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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 61 cod. proc. penale: Estensione dei diritti e delle garanzie dell’imputato

1. I diritti e le garanzie dell’imputato si estendono alla persona sottoposta alle indagini preliminari.

2. Alla stessa persona si estende ogni altra disposizione relativa all’imputato, salvo che sia diversamente stabilito.


Giurisprudenza annotata

Estensione dei diritti

Il reato di false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all'autorità giudiziaria di cui all'art. 374 bis c.p. può essere integrato anche quando l'attività di documentazione di determinati fatti o circostanze non rispondenti al vero, rilevante nell'ambito del procedimento penale e non proveniente da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, si riferisca a "condizioni" o "qualità personali" dell'indagato, atteso che questi, in assenza di una diversa e specifica disposizione normativa di segno contrario, è equiparato all'imputato ex art. 61, comma 2, c.p.p. (In applicazione del principio, è stata ritenuta penalmente rilevante la dichiarazione destinata all'autorità giudiziaria in cui l'imputato aveva attestato falsamente il rapporto di parentela tra una donna, con cui aveva contratto un matrimonio di "comodo", ed un indagato detenuto per il reato di sfruttamento della prostituzione di questa, affermando inoltre di essere disponibile ad ospitare tale soggetto presso la propria abitazione al fine di far ottenere al medesimo la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari). (Dichiara inammissibile, App. Milano, 25/10/2013 )

Cassazione penale sez. VI  09 ottobre 2014 n. 42767  

 

Il reato di false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all'autorità giudiziaria previsto dall'art. 374 bis c.p. si configura quando l'attività di documentazione di circostanze non rispondenti al vero è destinata all'autorità giudiziaria, senza che sia necessaria la effettiva presentazione e il conseguimento dello scopo, e sempre che si tratti di scritti i quali, ancorché non provenienti da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, abbiano efficacia dichiarativa di determinati fatti rilevanti nell'ambito del procedimento penale, e si riferiscano a "condizioni" o "qualità personali" delle figure soggettive ivi indicate, tra le quali, in assenza di una diversa e specifica disposizione normativa di segno contrario, deve ricomprendersi anche quella dell’indagato, avuto riguardo alla chiara formulazione letterale dell’art. 61 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  09 ottobre 2014 n. 42767  

 

Dall'art. 61 c.p.p. in base al quale « i diritti e le garanzie dell'imputato si estendono alla persona sottoposta alle indagini preliminari. Alla stessa persona si estende ogni altra disposizione relativa all'imputato, salvo che sia diversamente stabilito », si ricava un principio di carattere ordinamentale che parifica i diritti e le garanzie dell'inquisito quale sia la fase del procedimento penale in cui esso sia coinvolto. Detto principio esplica, quindi, effetto anche in ordine al diritto dell'indagato di veder subordinata, secondo quanto stabilito dall'art. 653 c.p.p., la definizione del giudizio disciplinare all'esito del giudizio penale, per ciò che attiene all'insussistenza del fatto addebitato e alla mancata commissione dello stesso. (Conferma Tar Lazio, sez. I ter, 2 aprile 2003 n. 2978).

Consiglio di Stato sez. VI  29 luglio 2008 n. 3777

 

L'incompatibilità con l'ufficio di testimone, prevista dall'art. 197 lett. a) c.p.p., non è limitata alla assunta qualità di imputato, ma va estesa, in forza dell'art. 61 comma 1 c.p.p., alle persone sottoposte alle indagini preliminari anche se nei loro confronti sia stato pronunciato decreto di archiviazione, stante che soltanto una sentenza irrevocabile di proscioglimento, nonché una sentenza di assoluzione per non avere commesso il fatto, divenuta irrevocabile, possono rendere inoperante l'incompatibilità di cui all'art. 197 c.p.p. Rigetta, App. Firenze, 16 Giugno 2005

Cassazione penale sez. III  08 giugno 2007 n. 25202  

 

Secondo l'art. 39 d.lg. n. 231 dell'8 giugno 2001, l'ente responsabile partecipa al procedimento penale con il proprio rappresentante legale, salvo che questi risulti imputato del reato da cui dipende l'illecito. La “ratio” di tale limite va individuata nella necessità di evitare situazioni di conflitto di interesse, che possono presentarsi anche durante la fase di indagine preliminare. Inoltre l'art. 61 c.p.p. estende all'indagato ogni disposizione relativa all'imputato, salvo sia diversamente stabilito. Si deve pertanto ritenere che il limite alla partecipazione dell'ente per il tramite del legale rappresentante di cui all'art. 39 d.lg. n. 231 dell'8 giugno 2001, valga anche nel caso in cui il legale rappresentante sia, allo stato, solo indagato.

