 

In tema di giudizio di appello, la violazione del termine a comparire, stabilito in venti giorni dall'art. 601, comma 3, c.p.p., comporta una nullità di ordine generale a regime intermedio che, se non sanata ai sensi dell'art. 184 c.p.p., impone al giudice la rinnovazione dell'atto, ex art. 185, a seguito della quale non è consentito integrare il termine originario insufficiente, occorrendo provvedere alla sua integrale rinnovazione, di modo che sia sempre garantito un termine libero di venti giorni con carattere consecutivo, trattandosi di termine previsto per garantire in modo adeguato l'intervento, l'assistenza e la rappresentanza dell'imputato. Annulla con rinvio, App. Reggio Calabria, 22 novembre 2011

Cassazione penale sez. IV  28 settembre 2012 n. 40897  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. del combinato disposto degli art. 601 e 636 c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 3 e 111 cost., nella parte in cui non prevede la persona offesa tra i soggetti cui deve essere notificato il decreto di citazione per il giudizio di revisione avverso un decreto penale di condanna. Premesso che l'assetto generale del nuovo processo è ispirato all'idea della separazione dei giudizi, penale e civile, deve escludersi che agli interessi civili della persona offesa possa derivare pregiudizio dall'eventuale accoglimento dell'istanza di revisione, in quanto, così come il decreto penale di condanna non ha effetto di giudicato nel giudizio civile o amministrativo (art. 460 c.p.p.), allo stesso modo, ai sensi dell'art. 652 c.p.p., l'eventuale sentenza di proscioglimento a seguito di accoglimento della richiesta di revisione non produce effetti nei giudizi civili o amministrativi eventualmente instaurati dalla persona offesa dal reato, non essendo stata quest'ultima posta nelle condizioni di costituirsi parte civile; così come deve escludersi la violazione del principio di eguaglianza per la disparità di trattamento tra diversi giudizi di merito, considerato che il procedimento di revisione ha carattere eccezionale - trattandosi di un mezzo straordinario di impugnazione - e risultando evidente l'eterogeneità delle situazioni poste a raffronto: la revisione è infatti un giudizio che, a differenza di tutti gli altri giudizi di merito, può concludersi solo con la conferma della sentenza o con il proscioglimento dell'imputato e nel quale non è possibile per la persona offesa dal reato costituirsi ex novo parte civile, come necessariamente dovrebbe avvenire nel caso del giudizio di revisione di un decreto penale di condanna (sentt. n.166 del 1975, 171 del 1982, 443, 559 del 1990, 192, 353 del 1991, 353 del 1994, 113 del 2011; ordd. n.124 del 1999, 339 del 2008).

Corte Costituzionale  27 luglio 2011 n. 254  



 
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