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Codice proc. penale agg.  al  6 Mag 2015
 
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Art. 621 cod. proc. penale: Effetti dell’annullamento senza rinvio

1. Nel caso previsto dall’articolo 620 comma 1 lettera b), la corte dispone che gli atti siano trasmessi all’autorità competente, che essa designa; in quello previsto dalla lettera e) e in quello previsto dalla lettera f), la corte dispone che del provvedimento sia data notizia al pubblico ministero per le sue determinazioni; in quello previsto dalla lettera h), ordina l’esecuzione della prima sentenza o ordinanza, ma, se si tratta di una sentenza di condanna, ordina l’esecuzione della sentenza che ha inflitto la condanna meno grave determinata a norma dell’articolo 669; in quello previsto dalla lettera i), ritiene il giudizio qualificando l’impugnazione come ricorso; in quello previsto dalla lettera l), procede alla determinazione della pena o dà i provvedimenti che occorrono.


Giurisprudenza annotata

Effetti dell'annullamento senza rinvio

In tema di impugnazioni, il precetto di cui al comma 5 dell'art. 568 c.p.p., secondo cui l'impugnazione è ammissibile indipendentemente dalla qualificazione a essa data dalla parte che l'ha proposta, deve essere inteso nel senso che l'erronea attribuzione del "nomen iuris" non può pregiudicare l'ammissibilità di quel mezzo di impugnazione di cui l'interessato, ad onta dell'inesatta "etichetta", abbia effettivamente inteso avvalersi. Ciò significa che il giudice ha il potere-dovere di provvedere all'appropriata qualificazione del gravame, privilegiando rispetto alla formale apparenza la volontà della parte di attivare il rimedio all'uopo predisposto dall'ordinamento giuridico ed eventualmente, se si tratta della Corte di cassazione, ritenere il giudizio qualificando l'impugnazione come ricorso, a norma degli art. 620 lett. i) e 621 c.p.p. (In applicazione del principio la Corte ha affermato che il ricorso per cassazione contro l'ordinanza di rigetto del ricorso proposto contro la revoca del beneficio dell'ammissione al gratuito patrocinio - erroneamente emessa dal g.i.p. e non dal presidente del tribunale e perciò annullata senza rinvio ai sensi dell'art. 620 lett. i) c.p.p. - non presentasse soltanto un diverso "nomen iuris", bensì nella sostanza contenesse soltanto doglianze di merito inammissibili nel giudizio di legittimità).

Cassazione penale sez. IV  22 dicembre 2003 n. 5291  

 

Qualora il giudice, cui sia stata presentata richiesta di rimessione del processo ai sensi dell'art. 45 c.p.p., abbia irritualmente provveduto a dichiararne l'inammissibilità, la Corte di cassazione, annullata l'ordinanza impugnata, può decidere direttamente nel merito dell'istanza, in applicazione del principio generale, desumibile dagli art. 620, lett. i, e 621 c.p.p., secondo il quale, nel caso in cui altro giudice abbia pronunciato in materia di sua competenza, la Corte procede all'annullamento senza rinvio e ritiene il giudizio.

Cassazione penale sez. un.  12 maggio 1995 n. 6925  

 

Qualora il giudice, cui sia stata presentata richiesta di rimessione del processo ai sensi dell'art. 45 c.p.p., abbia irritualmente provveduto a dichiararne l'inammissibilità, la Corte di cassazione, annullata l'ordinanza impugnata, può decidere direttamente nel merito dell'istanza, in applicazione del principio generale, desumibile dagli artt. 620 lett. i e 621 c.p.p., secondo il quale nel caso in cui altro giudice abbia pronunciato in materia di sua competenza la Corte procede all'annullamento senza rinvio e ritiene il giudizio.

Cassazione penale sez. un.  12 maggio 1995 n. 6925  

 

Pure nel sistema del nuovo codice, è deducibile il vizio di travisamento del fatto come ipotesi di contrasto tra le argomentazioni del contesto motivazionale e gli atti processuali; il che si verifica quando nella sentenza di merito venga dato per certo un fatto manifestamente escluso dalle risultanze probatorie o quando si nega l'esistenza di elementi pacificamente acquisiti agli atti del processo. Un vizio che si incentra nella distonia tra l'atto e la realtà fenomenica che esso esprime, in modo tale che la motivazione o lo trascende o lo dà per esistente pur non essendo esistente o lo verifica in modo non corrispondente alla storicità del suo essere valutativo. Ed è perciò che il vizio in esame, pur essendo deducibile ai sensi dell'art. 606, lett. e), c.p.p., quando sia confortato dalle emergenze del provvedimento denunciato, consente, per il compiuto accertamento della sua esistenza, l'esame degli atti: in altri termini, la condizione che il vizio della motivazione risulti dal testo del provvedimento impugnato costituisce un limite alla deducibilità del vizio stesso ma non si riflette sui poteri di accertamento del giudice che devono, invece, desumersi dall'oggetto della pronuncia, da emettersi con l'osservanza degli art. 620, 621 e 623 c.p.p., i quali, non solo non escludono ma addirittura richiedono l'esame degli atti.

Cassazione penale sez. VI  18 febbraio 1994



 
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