Tribunale Milano sez. XI  01 dicembre 2006

 

In tema di giudizio immediato, l'interrogatorio svolto in sede di udienza di convalida del fermo secondo le prescrizioni contenute negli artt. 60 e 61 c.p.p., costituisce atto idoneo a supplire all'interrogatorio di garanzia di cui all'art. 453 c.p.p. (che disciplina i casi e i modi di giudizio immediato) e, quindi, atto equipollente a quest'ultimo, in virtù del fatto che coinvolge aspetti della prova sul reato in contestazione.

Cassazione penale sez. I  14 ottobre 2005 n. 41443  

 

La persona originariamente indagata, nei cui confronti sia stato emesso provvedimento di archiviazione, può essere sentita in qualità di teste, essendo l'incompatibilità con l'ufficio di testimone, di cui all'art. 197 c.p.p., limitata all'imputato e, in base all'art. 61 c.p.p., alla persona in atto sottoposta ad indagine, e non essendo tale incompatibilità suscettibile di interpretazione analogica.

Tribunale Messina  11 luglio 2005

 

L'inutilizzabilità prevista dall'art. 63 c.p.p. non può colpire le dichiarazioni rese al giudice da un soggetto il quale non abbia mai assunto la qualità di imputato o quella (equiparata ai sensi dell'art. 61 comma 2 c.p.p.) di persona sottoposta ad indagini, dal momento che il giudice, a differenza del p.m., non può attribuire ad alcuno, di sua iniziativa, la suddetta qualità, ma può (e deve) soltanto verificare che essa non sia già stata formalmente assunta, sì da dare luogo a incompatibilità con l'ufficio testimoniale, ai sensi dell'art. 197 comma 1 lett. a) e b) c.p.p. (Nel caso di specie la S.C. ha ritenuto pienamente utilizzabili le dichiarazioni rese come testimone da un soggetto - incaricato dell'incasso di un assegno provento di rapina dal ricettatore del titolo di credito - il quale non aveva mai assunto la qualità di coindagato o di coimputato).

Cassazione penale sez. II  14 ottobre 2003 n. 15446  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 61, 197, comma 1, lett. a), e 210 c.p.p., sollevata in riferimento agli art. 3 e 111 cost., nella parte in cui prevedono l'incompatibilità con l'ufficio di testimone, e la conseguente facoltà di non rispondere, per le persone già indagate per il medesimo fatto, non in concorso con l'imputato, la cui posizione sia stata successivamente archiviata perché ritenute estranee al fatto, in quanto, attesa la natura sostanzialmente unitaria dell'istituto dell'archiviazione previsto dagli art. 408 e 411 c.p.p e la grande varietà delle situazioni che in concreto possono costituire il presupposto di un provvedimento di archiviazione "nel merito", ex art. 408 c.p.p., per infondatezza della notizia di reato, la soluzione della q.l.c. comporterebbe la necessità di definire una disciplina non circoscritta alla situazione oggetto del giudizio " a quo", ma correlata agli altri casi di archiviazione presenti nell'ordinamento processuale, si che la Corte sarebbe chiamata a compiere una complessa e analitica ricostruzione del sistema delle incompatibilità ad assumere l'ufficio di testimone, svolgendo funzioni ed operando scelte discrezionali che rientrano nelle attribuzioni del legislatore, mentre, nel caso in cui i soggetti nei cui confronti è stato emesso il provvedimento di archiviazione siano stati indagati per il medesimo fatto per cui si procede, l'incompatibilità a testimoniare non appare priva di giustificazione in ragione della peculiare situazione derivante dall'unicità del fatto - reato e dei conseguenti profili di indubbia interferenza con la posizione dell'imputato.

Corte Costituzionale  15 luglio 2003 n. 250  

 

La notifica nei casi di urgenza a mezzo telegramma è prevista dall'art. 149 c.p.p. solo nei confronti di persone diverse dall'imputato e poiché l'art. 61 c.p.p. estende all'indagato i diritti e le garanzie dell'imputato, non può essere utilizzata neppure nei confronti della persona sottoposta alle indagini.

Cassazione penale sez. III  13 febbraio 2003 n. 13057  

 

La sottoposizione a indagini preliminari di un appartenente ai ruoli della Polizia di Stato non impone all'Amministrazione di sospendere il procedimento disciplinare nei suoi confronti ai sensi dell'art. 11 d.P.R. 25 ottobre 1981 n. 737 (fattispecie relativa alla destituzione di un agente della Polizia di Stato in seguito a procedimento disciplinare promosso per il coinvolgimento del ricorrente in fatti, oggetto di indagine penale, connessi all'uso e al traffico di stupefacenti: il Tar ha osservato tra l'altro che "la posizione (dell'incolpato), rimasta, quantomeno sino alla conclusione del procedimento disciplinare, quella di persona sottoposta alle indagini preliminari (cfr. art. 61, c.p.p.), non era ostativa all'esercizio della azione disciplinare", e che "l'evento che impone la sospensione del procedimento disciplinare deve essere individuato nel momento propriamente processuale, che principia con l'esercizio della azione penale e con la conseguente assunzione della qualità di imputato da parte del soggetto al quale è attribuito il reato").

T.A.R. Venezia (Veneto) sez. I  15 gennaio 2003 n. 392  

 

L'incompatibilità con l'ufficio di testimone prevista dall'art. 197 c.p.p. ha carattere eccezionale rispetto al principio della generale capacità di testimoniare affermato dall'art. 196 c.p.p e non può essere soggetta ad interpretazione estensiva e tanto meno analogica; pertanto, poiché l'incompatibilità è prevista esclusivamente per l'imputato e, in ragione del disposto di cui all'art. 61 c.p.p., della persona sottoposta alle indagini, la stessa non può trovare applicazione nei confronti di chi, originariamente indagato, sia stato poi destinatario di un provvedimento di archiviazione, nei cui confronti si applica, invece, la disciplina generale (nel caso sottoposto all'attenzione del tribunale, il provvedimento di archiviazione è stato disposto nella ricorrenza dell'ipotesi di non punibilità prevista dall'art. 649 c.p.).

Tribunale Messina  09 luglio 2002

 

Con riguardo alla composizione della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, della quale fanno parte (nel vigore della disciplina anteriore alla riforma introdotta con la l. 28 marzo 2002 n. 44) nove componenti effettivi e sei supplenti, non è manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3, 24 e 111 cost., la q.l.c. degli art. 4 e 6 l. 24 marzo 1958 n. 195 e succ. modif., nella parte in cui non consentono la sostituzione dei componenti effettivi in posizione d'incompatibilità allorché il numero degli stessi sia superiore a quello dei sei supplenti, così precludendo che, in sede di rinvio, il giudizio disciplinare sia affidato, in applicazione della regola discendente dall'art. 61 c.p.p. 1930, ad un collegio integralmente diverso da quello che ebbe a pronunciare la decisione annullata dalle Sezioni Unite; tali norme infatti - attribuendo all'interesse al funzionamento dello speciale organo giurisdizionale, istituito in attuazione dell'art. 105 cost., un rango assoluto, senza operare alcun bilanciamento con altri beni costituzionalmente protetti, la cui tutela risulta rafforzata anche da obblighi internazionali - comprimono irragionevolmente il diritto fondamentale del magistrato sottoposto a procedimento disciplinare di essere giudicato da un giudice terzo ed imparziale, in contrasto con il principio di eguaglianza, sotto il profilo sia della disparità di trattamento con altri procedimenti giurisdizionali, sia dell'irrazionalità intrinseca, venendo negato il diritto all'imparzialità - terzietà del giudice, all'interno dello stesso procedimento dinanzi alla sezione disciplinare, proprio là dove l'incompatibilità riguardi un numero maggiore di componenti della sezione medesima.

Cassazione civile sez. un.  25 giugno 2002 n. 9283  



 
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